In un recente contributo su lavoce.info, Francesco Daveri auspica che l’Italia non solo destini maggiore risorse per l’aiuto allo sviluppo, ma promuova il finanziamento di progetti in ambito sanitario. Sono obiettivi entrambi lodevoli, che certamente condivide chiunque abbia a cuore i più poveri del mondo. L’articolo lascia però intendere che nulla si sta muovendo su questo fronte. Gli impegni dell’Italia in campo sanitario Così non è. La legge Finanziaria per il 2007 compie un primo passo in questa direzione, pur in presenza di risorse molto limitate e in un contesto generale di riduzione delle spese. Il progetto Amc L’idea di Amc, nella sua sostanza, è semplice. L’industria farmaceutica investe relativamente poco per la ricerca e lo sviluppo di vaccini contro le malattie infettive che mietono vittime soprattutto nei paesi più poveri, come la malaria, il pneumococco o la tubercolosi. Alle difficoltà di natura scientifica se ne aggiunge una economica: non c’è garanzia, al momento di effettuare l’investimento, che i paesi potenzialmente beneficiari del vaccino abbiano le risorse per acquistarlo nel caso in cui la ricerca abbia successo e ne renda disponibile uno efficace, capace di salvare milioni di vite. * Ministero dell’Economia e delle Finanze
LÂ’Italia è infatti tra i sei paesi fondatori dellÂ’International Financial Facility for immunization (Iffim) – un meccanismo, lanciato pochi giorni or sono, che “cartolarizza” il flusso di contributi futuri dei donatori in modo da rendere immediatamente disponibili le risorse per lÂ’acquisto di vaccini, da destinare ai paesi più poveri, contro malattie, come la difterite e la poliomielite, che lÂ’immunizzazione ha permesso di debellare nei paesi avanzati.
Sempre nel campo dei vaccini, ma di quelli che non sono ancora disponibili, anche in relazione agli insufficienti investimenti nel settore, l’Italia si è inoltre resa promotrice, a livello internazionale, di un importante progetto: Advance Market Committment (Amc); un’iniziativa innovativa, che sfrutta la sinergia tra settore pubblico e settore privato, oltre a essere coerente con le priorità che si sono dati i paesi in via di sviluppo.
Il progetto Amc affronta direttamente questo “fallimento del mercato” e prevede la creazione di mercati “futuri” per i vaccini da parte dei donatori, che si impegnano in modo legalmente vincolante con lÂ’industria farmaceutica allÂ’acquisto di un certo numero di dosi, una volta che questi sono scoperti, certificati come efficaci da un panel di esperti e domandati dai paesi in via di sviluppo in coerenza con le proprie strategie nel settore sanitario. Si crea così un mercato profittevole che motiva le imprese a compiere investimenti in ricerca e sviluppo che altrimenti non effettuerebbero.
In questo modo intervento pubblico e iniziativa privata si alleano nella lotta contro le malattie che colpiscono i più poveri. La scelta del metodo di ricerca più promettente non viene fatta dal settore pubblico, ma dai ricercatori stessi, che, come avviene in altri campi, possono intraprendere anche strade diverse, mentre il finanziamento pubblico diretto alla ricerca inevitabilmente privilegia solo pochi approcci, non necessariamente i più innovativi.
Dal punto di vista del contribuente, poi, c’è la garanzia che le risorse impiegate vadano a buon fine, perché il denaro pubblico è utilizzato solo quando vaccini efficaci sono effettivamente disponibili. Inoltre, risorse addizionali private, motivate dalla creazione di un mercato che altrimenti non esisterebbe, vengono mobilitate nella ricerca che beneficia soprattutto i paesi più poveri subito, prima ancora dell’esborso di finanziamenti pubblici.
L’idea di Amc per i vaccini è stata avanzata già alcuni anni fa in ambito accademico, soprattutto da Michael Kremer di Harvard. Nel febbraio 2005 è stata inserita nell’agenda politica dall’Italia, che l’ha proposta agli altri paesi G8 come meccanismo innovativo per accelerare la scoperta di nuovi vaccini e contribuire allo sviluppo economico dei paesi più poveri. L’Italia, con la collaborazione tecnica di Banca Mondiale e Global Alliance for Vaccines and Immunization (Gavi), ha poi presentato nel dicembre 2005 un Rapporto al G8 dove si è illustra una proposta operativa di Amc. Il G8 lo ha accolto positivamente e ha dato a Banca Mondiale e Gavi, sotto la guida di Italia e Regno Unito, il mandato di elaborare un progetto pilota da lanciare entro il 2006.
