Le difficoltà economiche e il mutato clima sociale spingono entrambi i poli a insistere più sulla solidarietà territoriale che sull’autonomia. Proposte specifiche mancano su entrambi i fronti. La Cdl si dimentica della devolution. Offre però un patto agli enti territoriali: cedere parte del patrimonio in cambio di risorse derivanti dal recupero dell’evasione fiscale. L’Unione richiama la necessità della “concertazione” tra livelli di governo. E di un Patto di stabilità interno che torni a occuparsi dei saldi di bilancio e non di vincoli sulla spesa.
Già senza padri a pochi mesi dalla sua approvazione, la nuova legge elettorale rende incerto il formarsi di una maggioranza conforme in entrambe le Camere. Ma non solo. Chiunque vinca avrà a disposizione pochi voti di margine per portare avanti il suo programma. Messi in discussione bipolarismo e alternanza, aumenterà il potere di veto e di ricatto dei partiti più piccoli. E il sistema delle liste bloccate ci consegna una classe politica meno responsabilizzata e meno efficiente. Una legge da cambiare, ma non sarà facile trovare i numeri per farlo.
Una banca dati permette di delineare profilo, comportamenti e modi di selezione dei parlamentari italiani delle ultime tre legislature. Chi è stato eletto con il maggioritario ha spesso esperienze amministrative precedenti e presenta un numero maggiore di disegni di legge. L’elezione in Parlamento ha un’influenza positiva sul reddito, soprattutto per alcune professioni. La nuova legge elettorale, che rende meno competitiva la composizione delle liste dei candidati, potrebbe determinare una riduzione del livello medio di competenza ed esperienza.
La riduzione di cinque punti del cuneo fiscale sul lavoro è uno dei temi che hanno tenuto banco nella campagna elettorale. Per finanziare l’operazione si può ricorrere alla tassazione ambientale. Per esempio, alla carbon tax, introdotta nel nostro paese nel 1999, ma mai entrata in vigore. Aveva la duplice finalità di migliorare l’ambiente e contribuire ad aumentare l’occupazione. Il suo gettito era destinato a ridurre gli oneri sociali. Uno strumento utile, soprattutto con programmi elettorali ricchi di obiettivi, ma parchi nell’indicare i modi per raggiungerli.
La Casa delle libertà si limita a indicare la riforma Biagi tra le trentasei approvate dal Governo. E a promettere la creazione di un altro milione di posti di lavoro. Più articolato il programma dell’Unione. Due i punti centrali: la modifica della legge 30 e la riforma degli ammortizzatori sociali, partendo dal presupposto che bisogna distinguere tra flessibilità e precariato. Gli interventi proposti potrebbero facilitare lÂ’accettazione di un mercato del lavoro flessibile. Sono ovviamente onerosi, ma sui finanziamenti il programma non si esprime.
Andremo a votare con un sistema elettorale che comunque renderà la vita difficile a chi dovrà governarci. E non potremo esprimere preferenze, selezionare la classe politica, che manterrà perciò un rapporto ancora più labile con gli elettori. Documentiamo come fare il deputato significhi aumentare i propri redditi, soprattutto nel caso dei liberi professionisti.
Ancora due schede sui programmi elettorali. Sul federalismo fiscale si parla molto di solidarietà e poco di autonomia. Il Polo si dimentica la devolution. E l’Unione vuole concertare anche con gli enti locali. Non si sta esagerando? Sul lavoro,
Polo e Unione propongono entrambi di ridurre tasse o cunei ma sono avari di proposte su come finanziare i tagli. Ma forse una soluzione c’è: non dimentichiamoci della tassazione ambientale, a cominciare dalla carbon tax; queste tasse possono non solo finanziare tagli di altre tasse, ma anche migliorare il clima. A proposito di imposte, la ventilata abolizione dell’Ici sulla prima casa costerebbe molto ai Comuni, ma avrebbe dubbi effetti distributivi e stimolerebbe ben poco lÂ’economia.
Un nuovo aggiornamento della rubrica “vero e falso”.
Un confronto fra le due ultime legislature e i programmi delle due coalizioni.
A volte ritornano. Dal governo in affanno riemerge la proposta dell’abolizione dell’Ici lanciata, prima delle elezioni, dallÂ’allora Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Giusto quindi ricordare quanto scrivemmo in quell’occasione.”
Al tema dell’informazione il programma della Cdl non dedica neanche una riga. Probabilmente perché considera la legge Gasparri una soluzione definitiva al problema della crescita equilibrata dei settori dei media in Italia. Nel programma del centrosinistra si ritrovano molti argomenti condivisibili, ma permane una forte ambiguità sulla privatizzazione della Rai, la cessione di reti, la distinzione tra finanziamento via canone e via pubblicità . Una tema cruciale, invece, per evitare di imbalsamare la televisione italiana in un immutabile duopolio.
I rapporti tra giornalisti e proprietari dei mezzi di informazione sono un problema tanto importante quanto sottovalutato. Eppure basterebbe applicare il codice di autoregolamentazione, varato in base alle direttive comunitarie sulla trasparenza e l’informazione nei mercati finanziari. Prevede che il lettore sia sempre informato sulla struttura proprietaria dell’impresa editoriale affinché possa valutare ciò che legge con maggiore consapevolezza. E forse contribuirebbe a migliorare il non molto lusinghiero giudizio straniero sulla situazione dei nostri media.
Il programma della Casa delle libertà tratta il tema dell’istruzione con superficialità . L’unico riferimento di spesa è un probabile rifinanziamento del buono scuola della Finanziaria 2005. L’Unione porta a sedici anni l’obbligo scolastico e attribuisce al potenziamento dell’istruzione e della formazione compiti vari: dal rafforzamento del potenziale di competitività del paese, al miglioramento dell’inclusione sociale, allo sviluppo del Mezzogiorno. Ma accredita la discutibile tesi che i mali del sistema universitario italiano siano dovuti alla mancanza di fondi.