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Cosa deve fare l’Italia con l’energia per smettere di pagare il conto di guerre lontane

Lavoce in mezz’ora è il format di divulgazione de lavoce.info: due volte al mese, mezz’ora di conversazione con esperti per approfondire i temi centrali del dibattito economico e politico. In questa puntata abbiamo invitato Marzio Galeotti, professore di Economia politica presso l’Università degli Studi di Milano e redattore de lavoce.info.

Negli ultimi anni il mondo ha affrontato due grandi crisi energetiche in rapida successione. Dopo quella causata dalla guerra in Ucraina, oggi nuove tensioni internazionali e il blocco navale lungo lo stretto di Hormuz, nel Golfo Persico, hanno sottratto all’economia globale circa un quinto del petrolio e del gas naturale scambiati a livello mondiale. In termini di quantità sottratta al mercato, questa crisi rischia di essere la più grave mai registrata.

Per un paese come l’Italia, che importa quasi tutta l’energia di cui ha bisogno, questa dipendenza dall’estero rappresenta una vulnerabilità strutturale. Le crisi energetiche non si limitano a far aumentare i prezzi: incidono direttamente sul costo delle bollette, sui carburanti, sulla competitività delle imprese e sulla stabilità del sistema economico.

La crisi seguita alla guerra in Ucraina aveva già evidenziato questi rischi e aperto un dibattito sulle strategie necessarie per rafforzare la sicurezza energetica del paese. Tuttavia, resta aperta la domanda su quanto sia stato effettivamente fatto negli ultimi anni e se strumenti come il PNRR siano stati utilizzati in modo efficace per modernizzare il sistema energetico. Capire quali politiche possano ridurre la dipendenza dall’estero — dal ruolo delle energie rinnovabili al possibile contributo del nucleare, fino alla semplificazione delle procedure burocratiche — è oggi fondamentale per affrontare le crisi future e rafforzare la resilienza del sistema energetico italiano.

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Razzi e piume alla pompa

I prezzi dei carburanti seguono il petrolio quando sale e lo ignorano quando scende: la regola è stata rispettata anche in questa crisi. Perché le quotazioni alla pompa dipendono anche da altri fattori, come accise e numero di stazioni concorrenti vicine.

Come garantirsi la sicurezza energetica

Per non farci sorprendere dalla prossima inevitabile crisi energetica, è necessaria una pianificazione decisa e coerente che riduca progressivamente la nostra dipendenza dall’estero e dalle fonti fossili. Senza scartare a priori nessuna soluzione.

Quando domina l’incertezza

Difficile fare previsioni sulle conseguenze della nuova crisi energetica. Perché incerta è la sua durata e incerte le ripercussioni sul sistema macroeconomico. Il problema è che l’Italia resta tuttora dipendente dall’estero per gli approvvigionamenti.

Le accise mobili, un punto di partenza

L’attivazione delle accise mobili è oggi dovuta e urgente. Si dovrebbe però pensare a una riforma organica della fiscalità energetica, per correggere la regressività distributiva e per renderla coerente con gli obiettivi europei di transizione ecologica.

Petrolio e povertà: il paradosso del Venezuela

Il Venezuela dimostra che l’abbondanza di petrolio non garantisce automaticamente crescita e stabilità. Anzi, la crisi della compagnia petrolifera statale evidenzia i limiti strutturali dei modelli di sviluppo basati sulla rendita delle risorse naturali.

Clima: perché le Cop non bastano più

I rapporti pubblicati in occasione della Cop30 indicano un calo della proiezione di crescita della temperatura, ma l’obiettivo di +1,5°C appare lontano. Le azioni per ridurre le emissioni rallentano e andrebbero favoriti accordi tra i principali emettitori.

Clima con vista su Belém

Con un’Europa titubante, un’America nel migliore dei casi assente e una Cina assertiva, è difficile aspettarsi risultati storici dalla Cop30 che si apre a fine mese in Brasile. Molte discussioni ruoteranno probabilmente proprio attorno al ruolo di Pechino.

Alla Cop29 un insuccesso annunciato

Il risultato più importante della Cop29 di Baku è aver evitato il fallimento grazie a un accordo al ribasso sulla finanza climatica. Si è affievolita la spinta verso il raggiungimento dell’obiettivo delle emissioni zero. Anche la Ue non è più un faro.

Un brutto clima dopo la rielezione di Trump

Il ritorno di Trump è una pessima notizia per il clima. Il presidente eletto ha promesso di revocare molte norme ambientali dell’amministrazione Biden. Mentre riprenderà le trivellazioni e favorirà la produzione e l’export di combustibili fossili.

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