SABATO 22 AGOSTO 2026

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Direttiva servizi, come farne buon uso

Cosa dobbiamo aspettarci dall’eventuale approvazione del compromesso sulla direttiva servizi? Avremo un’apertura, seguita in alcuni paesi da nuovi freni alla concorrenza. Molte disposizioni saranno annullate dalla Corte di giustizia. Ma lo shock concorrenziale sarà reale e duraturo, anche se minore rispetto alla Bolkestein. E’ una soluzione equilibrata. Che soddisferà chi temeva l’adozione indiscriminata della nozione di paese dÂ’origine. Piacerà meno invece ai contrari all’idea stessa di estendere il principio della concorrenza al settore dei servizi.

Sommario 14 febbraio 2006

Giovedì 16 febbario il Parlamento Europeo vota sulla nuova versione della direttiva Bolkestein sulla liberalizzazione dei servizi. Il compromesso raggiunto ha annacquato l’impianto originario della direttiva, sottraendo al suo raggio di applicazione un numero crescente di professioni. Questo è il vero oggetto del contendere piuttosto che il principio del paese d’origine, introdotto molto debole già nella direttiva originaria. Al punto che le prestazioni di servizi nei paesi dell’Unione venivano assoggettate agli standard minimi previsti dalla legislazione e contrattazione del Paese di destinazione. Una scheda che compara le diverse versioni della direttiva e precisazioni tecnico-giuridiche su di un provvedimento complesso, su cui tuttora prevale la disinformazione.

Aggiornamenti: La direttiva Frankenstein di Alessandro De Nicola; Il liceo, un’ottima scelta di Enrico Santarelli.
Andrea Boitani, Marco Ponti e Giuseppe Coco, replicano all’intervento di Gian Maria Gros Pietro sulla rete autostradale.

Il vento dell’Est sui servizi

Il mercato europeo dei servizi è molto meno integrato di quello dei beni. Ma dall’esame delle regolamentazioni dei singoli paesi si ricava qualche sorpresa. Per esempio, la Germania si comporta molto bene, seconda solo al Regno Unito. Più interessante è però notare che anche i nuovi Stati membri, i principali difensori della direttiva Bolkestein, hanno norme molto rigide. E allora nella creazione di un mercato unico dei servizi, forse i problemi maggiori non dovranno affrontarli i vecchi paesi membri, ma i nuovi, che dovranno liberalizzare tanto quanto la Francia o l’Italia.

Qualcuno gli dica qualcosa

Come certi ciclisti dilettanti,
Rimasti indietro mentre il gruppo allunga,
A rincorrer si buttava avanti
dimenticando che la tappa è lunga.

Spingendo forte, quasi forza del destino
Spremeva a fondo ogni sua risorsa
E il giornalista, servile e un pò meschino,
Dimenticava la testa della corsa.

Le cronache narravan solamente
DellÂ’eroica rimonta dellÂ’eroe
Ai bordi della pista, la sua gente
Due file urlanti quasi fosser le sue boe.

Il telespettatore, un pò stupito
Perdeva il conto di qual’è il distacco
Ma lui ammiccava, alzando al cielo un dito:
Mezzo minuto, tra poco gli do scacco.

Come un arcangelo, mi spunteran le ali
Ma il gruppo continuava a non vedersi
E lui sbuffando lanciava i propri strali
Contro i cronisti che a lui son sempre avversi.

Poi, per decenza, una breve inquadratura
Col gruppo che pedala e prende fiato
La voce ambigua, con qualche forzatura,
ammette che il distacco era invariato.

Quando ho sentito del recente paragone
In mente mi è venuta questa storia
Oggi si accosta al gran Napoleone
E in più è più alto, lo dice senza boria.

Il giorno dopo, per volare basso
Delle elezioni è il novello Gesu Cristo
Rispetto a Prodi ha tutto un altro passo
Che quello è buono al più per “Chi lÂ’ha visto”.

Ancor due mesi di campagna elettorale,
qual’altro esempio estrarrà dal suo cappello?
Abramo, Superman, forse i due Abbagnale,
lui contro i Mori sarà Carlo Martello?

