Ogni anno le amministrazioni pubbliche approvano bilanci composti da migliaia di voci. Sono archivi dettagliati delle scelte pubbliche. E con l’aiuto dell’IA possono permettere di costruire nuove misure utili per la ricerca e per le decisioni pubbliche.
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L’indipendenza delle autorità di regolazione è cruciale per l’efficacia e l’imparzialità della pubblica amministrazione. Spetta alla politica disegnarne i principi, così da evitare che controllore e controllato siano o appaiano troppo legati fra loro.
Nei centri per l’impiego, così come in tutto l’ambito della pubblica amministrazione, si continuano a erogare servizi ormai diventati “vecchi” e poco efficaci, per obbligo normativo. Andrebbe invece adottato modello basato su responsabilità per risultati.
Un’efficace politica di gestione dell’età dei lavoratori può migliorare la produttività, ridurre l’assenteismo e favorire il benessere dei dipendenti. È un approccio necessario dato l’invecchiamento dei lavoratori. Così la Pa l’ha inserito nel nuovo Ccnl.
La formazione obbligatoria rappresenta una chiave strategica per modernizzare il settore pubblico. È però necessaria una più forte integrazione tra obiettivi formativi, responsabilità dei dirigenti e monitoraggio dei risultati. Come avviene nel Regno Unito.
Le valutazioni sull’operato dei dipendenti pubblici e sulle loro competenze sono sostanzialmente neutralizzate dagli accordi fra la Pa e i sindacati, con un ruolo quasi esclusivo dell’anzianità di servizio. Il caso del ministero dell’Interno.
Da anni la pubblica amministrazione cerca di diventare più semplice e più efficace, anche attraverso la digitalizzazione. La prima concreta sperimentazione delle sue potenzialità è nel settore degli appalti. Le sperimentazioni della provincia di Trento.
Come in altri settori, anche nel pubblico impiego aumentano le difficoltà a trovare personale per soddisfare una domanda di lavoro in crescita a causa dei tanti pensionamenti e della necessità di gestire le risorse del Pnrr e della politica di coesione.
I dipendenti pubblici italiani sono quelli con la maggiore anzianità di servizio tra i grandi paesi europei, un fenomeno dovuto alla bassa mobilità. Le rotazioni di personale andrebbero pensate anche come uno strumento di sviluppo delle carriere.
Un pesante fardello di oneri e adempimenti burocratici obbliga i cittadini e le imprese a sostenere ingenti costi per gestire i rapporti con la Pa, stimati fino a 150 miliardi. Tutto ciò ha effetti negativi sul sistema produttivo e sul welfare.