MERCOLEDì 1 LUGLIO 2026

Lavoce.info

Pensioni, la riforma infinita

E’ mancata una vera campagna informativa sui cambiamenti, prima di tutto culturali, conseguenti al passaggio dal sistema retributivo a quello contributivo. Evidente poi la contraddittorietà del provvedimento sul Tfr. L’obiettivo dello sviluppo della previdenza complementare è incompatibile con quello di far affluire risorse finanziarie allo Stato. E si avverte un indebolimento delle strutture portanti del processo di riforma. Ma se si aprono più problemi di quanti se ne risolvano, questo non sarà lÂ’ultimo intervento sul sistema previdenziale.

Come rendere efficiente la sanità pubblica

Si parla di una nuova legge delega per la sanità. Ma prima andrebbero valutati gli effetti di quanto fatto nel passato. Da rafforzare la fissazione delle tariffe di prestazione e l’aziendalizzazione delle Asl. Alle quali si dovrebbe applicare un vincolo di bilancio stringente, affiancato dalla pubblicazione regolare di indicatori di performance e di costo. Soprattutto, bisogna dare voce ai pazienti, affidando l’acquisto delle prestazioni sanitarie a fondi mutualistici o assicurativi. Lo Stato avrebbe comunque il compito di fissare gli standard di qualità e prezzo.

E la previdenza cade sul “pilastrino”

FondInps si configura come un “pilastrino” pubblico aggiuntivo con tre peculiarità: riguarda solo una parte dei lavoratori dipendenti; ha un patrimonio instabile data l’elevata liquidità del Tfr; prevede la liquidazione dell’intero montante capitalizzato al momento dell’uscita dal lavoro. Se poi fosse solo temporaneo, si sarebbero alterati gli assetti strutturali del sistema per dare opaca soluzione a un problema congiunturale di bilancio. Mentre la completa eliminazione del rischio finanziario minaccia la convenienza stessa della previdenza complementare.

Sommario 6 Novembre 2006

Il ministro del Lavoro Cesare Damiano risponde alle “7 domande” poste da lavoce.info sull’operazione Tfr varata con la Finanziaria. Si profila un conflitto di interessi fra esecutivo e lavoratori nell’indirizzare ai fondi pensione fin dal primo gennaio 2007 i flussi del Tfr nelle imprese con più di 50 addetti. Quindi il governo non ha alcun incentivo a lanciare una campagna capillare per incoraggiare i lavoratori a trasferire il Tfr ai fondi pensione fin da subito.
Si annuncia una nuova legge per la sanità: in attesa di leggerla ripercorriamo le riforme succedutesi in questi anni. Alla luce di queste esperienze bene rafforzare la fissazione delle tariffe di prestazione, imporre stringenti vincoli ai bilanci delle Asl e puntare di più sulla libertà di scelta dei pazienti.
Si profila uno stallo sulla questione del precariato. Torniamo su alcune proposte per uscire dal vicolo cieco.

Dal vicolo cieco alla stabilità

La manifestazione di sabato ha riportato al centro del dibattito di politica economica il mercato del lavoro e la sua regolamentazione. E rischia di acuirsi lo scontro sociale proprio mentre una complessa Finanziaria inizia il suo iter parlamentare. Si può evitarlo cercando di garantire alle imprese la flessibilità in entrata e ai lavoratori un percorso ben definito verso la stabilità. Attraverso un disegno complessivo che preveda un ingresso al lavoro in tre fasi (prova, inserimento e stabilità), salario minimo e contributo previdenziale uniforme.

L’industria dei call center: quando il lavoro diventa bad job

Il “cybertariato” è la nuova forza lavoro globale che sta crescendo nei Call center di tutto il mondo: una “classe operaia digitale” accomunata da identiche mansioni svolte al telefono di fronte ad un monitor. Una professione nata con l’avvento della società dell’informazione che comporta però forti problematiche di tutela sociale. E’ indispensabile giungere quanto prima ad un accordo internazionale riguardo agli standard delle condizioni lavorative e della sicurezza di questi lavoratori.

