GIOVEDì 2 LUGLIO 2026

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I poeti del dolce Pil novo

Tommaso io vorrei che tu, Vincenzo ed io
nel piatto mar del Pil sÂ’andasse, al voler vostro e mio,
con il vasel della ripresa al vento,
che ci menasse al porto almen dellÂ’un per cento,

sanza che Silvio e lobbie malcontente
a noi potessero recare impedimente.
Pure iÂ’ vorrei, sÂ’io fossi come son Romano,
che in quel di Bebbio mi feci castellano,

agli autoportatori (1), protervi e fannulloni,
di far bassar la fronte e li calzoni.
E tu Tommaso? SÂ’iÂ’ fossi foco il desavanzo lo incenerirei
e le pension dÂ’ognuno le arderei.

Dimmi Vincenzo! SÂ’io fossi Fisco come sono e fui,
subitamente e impavido, lasserei ad altrui
le imposte vecchie e ossute
e su autonmi e rendite iÂ’ mi torrei le giovani e pasciute.

O meo Romeo (2), sonci pur io Pier de Bersani
e se fossÂ’iÂ’ acqua o meglio uno tsunami
vorrei affogare panattier e speziali,
pur notari, mercatanti e tutte lÂ’arti dei professionali.

Me canta la ballata del flor di Ballarò
e le cooppe, gli enti, le municipali neppur le bagnerò:
i grassi indipendenti avranno punizione
ai magri dipendenti, invece, si lasci il guiderdone.

Care, dulci rime sù non siate lasse,
nel dir del mio disio che il Pil presto sÂ’alzasse
e dite a Cecco e a Polo, vieppiù a Tito e a Turano (3)
di non saziarsi ad alzar laude verso di me, Romano.

Un test per il preside

L’unico modo per difendere l’istruzione pubblica è migliorarne la qualità. Ma anche nella scuola è l’organizzazione del lavoro che va modificata perché non dà ai dirigenti scolastici gli incentivi e gli strumenti necessari affinché possano migliorare i risultati didattici. Per questo va difeso il principio di un esercizio di valutazione per ogni scuola. Utilizzando i punteggi ottenuti dai singoli istituti per valutare l’operato dei presidi. Con l’obiettivo di migliorare rispetto a sé stessi, non genericamente rispetto al sistema scolastico nazionale.

Ambiguità e vecchi modelli

La nuova direttiva Invalsi non chiarisce la funzione di una rilevazione degli apprendimenti senza standard di riferimento definiti, realizzata all’inizio dell’anno scolastico e attraverso la sola somministrazione di prove cognitive. Perché poi affidarla a rilevatori esterni, quando il problema è superare la diffidenza degli insegnanti verso gli obiettivi delle rilevazioni e l’uso dei loro risultati? Accettabile che sulla legge 53 si proceda con gradualità. Ma non per questo si devono dimenticare le prospettive di medio e lungo periodo.

UNA LAUREA DI VALORE (LEGALE)

La laurea è la condizione necessaria per partecipare ad alcuni concorsi nel pubblico impiego e per accedere agli albi delle professioni regolamentate. Oltre a stabilire alcuni livelli minimi di inquadramento nel settore privato. Ma la selezione è sempre determinata da un mix tra valutazione degli studi e prove specifiche, più o meno formalizzate. Abolire il valore legale del titolo di studio significa ampliare la discrezionalità. Con effetti che possono essere tutt’altro che positivi. Anche la competitività tra atenei si può raggiungere con altri strumenti.
Riportiamo opinioni diverse, già espresse su queste pagine.

Valutazioni che non danno risposte

L’Italia partecipa alle indagini campionarie internazionali che misurano il livello di apprendimento degli studenti, costruite con metodologie rigorose nella selezione dei campioni, degli indicatori e nello svolgimento delle prove. Ma a livello nazionale la valutazione è affidata all’Invalsi, che però utilizza criteri meno rigorosi, con risultati che suscitano più di una perplessità. Soprattutto, non si risponde al bisogno delle famiglie di conoscere quale sia la “qualità” dei diversi istituti, prima di iscrivervi i propri figli.

Sommario 18 settembre 2006

La vicenda Telecom Italia mette in luce arretratezze del capitalismo italiano, su cui torneremo, e confusione nel governo su chi debba dettare gli indirizzi di politica industriale, e su quali debbano essere tali indirizzi.
E’ iniziato l’anno scolastico in tutta Italia.  Purtroppo i genitori non possono accedere ad informazioni sulla qualità degli istituti cui iscrivere i propri figli, nonostante da anni esistano rilevazioni affidabili sulla qualità dell’istruzione e queste informazioni siano disponibili in altri paesi.  Rendere pubbliche queste informazioni sarebbe un primo passo anche per stimolare una cultura del merito fra gli insegnanti, permettendo di valutare l’operato dei presidi.  Bene rivedere in tal senso la legge che istituisce l’agenzia nazionale della valutazione. 

Torniamo a parlare di valore legale del titolo di studio con un intervento di Giunio Luzzato.

Verso le nuove partecipazioni statali?

Una sommaria analisi della politica industriale del Governo mostra come ancora manchi una guida unitaria. Ma il rapporto con “il mercato” resta problematico e gli interventi effettuati non indicano che si voglia alleggerire la presenza pubblica nell’economia. Non è certo con proposte di nazionalizzazione e interferenze con l’operato di imprese private che si può caratterizzare una discontinuità col passato.

Che sia davvero l’ultima riforma

La riforma delle pensioni non serve a ripianare l’attuale deficit di bilancio. E’ necessaria soprattutto per ridurre il precariato. Ma se non si ha la forza politica di completare il passaggio al metodo contributivo, meglio lasciare tutto com’è. Perché i ritocchi costano più dello status quo. Tra i correttivi prioritari da adottare, l’aggiornamento dei coefficienti di trasformazione, l’introduzione di riduzioni attuariali per chi lascia il lavoro prima dei 65 anni, lo smobilizzo immediato del Tfr nelle piccole imprese. Interventi e commenti di Sandro Gronchi, Marcello Messori e Carlo Ippoliti.

Le entrate a sorpresa

Ben 34 miliardi di differenza nel gettito per il 2006 tra le previsioni del Dpef del luglio 2005 e quello di quest’anno. Spiegabili per la metà con la revisione contabile operata dall’Istat e per 11 miliardi con interventi discrezionali. Il resto è una sottostima. Ma i dati relativi al primo semestre 2006 segnalano una crescita ancora maggiore, che il governo valuta in 5 miliardi. Davvero strutturali? Saperlo sarebbe importante. Alcuni suggerimenti per rendere più trasparenti le informazioni sulle entrate, in linea con quanto avviene in altri paesi.

Quanto vale il Patto di stabilità interno

Il contributo degli enti territoriali alla manovra finanziaria può realisticamente essere solo marginale, attorno ai 2-3 miliardi di euro al massimo. Anche se non necessariamente implica un risparmio per l’erario, è una buona idea sostituire i vari vincoli sulla spesa locale con uno sul saldo. Contemporaneamente, però, andrebbe rimosso il blocco sulle addizionali regionali e comunali. Restano da risolvere le questioni di quale saldo utilizzare e se inserirvi la spesa per investimenti. Tuttavia, per il futuro serve un sistema adeguato di sanzioni e incentivi.

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