Il progetto pilota riguarda il vaccino contro il pneumococco: la causa maggiore, tra le malattie infettive, di mortalità infantile, con un milione di vittime sotto i cinque anni, e più di uno e mezzo in totale, ogni anno. Gavi e Banca Mondiale stimano che la più rapida introduzione del vaccino, determinata dall’Amc possa salvare oltre cinque milioni di vite entro il 2030.
Il progetto pilota è stato presentato al vertice G8 di San Pietroburgo, dove ha incontrato il pieno appoggio di Regno Unito e Canada e si è deciso di aprire l’iniziativa anche ad altri paesi. In settembre e novembre sono state organizzate due riunioni a livello tecnico, a Roma e a Londra, rispettivamente, cui hanno partecipato rappresentanti di Australia, Brasile, Canada, Cina, Francia, Giappone, Italia, Norvegia, Olanda, Regno Unito, Russia, Spagna, Stati Uniti, Svezia e Svizzera, oltre che della Commissione europea e della Gates Foundation.
Le due riunioni sono state proficue e hanno permesso di finalizzare i vari dettagli operativi per consentire l’avvio dell’iniziativa. In questo momento sono in corso contatti tra i paesi e gli organismi interessati per definire le modalità di ripartizione del sostegno finanziario. Italia, Regno Unito e Canada si sono impegnati a provvedere a due terzi delle risorse necessarie, quantificabili complessivamente in 1,5 miliardi di dollari. Il lancio pubblico dell’iniziativa è previsto nei primi giorni del 2007.
Amc rappresenta un approccio innovativo alla lotta contro la povertà e le malattie nei paesi in via di sviluppo che può essere preso ad esempio anche per interventi in altri campi.
Dopo lÂ’approvazione della Camera e il voto del Senato sul decreto fiscale, facciamo il punto sulla Finanziaria. Il rientro dal disavanzo eccessivo è unicamente basato su maggiori tasse e contributi. La spesa corrente aumenterà rispetto a quanto sarebbe accaduto senza la Finanziaria. Tra le maggiori spese, quelle determinate dal rinnovo del contratto del pubblico impiego, generoso quanto incapace di vincolare gli aumenti a guadagni di produttività .Â
Il nuovo statuto della Banca d’Italia modifica profondamente la governance dell’istituto e aumenta trasparenza e indipendenza della vigilanza bancaria. Rimane da ridefinire l’assetto proprietario. Le regole di corporate governance delle società sono disseminate in troppi testi normativi e si rischia di disincentivare la quotazione in borsa. Forse è ora di varare un nuovo Testo unico. Sulle imprese quotate pesano anche nuove norme onerose che non distinguono tra grandi e piccole aziende. Un’alternativa potrebbe essere un circuito di scambi organizzati con regole semplici, riservato agli investitori istituzionali.
Aggiornamento: Il baco dell’informazione: Michele Polo intervista Massimo Mucchetti. Una scommessa contro l’evasione di Carla Marchese.
Sono passati due mesi dal varo della Finanziaria da parte del governo. Nel frattempo c’e’ stato, come previsto, l’assalto alla diligenza. Dopo l’approvazione della Camera e il voto del Senato sul decreto fiscale è il momento di fare il punto sulla composizione della manovra. Avevamo scritto a settembre che il rientro dal disavanzo eccessivo avveniva principalmente sul lato delle entrate. Adesso l’aggiustamento è unicamente basato su maggiori tasse e contributi. La spesa non solo non si riduce, ma potrebbe aumentare fino a 6,5 miliardi rispetto allo scenario a bocce ferme. Il contrario di ciò di cui il paese aveva bisogno.
Tutti invocano maggiore qualità dei sistemi di tutela della salute e, insieme, il rispetto della compatibilità economica. Attraverso maggiore responsabilizzazione dei soggetti e maggiore competitività , sostengono. Utile chiedersi, allora, perché nel modello Usa, largamente privato e basato sulla competizione, i costi sono cresciuti rapidamente ed eccessivamente negli ultimi anni, l’accesso ai servizi è limitato e i pazienti sono insoddisfatti. Potrebbe servire a evitare, nel nostro paese, soluzioni semplicistiche e due errori di segno opposto.