Alzare la voce

La Voce che pria sÂ’era innalzata,
sempre però dotta e ascoltata,
per riprovar, severa, il tutto
della rea Casa che niente avea costrutto,

dopo la fausta votazion dÂ’Aprile
fatta si era un poco più soft e flebìle,
anzi talvolta consenziente,
verso lÂ’Unione, cui non mostravasi lo dente.

Perciò s’accinse a commentar del torto,
del quale inver non mÂ’ero accorto,
che il tassista arreca a me consumatore
quando mi porta a casa col motore.

Poi lamentava, dicendosi dÂ’accordo,
laddove io ero per disgrazia sordo,
che in farmacia si sfaÂ’ la ripresina
in quanto non è a sconto l’aspirina.

Pure indiziato fu il nostro panettiere,
che lÂ’inflazion cÂ’infilerebbe nel paniere!
Ma ora la Voce, insieme al Riformista,
s’è fatta meno tenera a sinistra

perché se al fu governo mai si dette lode,
come si può, adesso, fare l’elogio al Prode??
Da San Tommaso era la grazia certa attesa,
di ritrovar del fiacco Pil lÂ’ascesa,

però al momento ci sono solo vecchie e nuove tasse
e gravi dubbi sui sgravi per le masse.
Delle pensioni , sanità, enti e pedaggi
si son scordati gli sprechi e gli svantaggi.

Ci han declassato ingrate le agenzie,
da Luca arrivan scure profezie,
mentre alquanti illustri economisti
non sono più così ottimisti.

E del paese gli infiniti lacci??
Un grido invano si levò “tu lo sviluppo dacci”!
Sì, ma il Bersani ci liberizzò!
Sù, siamo seri, non siamo a Ballarò!

Chiudo e alla Voce quindi raccomando,
dÂ’alzar la voce spesso, e non di quando in quando,
a pro del carro tirato dai pionier del mite ceto medio,
che i pellerossa, delle 11 tribù, han messo sotto assedio.

Il debito sopra Berlino

La Corte costituzionale tedesca ha rigettato la richiesta di Berlino di 35 miliardi di finanziamenti federali per far fronte all’imponente deficit della capitale. Una sentenza apprezzata perché evita che tutti gli Stati tedeschi si sentano autorizzati a trasferire a livello federale le conseguenze dei loro disavanzi. Tuttavia, non muta l’orientamento di fondo: in caso di grave crisi fiscale, l’ultima ratio continua a essere l’intervento del governo centrale. Restano così intatti i disincentivi al perseguimento di politiche di bilancio rigorose.

La mobilità sociale resta al palo

I dati mostrano che la cosiddetta riforma del “3+2” ha avuto un effetto di “democratizzazione” dell’entrata all’università, ma non dell’uscita. Nelle facoltà sono aumentati del 9 per cento gli iscritti i cui genitori non hanno una laurea, tuttavia non è cresciuto il numero di laureati che proviene da tali famiglie. Sale infatti il tasso di abbandono. Passato per gli studenti con padre e madre meno istruiti dal 10,5 del 1998 al 12,3 del 2001. E se non si riduce il differenziale nei tassi di abbandono, non può esserci crescita della mobilità sociale.

Un piano straordinario. Ma non risolutivo

Non è il precariato il problema dell’università. In molti paesi la carriera accademica inizia dai contratti a termine. Le anomalie italiane sono retribuzioni dei contrattisti troppo basse e nessuna certezza per i meritevoli di raggiungere una posizione di ruolo in tempi brevi. Il “piano straordinario di assunzioni di ricercatori” previsto dalla Finanziaria non è una soluzione. Invece si dovrebbe riconoscere la massima autonomia e libertà d’iniziativa degli atenei. Compreso l’aumento sostanzioso degli assegni di ricerca se serve per assicurarsi i migliori.

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