DOMENICA 12 APRILE 2026

Lavoce.info

ALUNNI STRANIERI IN QUOTA

Il ministero dell’Istruzione ha stabilito che il numero di alunni stranieri per classe non dovrà superare il tetto del 30 per cento. Vanno comunque esclusi dal computo i ragazzi che non hanno cittadinanza italiana, ma sono nati in Italia. Un provvedimento anche condivisibile, ma che segue la solita logica dell’annuncio perché la sua applicazione sembra piuttosto complicata. Non sarebbe meglio allora accrescere il numero di insegnanti nelle scuole in difficoltà invece di spendere risorse per trasportare avanti e indietro gli studenti?

LA RISPOSTA AI COMMENTI

Ringrazio dei commenti, anche dissenzienti, che mostrano quanto il tema sia sentito.
Osservo in generale che il tema dellÂ’immigrazione mette in moto emozioni e sentimenti, che poi cercano delle conferme razionali in dati che spesso sono parziali, interpretati male o decisamente sbagliati.
C’è per esempio chi sostiene che gli altri paesi sono più restrittivi di noi sulla cittadinanza. Qui i dati sono oggettivi: l’Italia, insieme alla Grecia, ha la legislazione più restrittiva dell’Unione Europea, ma la Grecia la sta modificando nel senso dell’apertura. In Francia, Regno Unito, Olanda, come negli USA, bastano cinque anni di residenza. La Germania ha riformato nel ’99 in senso liberalizzante. E’ vero che si tende a dare più importanza all’accertamento di conoscenze linguistiche e di cultura civica (cosa su cui sono d’accordo), ma una democrazia non può discriminare né su basi religiose, né per altri motivi di opinione. E avere una popolazione numerosa di non cittadini che risiedono stabilmente, lavorano e pagano le tasse, è dannoso per il funzionamento della democrazia stessa. Sono queste chiusure che preparano un futuro di tensioni e di conflitto. Gli immigrati tenuti ai margini e sfruttati, non ricevono certo un incoraggiamento  a integrarsi lealmente nella nostra società. Un giorno potrebbero ribellarsi, come a Rosarno.
Citerei in proposito  il card. Martini: “E’ difficile sentirsi figli nella casa dei doveri se si è orfani nella casa dei diritti”.
Se paesi come  la Francia e la Gran Bretagna oggi hanno apparentemente una popolazione immigrata non molto superiore alla nostra, è perché molti stranieri sono transitati nella categoria dei cittadini a pieno titolo. In altri casi, come in Germania, si ricorre molto al lavoro stagionale, che non rientra nelle statistiche sull’immigrazione. Anche il Giappone ha numerosi immigrati, ma fatica ad ammetterlo e ad aprire le porte della cittadinanza. Se vogliamo andare su quella strada, ci sono i paesi del Golfo che sono ancora  più brutali. Ma quelle non sono democrazie.  Anch’io sono d’accordo invece, e l’ho scritto, nel premiare i comportamenti meritevoli, non il solo dato dell’anzianità di soggiorno: è un’altra tendenza che si profila a livello europeo.
Le nostre frontiere sono troppo aperte? Per chiuderle di più, dovremmo per esempio bloccare gli ingressi per turismo dallÂ’Est Europa, o i pellegrinaggi a Roma dal Santo Padre. Che ne pensano gli operatori del settore? Segnalo che allÂ’estero gli ingressi per turismo sono anche più incoraggiati che da noi, e già si compete per il turismo indiano, cinese, brasiliano… Se poi gli immigrati entrati con visto turismo a volte si fermano, in genere è perché qualcuno offre loro un lavoro. La maggior parte dei lavoratori immigrati oggi regolari sono stati irregolari per un certo periodo. Evidentemente qualcuno ha dato loro da lavorare.
Strano poi che i miei arcigni contraddittori non abbiano una parola di apertura neppure sulle seconde generazioni, nate e cresciute qui: che ne facciamo? Non sono ormai italiane di fatto?
Altri obiettano sul mercato del lavoro, che non avrebbe più bisogno oggi di immigrati. Propongo ai lettori, soprattutto ai dissenzienti,  di fare una piccola indagine nella loro rete parentale, nei condomini dove abitano, nel vicinato, ponendo questa domanda: chi assiste gli anziani? Scopriremmo, credo, che di immigrati c’è ancora e ci sarà bisogno. Tra l’altro il bisogno assistenziale in genere esplode all’improvviso e non può aspettare i decreti-flussi, che da due anni non escono (ma si è fatta appunto una sanatoria, perché molte migliaia di italiani hanno dato lavoro a colf e assistenti domiciliari immigrate: anche questo è un dato incontrovertibile).  Inoltre, trattandosi di un lavoro logorante, non si regge di solito più di qualche anno: servono sempre nuove forze. Potrei aggiungere che nelle casse edili  di Milano, Roma e altre città, la metà degli iscritti è immigrata. E che dire delle cucine di ristoranti e pizzerie? Non si vedono in giro, in realtà, molti italiani pronti a riprendersi questi lavori.
Che succede all’estero? Secondo un’indagine dell’ICMPD di Vienna, in base ad una stima prudenziale in Europa sono stati sanati da 5 a 6 milioni di immigrati negli ultimi dieci anni. Siamo quindi in buona compagnia. Se il fenomeno dell’irregolarità  è ultimamente diminuito, lo si deve, oltre alle sanatorie, all’apertura dell’UE verso Est, che ha trasformato rumeni, polacchi e bulgari in concittadini europei. Ricorderei anche che il nostro mercato del lavoro, come quello spagnolo, greco, portoghese, richiede molta manodopera a bassa qualificazione e non ha ancora alle spalle decenni di immigrazione.
L’argomento più inquietante mi pare comunque quello demografico, ultimo cavallo di battaglia di alcune forze politiche. Il problema non è tanto il numero di abitanti dell’Italia, ma l’equilibrio tra persone attive, che lavorano e pagano imposte e contributi, e  persone a carico. Gli immigrati ci stanno dando una mano a salvaguardare un certo equilibrio.  Per scendere a 40 milioni di abitanti dovremmo passare attraverso anni di spaventoso deficit previdenziale.