Hanno risultati gestionali di breve termine generalmente buoni, ma le valutazioni di lungo periodo non annunciano un futuro roseo per le casse previdenziali dei liberi professionisti. La cura più efficace rimane il passaggio al metodo contributivo. E nessuna ha finora cercato di correggere il difetto della scarsa diversificazione del rischio. Dovrebbero essere le giovani generazioni, sulle quali maggiormente peserà l’onere delle attuali promesse, a invocare le soluzioni più lungimiranti, in grado di tutelare i loro interessi pensionistici.
Ha ragione il Professore.
Avanti tutta sui privilegi,
se no, panna montata e more
siete, o liberali senza pregi.
Ottusi, riottosi e partigiani
Cinici sfruttatori della plebe,
falsi liberali anti-Bersani!,
Fate pur a Berlusca da Ebe.
Avrà ragione il Professore,
a far autocritica non si muore,
e poi dov’è il liberal-destro
e di Letta e Brunetta lÂ’estro?
Stavolta sto con Bersani e Visco:
“Più equità e trasparenza nel Fisco”;
Contro il furbetto imprenditore
Di porsche aziendali compratore.
Ma ho un dubbio sul Professore,
sarà liberale chi il peana
del governo canta a tutte le ore?
per ogni atto che si emana?
Sia liberale e illuminista.
Parli di coop multinazionali
Con i privilegi di quelle rionali.
Critichi ma non sia assolutista.
Lo insegna il “Berlin” di pensare
Con spirito da vero pluralista,
di essere un poÂ’ terzista
e a Giovenal non assomigliare.
Se vedessi una sua bella poesia
Sui privilegi che non si colpisce
Sulla riforma che non si recepisce
Allora direi che Lei liberale sia.
Il contrasto di interessi è sempre più spesso indicato come la formula magica cui affidare la lotta all’evasione. Ma per essere efficace l’agevolazione riconosciuta ai contribuenti onesti dovrebbe essere tale da annullare completamente il gettito dello Stato. Ed è illusorio pensare che si elimini così la necessità di controlli e accertamenti fiscali. Sembrerebbe più proficuo perseguire altre modalità , che costringano il singolo contribuente a confrontare il guadagno dell’evasione con i rischi o i costi che essa potrebbe comportare su altri fronti.
Si ha contrasto di interessi fra un venditore e un compratore quando la convenienza a evadere dell’uno trova un ostacolo nella convenienza a rendere nota la transazione al fisco da parte dell’altro. Ecco alcuni esempi. Dalla situazione attuale di una convergenza di interessi a evadere alla piena deducibilità dal reddito imponibile del compratore della spesa sostenuta. L’ampiezza dell’intervallo di contrattazione tra i due attori dipende criticamente dalle rispettive aliquote dell’Irpef. Mentre in diversi casi lo Stato non incassa alcun gettito.
L’Italia mette pochi soldi negli aiuti allo sviluppo, tra lo 0,07 e lo 0,35 per cento del Pil negli ultimi anni. Ma abbondanza di contributi non è sempre sinonimo di aiuti efficaci. Più preoccupante l’esiguità complessiva delle risorse finanziarie che destiniamo ai paesi in via di sviluppo. E’ un altro sintomo della perdita di competitività del nostro paese. Perché invece di distribuire spiccioli in modo bilaterale, l’Italia non si fa promotrice di uno sforzo europeo di finanziamento di progetti in campo sanitario per curare l’Aids o la malaria?
La Finanziaria impegna il governo nella lotta all’evasione fiscale. Per riuscirci, basta creare contrasto d’interessi fra venditori e compratori? Purtroppo no. Una scheda ci aiuta a capire quando c’è convenienza a evadere e quando no.
Pochi aiuti dallÂ’Italia ai paesi poveri. Basta fare un raffronto con le altre nazioni sviluppate per rendersene conto. EÂ’ un altro sintomo della perdita di competitività del nostro paese. Bene uno sforzo comune a livello europeo. La Finanziaria conferma non solo l’esiguità , ma anche la bassa qualità  dei contributi allo sviluppo. Occorre stabilire delle priorità , come suggerisce una lettera aperta al ministro DÂ’Alema e al viceministro Sentinelli. Il Nobel per lÂ’economia Joseph Stiglitz risponde alla domande de lavoce.info sulla globalizzazione: prima di poterle leggere tradotte, potrete ascoltarle nella versione originale.
Verso il festival dell’economia di Trento (dal 31 maggio al 3 giugno 2007): un incontro a Torino il 28 novembre, promosso da lavoce.info: “Famiglie in cerca di un welfare“.
Aggiornamento: Nella salute la concorrenza non è tutto, di Elio Borgonovi e Casse senza soldi, di Elsa Fornero.