Gestire i flussi in entrata di lavoratori stranieri non basta. Si devono creare le condizioni per permettergli di diventare cittadini economicamente e socialmente integrati. Dalla casa alla cittadinanza, i nodi da sciogliere sono ancora tanti.
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Il confronto con la Spagna sulla regolarizzazione dei migranti mostra i limiti della politica migratoria italiana, con canali di ingresso poco funzionali che condannano chi arriva all’irregolarità. E rendono ciclicamente necessarie le sanatorie.
Il decimo Rapporto sull’integrazione degli immigrati in Europa mostra cosa è cambiato dal 2015 al 2024. I migranti sono più istruiti e lavorano di più in termini assoluti, ma i divari con i nativi non si chiudono, con differenze significative tra paesi.
I dati mostrano che gli immigrati di seconda generazione tendono a essere più giovani e meno istruiti rispetto alle prime generazioni e ai figli di genitori nativi. È un elemento che spiega perché svolgano lavori peggiori, ma non perché siano meno occupati.
L’offerta congrua per il sostegno al reddito e le regole per l’ingresso dei lavoratori extracomunitari dimostrano la difficoltà a cogliere le logiche reali del mercato del lavoro. Altre soluzioni, come i contratti di somministrazione, si rivelano più adeguate.
Continua a crescere in Italia il numero degli imprenditori immigrati. Il fenomeno può avere effetti positivi e portare benefici a tutto il sistema economico. Vanno però ben gestite alcune problematiche, come il rischio di “sostituzione al ribasso”.
Il prossimo decreto flussi rischia di avere troppi obiettivi: garantire manodopera alle imprese, mettere pressione sui paesi di origine e aumentare i controlli sul reddito di cittadinanza. Potrebbe così finire per causare intoppi e ritardi.
La propaganda dei partiti anti-immigrazione genera un clima di sfiducia generale nei confronti degli immigrati, che contribuisce allo sviluppo di un “effetto inospitalità”. Si è rafforzato dal 2014 e incide sulle scelte di residenza degli stranieri.
Diminuite poco anche nel periodo più critico della pandemia, quest’anno le rimesse degli immigrati verso il paese di origine dovrebbero tornare a crescere. Sono somme che andrebbero canalizzate verso programmi di sviluppo, gestiti dalle diaspore.
Quanto accaduto a Voghera a luglio è emblematico di come si affronta la questione della marginalità, non solo fra gli immigrati. Le risposte a una domanda di sicurezza ingigantita portano a chiedersi quale sia la nostra concezione dei diritti umani.