UNA LEVATA DI SCUDO PER LE PICCOLE IMPRESE

Se i dati sui capitali rientrati in Italia grazie allo scudo fiscale saranno confermati, le ingenti risorse supplementari potrebbero servire a incrementare i benefici per le Pmi che aumentano la loro capitalizzazione. L’entità media delle ricchezze scudate è però bassa. Si tratta dunque di patrimoni statici, accumulati con evasione fiscale passata. Per colpire quelli che restano ancora nascosti è necessario rafforzare la capacità investigativa dell’amministrazione finanziaria, anche in coordinamento con altri paesi, a cominciare dalla Svizzera.

QUANTO COSTA NON RIFORMARE IL MERCATO DEL LAVORO

Le mancate riforme del percorso di ingresso nel mercato del lavoro possono costare ai giovani fino al 30% della loro pensione futura. Secondo il presidente del Consiglio, il 2010 sarà l’anno delle riforme. Bene che cominci subito a varare quella del percorso di ingresso nel mercato del lavoro, il modo migliore per difendere le pensioni dei giovani. E se non ha il coraggio di farlo, almeno li informi su quanto varrà la loro pensione fra 40 anni.

A VOLTE RITORNANO: I LOTTI NON FUNZIONALI

La Finanziaria reintroduce la possibilità di finanziare lotti costruttivi e non più solo lotti funzionali delle infrastrutture previste dalla Legge obiettivo. Si potranno così aprire molti nuovi cantieri. Ma è anche possibile che si moltiplichino i casi di puro spreco delle risorse pubbliche. In particolare nelle ferrovie, dove più gravi sono i problemi tecnici di raccordo tra parti nuove e rete esistente: basta pensare al cambio di tensione tra alta velocità e linee ordinarie. Ricordando che oltretutto gli “stop and go” costano molto cari.

MA L’ITALIA È GIÀ MULTIETNICA

L’Italia non sta diventando multietnica perché qualche scriteriato ha aperto le frontiere. Il cambiamento avviene per dinamiche ed esigenze che hanno origine all’interno della nostra società, e in modo specifico nel mercato del lavoro. Discriminare o ritardare l’accesso alla cittadinanza rischia di portare acqua proprio al mulino di quel fondamentalismo che si vorrebbe contrastare. Mentre la legge che definisce reato la permanenza nel nostro territorio senza permesso di soggiorno è inapplicabile per mancanza di strutture e mezzi adeguati, prima ancora che anticostituzionale.