Gas, una crisi annunciata

Gli abusi di posizione dominante di Eni nel mercato delle importazioni di gas si sono gradualmente tradotti non soltanto in un ostacolo alla liberalizzazione, ma anche in una carenza strutturale di offerta. A questo si aggiunge una insufficiente capacità di stoccaggio per la modulazione stagionale. La sostituzione della ripartizione pro-quota con un meccanismo d’asta ridurrebbe la convenienza economica di alcuni utilizzi dello stoccaggio. In questi giorni, avrebbe indotto i fornitori a offrire sconti significativi per i contratti interrompibili.

Il campionato accademico

In Gran Bretagna ci si prepara al Research Assessment Exercise del 2008, il quinto della serie. Un sistema ormai collaudato e condiviso che assegna le risorse alle università in base al punteggio ottenuto nella valutazione. L’Italia ha cominciato nel complesso bene. Si tratta ora di continuare, seguendo i principi che spiegano il successo del sistema inglese, pur considerando alcune differenze importanti. In particolare, va ampliata la base dei ricercatori sui quali si effettua la valutazione. E gradualmente deve crescere la dipendenza tra risorse e performance.

Una valutazione positiva

Si è concluso il primo ciclo di valutazione della ricerca. L’elevata qualità dei panel, la trasparenza delle decisioni e del metodo di valutazione rappresentano una novità importante e positiva per le università e gli enti di ricerca. In futuro, si potrà migliorare l’efficacia del processo accelerando i tempi e chiarendo in anticipo le conseguenze che la valutazione avrà sulla ripartizione delle risorse. Solo così si può sperare che orienti le scelte del corpo accademico, migliori la qualità della ricerca e stimoli la concorrenza tra università.

Un passo nella giusta direzione

E’ un fatto positivo che la valutazione della ricerca nelle università italiane abbia avuto luogo e che le linee guida si riferissero a standard di eccellenza internazionali. Il suo limite principale è la mancanza di un chiaro legame con la riallocazione di risorse finanziarie a favore delle università migliori. Perché se il punteggio basso di un ateneo può contribuire a dare più voce ai ricercatori di qualità, certamente un incentivo economico sarebbe stato più potente. Considerazioni analoghe si applicano anche a chi sta in cima alla classifica.

Sommario 9 febbraio 2006

Il Comitato di indirizzo per la valutazione della ricerca (CIVR) ha da poco concluso il primo ciclo di valutazione della ricerca delle Università e degli Enti di Ricerca. Pochi ne hanno parlato, nonostante sia la prima volta che un esercizio di questo tipo viene svolto in Italia e che sia stato molto trasparente. Apriamo il confronto sul metodo di valutazione, i suoi esiti, la sua utilità per la ripartizione delle risorse future e la riforma dell’università. Proponiamo anche un confronto tra l’esperienza del nostro sistema di valutazione e quello delle università inglesi e un intervento sull’opportunità di istituire un’Agenzia Italiana per la Ricerca Scientifica.

Prodi intende ridurre le aliquote contributive di cinque punti. Con quali risorse? A quale platea si applica la decontribuzione? E come si rapporta al sistema contributivo introdotto dalla riforma Dini? Poniamo alcune domande utili a valutare la proposta.

Aggiornamento: Gas, una crisi annunciata di Alberto Cavaliere.

Identikit dell’Agenzia per la ricerca scientifica

L’Italia spende in ricerca la metà della media dei paesi europei. Ma non solo le risorse sono poche, sono anche mal gestite. Per questo sarebbe bene istitutire una Agenzia per la ricerca scientifica. Con il compito di essere un elemento di stimolo, di rinnovamento e di qualificazione della ricerca scientifica italiana. Dovrebbe essere una struttura agile e organizzata con modalità multidisciplinari. I progetti di ricerca prescelti dovrebbero essere finanziati per il loro effettivo costo, evitando finanziamenti a pioggia. E valutati anche in itinere.

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