La prassi Uni 125/2022 che definisce le linee guida sul sistema di gestione per la parità di genere nelle imprese è stata approvata quattro anni fa. I risultati ottenuti fin qui sono legati agli incentivi, non a un vero cambiamento culturale.
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Sono pochissime le strade e le piazze dei nostri comuni intitolate a donne, soprattutto se non si considerano sante e beate. Ma la toponomastica urbana riflette la memoria collettiva e contribuisce a trasmettere valori culturali alle generazioni future.
Rafforzare l’insegnamento della matematica e combattere gli stereotipi sulle discipline Stem: sono le priorità per ridurre il divario di genere nelle competenze numeriche. Bisogna puntare anche sulla formazione continua e su migliori opportunità di lavoro.
Numeri e statistiche dicono che le disuguaglianze di genere restano ampie. E i cittadini che percezione ne hanno? Per molti è un problema “serio”. Ma uomini e donne ne valutano la gravità in modo diverso. Come favorire un autentico cambiamento culturale.
L’indice di parità domestica rende evidenti le disuguaglianze nella suddivisione del lavoro domestico e di cura all’interno della coppia e della famiglia. Costruito con un metodo inclusivo, è uno strumento di sostegno attivo verso un maggior riequilibrio.
La causa principale delle disparità di genere nel mercato del lavoro è avere figli. Il primo passo per superare i condizionamenti culturali è una riforma ispirata alla genitorialità condivisa. Che però ha bisogno di una diversa organizzazione del lavoro.
L’Italia fa passi indietro nella parità di genere. Secondo i dati del Global Gender Gap Report 2024 complessivamente la forbice tra donne e uomini è da noi del 30 per cento. E se procediamo così serviranno trenta generazioni per colmare le differenze.
Sono vari i contesti professionali e organizzativi del lavoro da remoto, non tutti di qualità. E differenti sono le valutazioni che donne e uomini danno dell’esperienza, soprattutto per quanto riguarda il desiderio di proseguirla o meno in futuro.
Il nuovo Codice degli appalti “cancella” la certificazione della parità di genere. Ma se le politiche non sono più vincolanti o premianti, le adotterà un numero minore di aziende. Mettendo a rischio anche il raggiungimento degli obiettivi del Pnrr.