 

L’INCAUTA PROMESSA DELLE DUE ALIQUOTE

Nell’Italia di oggi riforma tributaria non significa riduzione del prelievo fiscale. Significa, a parità di pressione, cambiare la distribuzione dell’onere tra tipologie di cespiti e contribuenti nonché le modalità tecniche del rapporto tributario per ottenere un sistema più equo, più efficiente dal punto di vista dell’impatto sull’economia e sul piano strettamente tributario. Conviene quindi non alimentare aspettative di riforme radicali, che in genere esaltano gli atteggiamenti emotivi e le proposte fantasiose, poi difficili da governare.

SE PER FS LA PUNTUALITÀ È ACCADEMICA

Fs considera in orario i treni che arrivano a destinazione con quindici minuti di ritardo. Insomma, si concede una sorta di quarto d’ora accademico sulla puntualità. Una consuetudine europea, sostengono alla società di Mauro Moretti. In realtà in Europa il limite di tolleranza è in genere di cinque minuti. E le compagnie europee fanno nettamente meglio di Trenitalia sulla media-lunga distanza non ad alta velocità. Per i regionali la puntualità appare invece buona. Lombardia esclusa, però.

MONUMENTO AL DIRITTO ITALIANO

L’Italia è un paese disseminato di monumenti commemorativi. Re, generali, condottieri, eventi, degni di essere ricordati, non sempre per ragioni nobili. Sono più rari i monumenti che commemorano un sistema di pensiero. Ora ne abbiamo uno, straordinario. E’ un monumento fatto di carta. E’ divenuto visibile la mattina dell’8 gennaio 2010, una data che sarà in sé da ricordare, nelle pagine interne del Corriere della Sera. Le pagine 18,19 e 20, per la precisione. Occorre darsi la pena di andare a guardarlo, è talmente grandioso da non potere essere adeguatamente descritto con parole, men che meno con poche righe. Ci provo comunque, ma solo per sollecitare il desiderio di una visione diretta: si tratta di un elenco, stilato da un tale Commissario, delegato per una tale Emergenza, in certe tali Province. Un elenco di migliaia e migliaia di nomi. Illeggibili, perché stampati con un carattere di una piccolezza tale da essere stato creato per l’occasione, immagino con il concorso di molte tipografiche sapienze e intelligenze. Una distesa di moscerini d’inchiostro, uno sciame di cavallette, una battigia di sabbia grigia, che invade tre intere paginate del glorioso quotidiano. Ne ha disposto la pubblicazione sul Corriere un tale comma, di un tale articolo, di una tale norma di legge. Lo scopo dell’operazione è incomprensibile con gli strumenti della ragione umana. Nessun essere umano pensante, in alcuna parte del mondo conosciuto, potrebbe concepire una tale insensatezza per un qualsivoglia scopo pratico. Quindi lo scopo non può che essere estetico. E’ un’opera d’arte. Un monumento. In memoria del diritto italiano.

Massimo Presbite

 

LA RISPOSTA AI COMMENTI

Un lettore fa notare che i conti non tornano: 67 per cento coperti da assicurazioni private, piu il 27 per cento coperti dal settore pubblico, più 15 per cento non coperti, sommano a più del 100 per cento. La ragione per la discrepanza è che i tipi di assicurazione non si escludono mutualmente: una persona può essere coperta da più di un tipo di assicurazione durante un anno. I dati sono tratti dalla Figura 7 del report "Income, Poverty, and Health Insurance Coverage in the United States: 2007" pubblicato da U.S. Census Bureau.
Alcuni lettori argomentano che la riforma, per quanto imperfetta, è importante. Sono d’accordo, e non voglio minimizzarne l’importanza. Mi limito a fare notare che l’appetito per spendere denaro pubblico in
assistanza sanitaria e’ bipartisan. Per esempio, circa 3 anni fa il Presidente G.W. Bush introdusse una riforma volta a rimborsare parte del costo delle medicine per gli anziani. Questa importante riforma ha un
costo che oggi è proiettato a 1 trilione di dollari in 10 anni. Anche quella riforma è stata passata senza eccessivi problemi politici. In questo senso le due riforme sono simili, l’unica differenza è che una è
stata passata da un presidente Democratico, l’altra da uno Repubblicano.

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