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Sommario 29 settembre 2006

Lo sciopero dei giornalisti porta all’attenzione il disagio che vive il settore dell’informazione. E’ un’occasione per riaprire il dibattito sulla parte più pesante e rigida del sistema dei media: la televisione. Come verrà superata la legge Gasparri? L’atteggiamento del governo di centrosinistra sembra prudente. Con la prospettiva che si confermi il duopolio di Rai e Mediaset. Uno sguardo oltre confine può aiutare a costruire un corretto sistema di regole: l’esempio britannico. Insieme alle regole, occorre una razionalizzazione delle frequenze, un campo dove regna la confusione e dove operano centinaia di soggetti. Se non si mette mano a un riordino, rischiamo di essere gli unici europei a non accendere in tempi brevi le nuovi reti wireless. E mentre si parla tanto di media company cerchiamo di capire di cosa si tratta, che vantaggi comporta e per chi, quali imprese sono adatte per seguire questo modello. Le reti di telecomunicazione suggeriscono anche una nuova organizzazione del sistema dei trasporti. Ecco una proposta.
Alfredo Macchiati commenta l’intervento di Scarpa sulla proprieta’ delle reti.

Aggiornamenti: Finanziaria: Rientro dal lato sbagliato di Tito Boeri e Pietro Garibaldi.

Le reti che non riusciamo ad accendere

Lo spettro televisivo italiano è affollato, sotto-utilizzato e gestito da centinaia di operatori di rete con interessi contrastanti. Dobbiamo razionalizzarlo, per rispettare gli accordi internazionali, ma soprattutto perché è nell’interesse del paese e del suo sviluppo. Altrimenti, rischiamo di essere gli unici a non accendere in tempi brevi le nuovi reti wireless o a non poter utilizzare le frequenze migliori. Che sono il modo più economico per ridurre la disparità nell’accesso. Privandoci così del cosiddetto dividendo digitale.

Si fa presto a dire media company

Le media company nascono perché le aziende di telecomunicazioni fisse e mobili cercano di offrire nuovi servizi che sfruttino la crescente capacità di trasporto della rete in segmenti dove la concorrenza di prezzo è meno forte. I contenuti video si prestano bene allo scopo. Ma i ricavi delle Iptv derivano quasi esclusivamente dalla sottoscrizione degli abbonamenti. Sono quindi decisamente inferiori a quelli della telefonia fissa. La riconversione richiede poi grandi sforzi organizzativi e culturali per le competenze richieste.

Oltre il taxi: Il traffico da problema a opportunità di mercato

Nella fase industriale il taxi soppiantò le carrozze. Nella fase digitale la telematica renderà obsoleto il taxi. Si tratta solo di immaginare nuovi servizi di mobilità che utilizzino le tecnologie disponibili. Ovviamente il problema non è tecnico, ma riguarda la creazione di nuove imprese della mobilità e il cambiamento di un carattere peculiare della nostra mentalità collettiva. Non è un compito impossibile, modificando gli incentivi e i sussidi che oggi distorcono il mercato.

Sanità, oh cara …

Per il 2007 il “patto per la salute” siglato da esecutivo e regioni prevede un maggiore esborso dello stato in cambio dell’impegno dei governatori a stabilizzare la spesa sanitaria al 6,7 per cento del Pil e del mantenimento delle sanzioni automatiche per gli inadempienti. Ma perché la sanità è una spina nel fianco di tutti i governi? E come uscirne? Dovremmo superare i limiti di una programmazione puramente finanziaria della spesa. E definire i livelli essenziali di assistenza sulla base delle risorse disponili. Legandone la quantificazione ad analisi empiriche e best practice.

Come sta andando la spesa pubblica?

Le notizie che arrivano dal fronte della spesa pubblica sono meno incoraggianti di quelle sul gettito delle imposte. Nel 2006 il rapporto tra spesa e Pil crescerà ancora. Si spende più del previsto soprattutto nelle aree collegate al funzionamento della macchina amministrativa e all’attività del settore pubblico come produttore e fornitore di servizi: il personale e i consumi intermedi, la sanità e le amministrazioni locali. La previsione tendenziale per il 2007 è ottimistica: una parte della manovra nella prossima Finanziaria dovrà servire a renderla realistica.

Sommario 26 settembre 2006

Mancano pochi giorni alla presentazione della Finanziaria e fomuliamo nuove proposte per frenare la crescita della spesa pubblica. Perche’ le buone notizie sul fronte delle entrate non devono far perdere di vista la forte crescita della spesa pubblica. Si spende più del previsto per personale, consumi intermedi, amministrazioni locali e sanità. Proprio la sanità resta una delle maggiori spine nel fianco del governo, nonostante lÂ’accordo raggiunto con le regioni. Opportuno definire livelli essenziali di assistenza in base alle risorse disponibili. Una prima valutazione delle misure per ridare competitività al sistema delle imprese presentate dal ministro per lo sviluppo economico. Il campionato di calcio è iniziato in un clima assolutorio verso i protagonisti degli scandali. Le regole non sono cambiate e gli illeciti si possono ripetere. Proposta: perché non vincolare i dirigenti dei club al pagamento di penali alle società nel caso di sanzioni comminate dalla giustizia sportiva?

Il bello e il brutto di “Industria 2015”

Il Ddl presentato dal ministro per lo Sviluppo economico riporta la capacità di competere dell’industria al centro dell’attenzione della politica economica italiana, riconosce la natura strutturale delle difficoltà dell’economia e predispone gli strumenti di supporto perché le imprese la affrontino. Ma, nella stesura attuale, coinvolge troppi soggetti ed elenca troppi obiettivi. Inoltre, privilegia gli incentivi, che hanno poca presa sulle piccole aziende, rispetto alla riduzione delle tasse sulle società.

Calcio: una clausola contro la beffa

Non sono cambiate le regole del calcio e prevale un atteggiamento assolutorio nei confronti dei principali protagonisti di calciopoli. Bisogna trovare un modo di punire i dirigenti colpevoli degli illeciti sportivi. Per evitare di dover coinvolgere la giustizia ordinaria e intentare lunghe e incerte cause patrimoniali, si potrebbero inserire clausole nei contratti di lavoro stipulati tra gli amministratori e i club: se la società è punita dalla giustizia sportiva per fatti commessi dai suoi dirigenti, questi dovranno versare una penale alla società, graduata in base all’entità della sanzione comminata dalla giustizia sportiva. Almeno non saranno i soli tifosi a pagare, ma anche chi ha commesso gli illeciti.

Le reti tra pubblico e privato

Ha senso lamentarsi della inefficienza delle reti private in Italia? Intanto, solo due sono davvero private: telecomunicazioni e autostrade. La prima non è scadente, mentre per la seconda va ricordato che la privatizzazione è avvenuta in assenza di un’autorità di regolazione. Nelle Tlc il confine tra infrastruttura e servizio è labile: separare la rete dal servizio implica il rischio di bloccare future innovazioni. A tutto danno dei consumatori. Né una eventuale proprietà pubblica della rete dà molte garanzie sul piano degli investimenti.

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