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Il Punto

Mentre l’Italia si blinda in un crescendo di ansia mal controllata dal governo torniamo a discutere del prezzo giusto delle mascherine contro il coronavirus. C’è chi pensa che lo stato farebbe bene a tenere basso il costo di una protezione essenziale per operatori sanitari, infetti, immunodepressi. Come fosse un farmaco salvavita. Per arginare i grandi danni economici dell’epidemia si fa appello alla Ue perché autorizzi lo sforamento dei parametri fiscali. Rimane che l’Europa non ha quelle funzioni di coordinamento sanitario che sarebbero importanti in questo momento. Intanto vediamo, con grafici e tabelle, le misure anti-contagio adottate finora nei maggiori paesi del mondo.
Quest’anno per le donne un 8 marzo davvero poco festoso, ma almeno pieno di confronti su temi importanti. Uno troppo poco trattato è quello della previdenza delle lavoratrici. Spesso non consapevoli che le loro pensioni saranno inferiori a quelle degli uomini. A causa di salari più bassi, meno anni di lavoro, spesso part time o discontinuo. Fortuna che per le vedove (e per vedovi e orfani, in numero minore) ci sono le pensioni di reversibilità e le indirette. In Italia sono un pezzo rilevante della protezione sociale per 4,4 milioni di persone. In molti casi l’unico argine al rischio di povertà.
Per il lavoratore straniero qualificato, con la Brexit non cambia nulla mentre arrivano vacche magre per chi ha basse qualifiche. Questa è la politica industriale al tempo di Boris Johnson: le imprese che basano il loro business sui bassi salari o si riconvertono o chiudono. Intanto qui da noi negli ultimi dieci anni i lavoratori autonomi sono diminuiti dell’8,5 per cento e i dipendenti cresciuti del 4,4 per cento. Al contrario di chi parlava di declino delle relazioni di lavoro subordinato a favore degli “imprenditori di sé stessi”, professionisti qualificati o fattorini con partita Iva.

Coronavirus, come si comportano gli altri paesi

Di fronte al diffondersi dell’epidemia, l’Italia ha scelto la strada più dura, imponendo misure con riflessi molto pesanti sull’economia. Si tenta così di ridurre in maniera drastica il contagio. Ma cosa fanno gli altri paesi, in Europa e nel mondo?

Il Punto

L’8 Marzo che cade nel mezzo della chiusura delle scuole per arginare l’epidemia del coronavirus mette ancor più in evidenza la difficoltà di conciliare lavoro e famiglia. Senza un cambio culturale e politico le donne che diventano madri continueranno a guadagnare e lavorare meno di quanto potrebbero. I divari di genere – appena illustrati dai dati Eurostat – cominciano già al nido dove, secondo ricerche recenti, i bambini sembrano avvantaggiarsi dell’apprendimento più delle bambine.
La necessità di fronteggiare il Covid-19 riguarda anche i banchieri centrali che – partendo da tassi a zero o poco sopra – devono combattere il calo della domanda causato dall’incertezza. Per sbloccare il sistema è cruciale garantire alle banche la liquidità da indirizzare alle imprese strozzate dall’emergenza. L’epidemia fa anche ripensare al ruolo della sanità privata. Nel nostro sistema sanitario, strutture pubbliche e private accreditate – entrambe oggetto di tagli di budget negli scorsi anni – sono ora chiamate a garantire cure intensive e posti letto per pazienti infettivi. Mostrando che sanno collaborare.
Davanti alla tragedia dei profughi respinti alla frontiera greca, la Ue di Ursula von der Leyen sceglie una realpolitik che di fatto ammaina la bandiera dei diritti umani. E appare al traino delle decisioni del presidente turco Erdogan che usa migliaia di disperati d’ogni età come una minacciosa bomba umana contro l’Europa.
Dopo il super martedì – con primarie in 14 stati – la corsa alla candidatura democratica contro Trump si è ristretta a due: Bernie Sanders e Joe Biden. Il secondo ha recuperato abbondantemente il ritardo accumulato, ma è possibile che alla convention di luglio nessuno arrivi con la maggioranza in tasca.

Sul mercato del lavoro il genere fa ancora la differenza

Nonostante i miglioramenti degli ultimi anni, i divari di genere sul mercato del lavoro continuano a essere pronunciati, specialmente in Italia. In occasione della giornata internazionale delle donne, facciamo il punto sui numeri del lavoro femminile.

Il Punto

Dopo un’iniziale noncuranza, le borse si sono accorte che il coronavirus potrebbe diventare una pandemia, cioè un’epidemia che riguarda tutti. Così è nata la settimana di mercato peggiore dal 2008, con venti di recessione alimentati dall’incertezza sul futuro e dal rischio di interruzioni produttive. Proprio la tenaglia tra consumi rinviati e stop alla globalizzazione della produzione è una particolarità della crisi in corso rispetto ad altri episodi del passato. Insieme alla sua caratteristica di globalità che chiama in causa risposte – sanitarie e finanziarie – che necessariamente devono andare oltre i confini nazionali. Perché la prevenzione del contagio è un esempio di bene pubblico globale – l’azione di un paese che giova al singolo cittadino, alla comunità, agli altri stati. Servirebbe un protocollo mondiale sulla prevenzione e un fondo internazionale di supporto a chi adotta provvedimenti.
La diffusione della contrattazione collettiva nazionale nel nostro paese garantisce omogeneità dei salari sul territorio. Mentre il costo della vita è ben diverso da luogo a luogo e può crescere fino al 40 per cento nelle città rispetto alle campagne. Ma di come allineare salari e produttività a livello locale non si può quasi parlare.
Risparmiare energia determina vari effetti positivi. Si può promuovere con meccanismi di mercato come i “certificati bianchi” che permettono efficienza a costi ridotti. E che vanno salvaguardati, riformandoli.

