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Il Punto

Calano da cinque anni il numero delle scuole paritarie e gli studenti che le frequentano (5 per cento del totale). Forse perché le famiglie si sono accorte che non c’è più una grande differenza con gli istituti pubblici. Sia per chi vuole buona qualità sia per chi cerca (soprattutto nell’istruzione tecnica) il diploma a ogni costo.
In una campagna elettorale fatta di promesse generose (e anche di un “lapsus” sulla “razza bianca”) molti pensano a cancellare l’aumento automatico dell’età pensionabile a seguito dall’allungamento dell’aspettativa di vita. Un principio che – con eccezioni per i lavori usuranti – tutela la sostenibilità del sistema previdenziale. Si torna a parlare anche di salario minimo (è una proposta del Pd). Proviamo a rispondere a un po’ di domande. Come fissarne l’importo? Alternativo o complementare alla contrattazione collettiva? Diverso per aree geografiche? C’è il rischio che le imprese ne approfittino scorrettamente? Sempre in tema di lavoro si potrebbe semplificare la giungla degli incentivi all’occupazione, destinati a giovani, apprendisti, disoccupati, cassintegrati, giovani genitori, lavoratori che sostituiscono genitori in congedo, donne, disabili, detenuti. Tanti interventi, spesso sotto-utilizzati e per nulla valutati nella loro efficacia.
Quasi dieci anni dopo l’inizio della Grande crisi, la redditività delle nostre Pmi non è ancora tornata come prima ma la ripresa in tutti i settori fa ben sperare. Grazie anche alla politica della Bce che ha abbattuto il costo medio dell’indebitamento al 3,8 per cento. Un’altra spinta in arrivo dal piano Industria 4.0.
Alitalia ristrutturata o da ristrutturare prima di cederla a Lufthansa? I tedeschi vorrebbero la prima soluzione ma il governo italiano ha scelto la vendita rapida dell’azienda lasciando al compratore l’onere di interventi pesanti. Un’impasse difficile da superare prima delle elezioni politiche.

Chi ha paura del salario minimo?*

Con la campagna elettorale si torna a parlare di salario minimo. Vale la pena allora discutere alcune obiezioni che vengono spesso sollevate contro la misura. Dal rischio di cancellare la contrattazione collettiva al livello ideale al quale fissarlo.

A volte ritornano: i falsi co.co.co*

Il Jobs act ha abrogato la disciplina delle collaborazioni coordinate e continuative introdotta dalla riforma Fornero. Con un risultato paradossale: si riapre la strada alle forme di falso lavoro autonomo che la norma del 2012 aveva contrastato. La questione del salario minimo stabilito per legge.

Gli imprevisti che certificano la fragilità economica

Il 27 per cento degli intervistati dell’indagine Isfol-Plus ha difficoltà ad affrontare una spesa improvvisa di 300 euro. Ma la fragilità non è solo economica. È accompagnata da altri elementi di disagio, come cattiva salute o servizi locali scadenti. E richiede un’azione di sostegno complessiva.

Il Punto

Montagne russe sui mercati finanziari di tutto il mondo, con un’alternanza di giornate nere e rimbalzi. Stavolta l’origine è in Cina, dove i dirigenti di Pechino stanno sperimentando l’introduzione di strumenti di libero mercato nella loro economia. Il tutto accompagnato dal tradizionale dirigismo del regime.
Con un eccesso retorico Barack Obama definisce le sue misure contro il cambiamento climatico come il passo più importante mai compiuto dagli Usa in questa direzione. In realtà si vuole ridurre l’energia generata dal carbone, assecondando cambiamenti già indotti dalla crisi e dalla tecnologia. Bene, comunque, questo piano in vista della prossima conferenza sul clima di Parigi.
Se i voti all’esame di maturità sono stati molto migliori nelle scuole del Sud rispetto a quelle del Centro-Nord, vuol dire che gli studenti delle prime sono più preparati e gli altri più somari? Di sicuro, incrociando i dati con quelli dei test Invalsi e Pisa, saltano fuori rilevanti differenze nel metro di giudizio.
In Italia serve introdurre il salario minimo legale. Ma facciamo che la fissazione del suo livello sia sottratta agli umori della politica. Meglio che il compito sia affidato a una commissione indipendente che tenga conto di vari elementi: dall’effetto disincentivo sulle assunzioni alla sua decurtazione causa tasse e contributi. Comunque utile guardare alla Germania, dove il salario minimo di 8,50 euro all’ora è stato introdotto otto mesi fa. Tra gli effetti certi – sinora – il crollo del numero dei mini-job, i contratti precari tedeschi.
Le politiche del lavoro dei paesi europei nell’ultimo ventennio hanno aumentato la flessibilità sperando che crescesse l’occupazione. Ma ciò non è avvenuto perché la deregulation ha toccato solo qualche settore del mercato del lavoro. Lasciando alcuni super-garantiti e altri nel far west della precarietà.
Un commento di Marcello Esposito a “Droghe leggere: la legalizzazione è un buon affare” di Piero David e Ferdinando Ofria. E la risposta degli autori.
Convegno de lavoce.info
Il convegno annuale riservato agli amici de lavoce avrà come titolo “La politica economica ai tempi della crisi”. Si terrà la mattina di mercoledì 30 settembre – con inizio alle ore 9 – all’Università Cattolica di Milano. SAVE THE DATE, dunque, vi aspettiamo!

Regole per un salario minimo efficace

L’esperienza di altri paesi suggerisce che un salario minimo definito a livello adeguato e, soprattutto, differenziato per età e aggiornato spesso può essere uno strumento utile per combattere il rischio povertà. Ma da solo non basta.

La paga in Germania? Almeno 8,50 euro all’ora

All’inizio del 2015 la Germania ha introdotto un salario minimo. Non mancano i problemi, legati al livello della paga e agli effetti sull’occupazione. Per noi italiani è comunque un esempio utile da studiare se si vuole adottare un minimo salariale senza aggravare le situazioni già difficili.

Salario minimo: la difficile scelta del livello

Il salario minimo è diventato un tema caldo in giro per il mondo. Quale potrebbe essere un livello adatto per l’Italia? Per fissarlo è necessario che sia in proporzione alla produttività ed ai salari prevalenti nelle varie realtà territoriali.

Perché abbiamo bisogno di un salario minimo

Era stato previsto nel Jobs Act, ma è stato escluso dai decreti attuativi. Eppure un salario minimo può essere uno strumento efficace nel contrastare l’aumento della povertà nel nostro paese. Fondamentale però che tenga conto del tessuto industriale e sia proporzionato alla produttività nazionale.

La lotta per il salario minimo negli Usa

Mercoledi 15 aprile, In quasi 200 città degli Stati Uniti migliaia di lavoratori “a basso salario”, o  low-wage workers, hanno scioperato, durante una giornata di protesta nazionale nell’ambito della campagna #fightfor15. “Fifteen” sta per i 15 dollari all’ora che i lavoratori chiedono come salario minimo, un aumento stellare rispetto all’attuale salario minimo federale di 7,25 dollari, in realtà superato, in genere di poco, in quasi tutti gli stati.

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