Nel periodo considerato dall’Indagine della Corte dei Conti la popolazione carceraria è aumentata, mentre sono diminuiti, anche in valore assoluto, gli stanziamenti annuali per la sanità penitenziaria. Il personale sanitario assorbe l’81 per cento della spesa, ma non è possibile conoscere quanta parte sia imputabile al numero di ore lavorate e quanta ai compensi orari. L’indisponibilità di questi dati insieme a quella sull’entità e sulle caratteristiche dei soggetti da assistere, configura nel complesso un sistema privo di trasparenza.
Otto anni fa un decreto legislativo prevedeva il passaggio della competenza sulla sanità nelle carceri dal ministero della Giustizia al Sistema sanitario nazionale. Ma la sperimentazione non si è mai conclusa. E’ una questione di democrazia prima ancora che di costi. La tutela della salute delle persone recluse non può essere limitata da esigenze di sicurezza e confinata nei documenti di programmazione del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, ma deve procedere su un binario unitario insieme a quella del mondo libero .
Il provvedimento ha quasi dimezzato le presenze nelle carceri italiane e riavvicinato le strutture a una dimensione di legalità . Ha segnato però la crisi dei rapporti fra il processo penale e il suo stesso scopo, che non si limita all’accertamento dei fatti, ma prevede l’esecuzione delle decisioni prese. Fra allarmi sociali ingiustificati e rinuncia a un intervento complessivo sul sistema delle pene e sul recupero della loro funzione costituzionale, l’indulto ci rimanda una politica che si condanna da sola a interventi emergenziali, che rinviano i problemi e sempre li aggravano.
Fra i dodici punti non negoziabili enunciati dal presidente Prodi per la resurrezione del suo governo vi è “un’azione concreta e immediata di riduzione significativa della spesa pubblica”. Una rilevante inversione di rotta rispetto ai nove mesi passati. Non sembra però far parte di questo lodevole proposito la spesa per le infrastrutture. Anzi, al punto 3, si parla di una “rapida attuazione del piano infrastrutturale e in particolare dei corridoi europei (compresa la Torino-Lione)”. Ma le ragioni a favore di quest’opera rimangono argomentate in modo assai debole.
In Italia non si investe nè sulla costruzione di nuove carceri nè sulla tutela della salute dei carcerati: la spesa sanitaria procapite per i reclusi è dimunuita del 12 per cento dal 2000 al 2004, proprio mentre quella dei cittadini liberi aumentava del 31 per cento. A sette mesi dal provvedimento di indulto che ha drasticamente ridotto la popolazione carceraria, facciamo un bilancio di ciò che ha prodotto. Mentre si continuano a rinviare le soluzioni dei problemi legati a pene e sanzioni.
Ministri, governatori del nord, imprenditori, ferrovieri sembrano essere tutti d’accordo sul fare spendere a ogni famiglia di 4 persone mille euro per costruire la Tav Torino-Lione. Facciamo sorgere qualche dubbio.
Tito Boeri e Massimo Bordignon replicano ai numerosi commenti al loro contributo sul sistema elettorale.
In Italia non c’è mai stata così tanta frammentarietà nel quadro politico come oggi: 23 partiti in Parlamento e 11 nella coalizione di maggioranza. E la spesa pubblica non è mai stata così alta. Non è un caso. EÂ’ colpa di una legge elettorale e di regole di finanziamento dei partiti che incentivano la creazione di one-man party. Per questo è fondamentale cambiare la legge elettorale. In Parlamento sono state presentate ben due proposte per introdurre il quoziente familiare in sostituzione delle detrazioni dÂ’imposta per carichi familiari. Entrambe avvantaggiano i nuclei con redditi medio-alti e alti. E disincentivano il lavoro femminile. Un tale sistema, inoltre, solleva complesse questioni amministrative, gestionali e giuridiche. LÂ’equità si potrebbe raggiungere con altri metodi, più efficaci e meno costosi. LÂ’aumento dellÂ’addizionale Irpef per i comuni è una via obbligata, se non vogliono continuare a fare affidamento sugli oneri di urbanizzazione dissestando le proprie finanze e l’ambiente. Il progetto edilizio sullÂ’area della vecchia fiera di Milano dismessa ha un valore di 2 miliardi di euro e viene presentato come un caso esemplare di collaborazione pubblico-privato. In realtà sembra impostato solo a beneficio del profitto privato, mentre sulla collettività gravano costi in termini finanziari e di qualità della vita. Bertinotti e Marini hanno designato i due nuovi commissari dell’Antitrust venendo meno a due principi sanciti dal disegno di legge governativo di riforma delle authority: evitare la nomina ad un’authority di componenti di un’altra e rafforzare le competenze specifiche delle autorità di regolamentazione.
Sull’area dimessa della fiera di Milano verranno costruiti quasi un milione di metri cubi tra abitazioni e uffici, per un valore complessivo di circa 2 miliardi di euro. Il progetto è presentato come un caso esemplare di “collaborazione pubblico-privato”. Ma sembra essere stato impostato esclusivamente in base alla logica del profitto “privato”, addossando invece alla collettività notevoli costi finanziari e pregiudicando irrimediabilmente la qualità della vita di una delle migliori parti della città . A Monaco in una situazione simile hanno fatto scelte diverse.
A Firenze, in Santa Croce, ma da giorni è radunata Prima giunsero i tassisti Dalla pompa, sopraggiunti, Giunse pure il pensionato, Poi ci sono i dipendenti, E c’é anche il clericale Il barbiere è assai adirato Va la folla più ingrossando, Ora questi Malcontenti,
va spargendosi la voce
che là in via de’ Malcontenti,
sono pochi i residenti,
molta gente assai imbronciata:
non ha freddo dellÂ’inverno,
ma è gelata col governo.
a seguire i farmacisti,
ed ancor gli odontoiatri,
pur gli agronomi e avvocati.
i gestori un poco unti,
han le lacrime sul viso,
il lenzuolo è tutto intriso.
cui fu il sangue prelevato:
quando il ticket gli fu noto
mai più – disse – avrete il voto!
cui promisero gli aumenti,
ma che han visto il cedolino
non alzarsi di un ventino.
perché il sacro coniugale
ora è tutto contraffatto
dacché i Dico hanno misfatto.
col ministro che fa festa,
buon per lui ch’è un po’ pelato
sennò lavagli la testa!
e la voce sta innalzando,
tutti in faccia sono bigi,
ma li sente il Pala Chigi??
dei lor voti penitenti,
sono troppi e van spostati
Â…. al piazzal degli Arrabbiati!
Due proposte in Parlamento per l’introduzione di un “quoziente” destinato a sostituire le detrazioni per carichi familiari. A prima vista un sistema corretto: all’aumentare della numerosità del nucleo familiare, diminuisce il reddito soggetto a imposta, cosicché si applica una aliquota più bassa. In realtà , a ridursi è la progressività , a vantaggio delle famiglie con redditi medio-alti e alti. E con effetti di disincentivo del lavoro femminile. La previsione di una soglia oltre la quale il quoziente non si applica mostra poi la contraddittorietà del progetto.
Le proposte di legge sul quoziente familiare implicano un cambiamento sostanziale dell’imposizione perché varia l’unità impositiva, da individuo a nucleo familiare. E solleva non poche questioni amministrative, gestionali e giuridiche. A partire dalla definizione stessa di “nucleo familiare”, fino agli aggravi per il sostituto d’imposta e la necessità di un nuovo modello di dichiarazione. L’obiettivo di equità potrebbe essere perseguito con maggiore efficacia e minori costi attraverso un adeguato sistema di trasferimenti e agevolazioni fiscali.