L’industria italiana è spesso data per morta. Non è così. Ci sono casi di successo e di insuccesso in differenti settori. E gli esiti variano anche tra le aziende all’interno dei vari settori. Uno di quelli che non se la passa bene è il trasporto aereo. Nel quale proprio in questi giorni è emerso il fallimento dell’avventura imprenditoriale di Air Italy, la compagnia che ha volato meno di due anni. E che fa il paio con Alitalia, società tenuta in vita con l’iniezione periodica di soldi pubblici garantiti da governi di ogni colore.
Nel Piano Sud del governo emerge una visione dei problemi del Mezzogiorno fondata sull’idea che per risolvere tutto basti velocizzare la capacità di spesa delle risorse pubbliche. E che ignora i successi di alcune imprese private che potrebbero essere replicati.
Si basa su una progressività solo apparente la tassazione Irpef. In realtà, per le famiglie, il prelievo fiscale sale rapidamente fino a 100 mila euro di reddito e poi precipita. Per lo più colpendo i redditi da lavoro e premiando le rendite. Tutto il contrario di quanto si fa in paesi come Francia e Regno Unito.
Parlare bene in pubblico aiuta a scuola, nel lavoro e nei rapporti sociali. A beneficiarne sono però più gli uomini che le donne – più spesso riluttanti a esprimersi, a meno che non abbiano madri che lavorano. Un chiaro segno del peso degli stereotipi sul ruolo femminile.
Democratici sempre più a sinistra e repubblicani sempre più conservatori: la politica Usa negli ultimi 30 anni si è polarizzata, causando momenti di blocco della vita istituzionale. Frequente, per esempio, la mancata approvazione del budget e lo “shutdown” del governo, con uffici pubblici chiusi e dipendenti senza stipendio.
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Dagli anni Novanta, la società americana vive una forte polarizzazione delle posizioni politiche degli elettori e dei loro rappresentanti. Ciò ha progressivamente portato allo stallo del governo. E potrebbe determinare la lacerazione del tessuto sociale.
Stati Uniti e Cina hanno firmato un accordo che mette fine alla guerra commerciale. Per l’amministrazione americana è un indubbio successo. Senza una riforma del Wto, però, per il sistema multilaterale degli scambi potrebbe rivelarsi una vittoria di Pirro.
Gli Stati Uniti hanno deciso di imporre nuove sanzioni all’Iran, che si sommano a quelle già introdotte nel 2018. Teheran è riuscita a resistere ai provvedimenti del passato, ma non è scontato che possa farlo ancora a lungo.
Alla guida della Fed negli anni Ottanta, Paul Volcker ha sconfitto l’inflazione. Il suo pensiero e azione erano infatti retti dalla ricerca del bene comune. Proprio quei valori che oggi la politica, non solo americana, mette sempre più in discussione.
Un accordo per chiudere la guerra commerciale tra Usa e Cina è sempre più lontano. Non solo gli americani non hanno alcun interesse a concluderlo, ma forse oggi non ci sono neanche le condizioni per ipotizzarlo. Il rischio è che il conflitto si allarghi.
Il presidente Usa non cerca una soluzione alle questioni poste dalle migrazioni attraverso misure pragmatiche e ragionevoli. Vuole solo tenere alta la tensione, per ottenere la conferma nel 2020. A farne le spese sono però valori finora condivisi.
Washington ha stilato una lista di prodotti ben selezionati da sottoporre ai dazi autorizzati dal Wto. L’agroalimentare made in Italy ne esce molto penalizzato. Ma il nostro paese, che non partecipa al consorzio Airbus, difficilmente potrà rispondere.
La politica commerciale aggressiva degli Stati Uniti potrebbe far avvicinare Europa e Cina. Ma allo stesso tempo mette in luce la necessità di riaprire la discussione in sede Wto sul tema della concorrenza e con meno ipocrisie rispetto al passato.
Al G20 di Buenos Aires Usa e Cina hanno raggiunto un’intesa di massima per fermare l’escalation della guerra commerciale. È un accordo positivo nella forma e nella sostanza. Ma occorre proseguire e ridare un ruolo centrale alle istituzioni multilaterali.