Il Punto

Manca il coordinamento nelle azioni di contrasto al coronavirus. Non solo tra stati in Europa ma anche tra regioni e governo centrale in Italia. Il risultato è quello di aumentare la confusione tra le persone. Che sarebbero rassicurate dalla definizione centrale di affidabili protocolli nazionali e locali. Nelle località colpite dall’epidemia si afferma lo smart working, il lavoro da casa. Che avviene secondo un quadro di regole appesantito da requisiti burocratici ora appropriatamente sospesi. In attesa di essere rivisti definitivamente.
I rifiuti sono tali ovunque e vanno gestiti, ma ogni regione fa a modo suo. Anche perché – solo da noi – si distingue tra gli “urbani” (da smaltire localmente) e gli “speciali”, cedibili a prezzi di mercato. Con una convenienza economica a trasformare gli urbani in speciali.
La Germania era, con l’Italia, uno dei paesi Ue con la popolazione più anziana. Negli ultimi anni però ha cambiato passo cominciando a crescere demograficamente con l’afflusso di immigrati (ora quasi 12 su 100 residenti), anche attratti dall’efficiente welfare tedesco. È un modello da imitare?

Il Punto

L’Italia ha raggiunto il terzo posto sul poco invidiato podio dei paesi al mondo con il maggior numero di contagi da coronavirus. Tra i settori più colpiti quelli della filiera del turismo: viaggi, hotel e ristoranti, moda e abbigliamento. Nella crisi spuntano però anche alcuni vincenti come i produttori di mascherine e disinfettanti, i cui prezzi stanno lievitando rapidamente per il boom di richieste. È sbagliato che beni di prima necessità vadano a chi paga di più. Ma l’alternativa di tenere prezzi bassi non sarebbe priva di costi.
Mentre si è riaperta la partita delle aggregazioni bancarie, gli istituti di credito continuano il processo per modernizzare le tecniche di valutazione degli immobili e dei relativi rischi, di gran peso tra i loro asset. Tecniche che devono anche tener conto dell’impatto ambientale e delle caratteristiche “green” dei fabbricati.
Favorire la mobilità tra atenei entro i confini nazionali con una sorta di Erasmus Nord-Sud è un’idea che – se realizzata bene e con incentivi giusti – potrebbe smuovere il mondo universitario del Mezzogiorno, spesso relegato ai margini. E diventare una delle armi contro le diseguaglianze territoriali. Le differenze immeritate tra università pubbliche italiane rischiano di rimanere anche con il passaggio dai costi storici ai costi standard nel metodo di distribuzione delle risorse attraverso il Fondo di finanziamento ordinario (Ffo). Meglio sarebbe un sistema che premi gli atenei virtuosi.
La piccola dimensione delle imprese italiane rispetto a quelle del resto della Ue spiega per un quarto la nostra minore produttività. Ci vogliono programmi come Industria 4.0 per farle crescere e recuperare efficienza. Mentre può essere dannosa la continua proroga dei regimi di favore per le micro-imprese.

Il Punto

Con l’offerta di acquisto di Ubi banca, Intesa Sanpaolo vuole scongiurare che da altre aggregazioni venga fuori un nuovo concorrente, evitare di essere chiamata a mettersi insieme con Mps e, persino, incassare denaro anziché sborsarlo. Ma – come si è già visto – i soci storici di Ubi non lasceranno smontare la loro banca senza colpo ferire.
Di prescrizione non se ne può più. Ma se bloccarla servisse davvero a ridurre i tempi della giustizia, è bene sapere che la riforma Bonafede e il lodo Conte sarebbero poco efficaci. Perché i dati mostrano che oltre la metà delle prescrizioni matura durante le indagini preliminari, cioè prima del processo.
Bisogna voltare pagina rispetto al decreto “sicurezza” voluto un anno fa da Salvini perché ha creato circa 100 mila irregolari in più. In Parlamento c’è una proposta di legge per cambiare le regole dell’immigrazione in Italia e una possibile regolarizzazione per rimettere ordine tra gli stranieri senza permesso di soggiorno. Con vantaggi per “loro” e per “noi”, dal punto di vista sia sociale sia economico.
Per l’acquisto di beni e servizi la pubblica amministrazione spende almeno 150 miliardi all’anno. Una montagna di soldi che, se gestita in modo intelligente e coordinato, può stimolare innovazione e crescita economica. Intanto, a causa della Brexit, la Ue deve rivedere le previsioni di entrate e spese dal 2021 al 2027 tenendo conto dell’uscita di uno dei maggiori stati membri.

Pesa l’eredità di Salvini sull’accoglienza degli stranieri

Un report di OpenPolis mostra che il sistema di accoglienza italiano tra il 2017 e il 2018 si stava trasformando in un modello diffuso gestito principalmente da centri di accoglienza piccoli e medi. Con il decreto “sicurezza” questa tendenza ha subito una battuta di arresto e oggi si privilegiano i grandi centri gestiti da grandi organizzazioni.

Effetto Brexit nel bilancio Ue

Il Consiglio europeo straordinario si è riunito giovedì 20 febbraio 2020 per discutere il Multiannual financial framework 2021-2027 dell’Unione Europea, a cui i futuri bilanci europei dovranno fare riferimento. Il dibattito si preannuncia ostico, tra l’addio del Regno Unito, la pressione per destinare più risorse alla sostenibilità ambientale e l’eterna tensione tra contribuenti e beneficiari netti.

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