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Una sanità territoriale per evitare nuove disuguaglianze

La riforma della sanità territoriale è tanto più urgente alla luce del contenzioso sul pagamento delle rette Rsa di pazienti gravemente non autosufficienti. Il rischio è creare un sistema diverso per ogni regione o comune. Quindi profondamente diseguale.

Lo stato di salute della sanità italiana

Lavoce in mezz’ora è il format di divulgazione de lavoce.info: due volte al mese, mezz’ora di conversazione con esperti per approfondire i temi centrali del dibattito economico e sociale. In questa puntata abbiamo invitato Nerina Dirindin, professoressa ed economista esperta di welfare e politiche sanitarie.

Da anni la sanità italiana occupa stabilmente il dibattito pubblico. Le cronache raccontano con continuità di liste d’attesa sempre più lunghe, pronto soccorso sovraffollati, carenza di medici e infermieri, difficoltà nel garantire servizi territoriali adeguati e forti differenze tra regioni. Problemi che non riguardano soltanto l’organizzazione del sistema sanitario, ma che incidono direttamente sulla qualità della vita e sull’accesso effettivo alle cure.

Accanto alle criticità, non mancano esempi di eccellenza ospedaliera e professionale che continuano a rendere il Servizio sanitario nazionale un punto di riferimento importante. Tuttavia, nella percezione quotidiana di molti cittadini, sono soprattutto le difficoltà ad emergere con forza, perché tangibili nell’esperienza concreta di chi cerca una visita specialistica, un posto letto o un’assistenza tempestiva.

Dietro questa emergenza permanente si nasconde però una questione più profonda e strutturale: la sostenibilità del modello universalistico su cui si fonda la sanità pubblica italiana. Comprendere se l’attuale crisi sia il risultato di un inevitabile cambiamento oppure l’effetto di precise scelte politiche e di finanziamento è fondamentale per capire quale direzione stia prendendo il nostro welfare.

Nel corso della puntata discutiamo del ruolo della spesa sanitaria pubblica, delle difficoltà legate al personale sanitario, delle disuguaglianze territoriali nell’accesso alle cure e del crescente ricorso alla sanità privata. Analizziamo anche quali possibili riforme potrebbero rafforzare il sistema pubblico e quali rischi comporterebbe un progressivo indebolimento del diritto universale alla salute.

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Dal federalismo asimmetrico all’autonomia indifferenziata per blocchi di regioni

Il governo ha approvato gli schemi di intesa preliminare per attribuire maggiore autonomia a quattro regioni del Nord. Preoccupano, in particolare, i possibili effetti sui principi di universalità e uguaglianza alla base del sistema sanitario.

Assicurazioni sanitarie private: è arrivato il momento di discuterne

Poco meno di un terzo degli italiani ha sottoscritto una assicurazione sanitaria privata. Sono i più ricchi, i più istruiti, in genere vivono al Nord e hanno meno di 70 anni. È un segnale preoccupante per il futuro del sistema sanitario universalistico.

Liste d’attesa della sanità: evitare soluzioni paradossali

Le liste d’attesa sono il risultato delle risorse limitate del sistema sanitario. I pochi fondi a disposizione vanno certo utilizzati bene. Ma alcuni interventi delle regioni finiscono per danneggiare le strutture più efficienti e di qualità.

Il diritto dei no-vax contro il diritto di tutti

Il diritto a scegliere invocato dai no-vax ha un prezzo. Compromette il diritto di tutti ad avere un sistema sanitario funzionante. Soprattutto, rischia di riaprire la crisi delle terapie intensive, quelle che fanno la differenza tra vivere e morire.

Il Punto

Il Festival dell’Economia di Trento, che è iniziato giovedì 3 giugno e proseguirà fino a domenica 6, quest’anno si occupa del ritorno dello stato: più di 60 incontri per interrogarsi sul futuro del settore pubblico all’indomani della pandemia. Perché, come ha sottolineato il governatore di Bankitalia Ignazio Visco nelle sue considerazioni finali, non c’è bisogno di più stato ma di uno stato migliore. Oltre che di una capacità fiscale comune europea.
Diversi gli eventi organizzati da lavoce.info, in particolare cinque forum su welfare, salute, mobilità sostenibile, infrastrutture digitali e stato imprenditore. Uno stato che, al picco della crisi pandemica, è sempre più spesso arbitro e giocatore sul mercato e nella vita delle imprese. Via via che l’emergenza rientrerà, il suo ruolo dovrà essere ripensato. Così come dovrà essere ripensato il modello di stato sociale, chiamato a rispondere a nuove esigenze, nell’ambito di un’economia e di una società molto diverse rispetto a 70 anni fa. Serve una rete di protezione in grado di far fronte alle nuove povertà, con interventi rapidi e il più possibile universali. Evitando di dividere la società tra chi riceve i trasferimenti e chi li finanzia. A necessitare di una profonda riorganizzazione sono anche i nostri sistemi sanitari. Che, oltre a farsi trovare pronti in caso di nuove pandemie, avranno di fronte la sfida dell’aumento dei malati cronici. Dalla salute al lavoro, dagli investimenti all’intrattenimento, Internet è ormai la nostra quarta utility dopo acqua, luce e gas: ecco perché servono infrastrutture digitali efficienti (e governance adeguate). Come ridurre corruzione e inefficienze nel settore pubblico? Può sembrare paradossale ma – come dimostra uno studio – a volte la soluzione può risiedere in una minore, e non maggiore, supervisione.
Tra soluzioni-tampone e modelli di accoglienza diffusa rimasti spesso lettera morta, le politiche italiane in tema di asilo restano inefficaci e frammentarie. Servono ora più che mai risposte comuni a livello europeo.

Proprio il tema della gestione dei flussi migratori è stato al centro dell’ultima puntata della terza stagione de lavoce in capitolo, il podcast de lavoce.info: ospiti Tommaso Frattini, Mariapia Mendola e Chiara Tronchin. Potete recuperare questa e le altre stagioni sul nostro sito o su tutte le app di podcast.

Spesso un grafico vale più di tante parole: seguite la nostra rubrica “La parola ai grafici”.

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Pazienti in fuga dalle regioni dei piani di rientro

L’attuazione dei piani di rientro dai deficit sanitari in alcune regioni ha avuto effetti positivi dal punto di vista finanziario. Ma potrebbe aver acuito le diseguaglianze nell’accesso alle cure. I risultati di una analisi sugli spostamenti tra regioni.

Pandemia atto secondo

Il Covid-19 ha messo in chiaro le debolezze del sistema sanitario. Ma ha anche indicato la via per superarle: prevenzione, territorializzazione dei servizi, reti cliniche e digitalizzazione della sanità. Serve il coraggio di guardare oltre la pandemia.

Spendere nella sanità, ma con saggezza

Il deficit della sanità italiana si è molto ridotto in un decennio di difficoltà finanziarie. Ora arriverà una montagna di soldi. Che però andrà spesa pensando al finanziamento del nostro Ssn non solo nell’immediato, ma anche nel futuro.

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