Le battaglie societarie sulle banche italiane dimostrano che una buona regolamentazione è fondamentale per il corretto funzionamento dei mercati e la tutela della stabilità degli intermediari. Ma è altrettanto importante avere “buone” Autorità che applichino quelle regole con efficienza e imparzialità . E in un mercato finanziario denominato in un’unica valuta, per una disciplina uniforme e libera da condizionamenti nazionali, sarebbe opportuna la centralizzazione delle competenze di vigilanza in una Autorità europea, “costruita” sull’esempio della Bce.
Avevamo ragione a segnalare l’assenza di una guida della politica economica in grado di richiamare a tutti i vincoli di bilancio. L’accordo sul pubblico impiego è generoso in tempi di vacche magre, ipocrita perché dichiara di promuovere la produttività , ma fa esattamente lÂ’opposto e ostacola i processi di decentramento della contrattazione nel settore privato. Se non vogliamo perdere l’unica notizia positiva sull’andamento della nostra economia di questi anni, la crescita dei posti di lavoro, urge creare una fiscalità di vantaggio per il Sud, riducendo il cuneo fiscale sui salari più bassi. Un’operazione che potrebbe essere inserita nella riforma dell’Irap.
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Alcune considerazioni che ci piacerebbe ritrovare in quelle finali del Governatore. Primo, l’italianità delle banche non serve a sostenere il settore manifatturiero: c’è bisogno di un sistema bancario più efficiente per aiutare la piccola impresa a crescere e internazionalizzarsi. Secondo, ci vuole un’autorità europea di vigilanza in grado anche di imporre regole uguali per tutte le aggregazioni transfrontaliere. Terzo, c’è bisogno di maggiore competizione nel sistema bancario: anche operazioni apparentemente a favore dei consumatori possono celare pratiche collusive. Torniamo sulla questione degli azionisti di minoranza nel disegno di legge sulla tutela del risparmio. Troppa disinformazione sull’accordo sul pubblico impiego: gli aumenti sul biennio sono superiori all’8%, non c’è alcun legame con la produttività e non c’è la prospettata razionalizzazione dei servizi. Insomma, un accordo elettorale che non servirà neanche a ridurre la conflittualità nel pubblico impiego: chiuso il contratto, se ne riaprirà immediatemente un altro.
Aggiornamenti:
L’Italia senza l’Euro, di Tommaso Monacelli, 03-06-2005
Dalla Cina senza quote, di Daniel Gros, 03-06-2005
La vittoria del “no” nel referendum in Francia sulla Costituzione europea porterà secondo alcuni a una crisi valutaria nei nuovi Stati membri, alla fine dell’UME e al blocco di ogni ulteriore allargamento. Sono previsioni che non hanno fondamento. E non dimentichiamo che anche dopo il “no” francese e un probabile “no” olandese, la prosecuzione delle ratifiche secondo i programmi è doverosa ai sensi della dichiarazione n. 30 annessa al Trattato. Ma occorre capire il disagio diffuso rispetto al processo di integrazione comunitaria. Carlo Altomonte, Giancarlo Perasso, Ettore Greco e Gian Luigi Tosato discutono le implicazioni del voto negativo sulla Carta UE al referendum francese.Â
Che il calcio sia metafora di vita Ho ancora negli occhi la finale Poi di colpo le cose son cambiate E gli avversari, già dati per spacciati Alla fine, la crudele lotteria Prima di cena, purtroppo è un’altra storia Ed il vantaggio delle ultime elezioni Vorrei ricordare a lor signori
È una tesi che fin da Gianni Brera
Per quanto si presenti un poco ardita
Al fondo si rivela spesso vera
A fine primo tempo un gran vantaggio
Un dominio assoluto e generale
La sensazione che sia solo il primo assaggio
AllÂ’inizio sembrava un incidente
Le grandi stelle confuse e frastornate
Che allÂ’improvviso non riuscivano a far niente
Han ritrovato forza ed ardimento
Mentre i nostri parevano squagliati
Inesistenti, portati via dal vento
Che ha una logica nel suo duro sorteggio
Non premia chi ha mostrato più maestria
ma più coraggio, pur giocando peggio
La baruffa nell’Ulivo è cominciata
C’è chi sostiene di mangiar pane e cicoria
e chi risponde in una trama già annunciata
Festeggiato con gioia e con speranza
Con lÂ’Ulivo che conquista le regioni
Sembra di colpo aver perso ogni sostanza
Che la smettano di darsi calci e spinte
Perché si possono perdere ai rigori
Le partite che si pensano già vinte
Il ministro dell’Economia, Domenico Siniscalco, risponde allÂ’intervento della redazione de lavoce.info.
Il costo della logistica è variabile strategica nelle decisioni delle aziende, che possono optare per la delocalizzazione in aree maggiormente competitive. E’ perciò un asse portante per lo sviluppo dell’economia nel suo insieme. Nella selezione degli investimenti pubblici, la scelta dovrebbe cadere sulle “piccole opere” capaci di dare risposte di breve-medio termine alla richiesta delle imprese di qualità nei servizi di trasporto e di logistica. Tenendo conto della peculiarità della struttura industriale italiana e del fatto che i tempi di realizzazione sono un elemento cruciale.
Perché l’Italia torni a crescere è necessario offrire agli investitori, nazionali e internazionali, un sistema moderno, nel quale sia conveniente impiegare i propri denari. E dunque recuperare il ritardo infrastrutturale rispetto ad altre città europee. Per farlo, dobbiamo adottare programmi di opere pubbliche coerenti con le effettive disponibilità di bilancio. Ben sapendo che anche la migliore legislazione è destinata al fallimento se la gestione amministrativa che ne consegue non è orientata all’efficienza e alla responsabilità del risultato.
La rete stradale italiana non appare particolarmente carente. Mentre quella ferroviaria nel suo complesso non può definirsi congestionata. Ma la situazione è assai differenziata fra le diverse zone del paese e i problemi di congestione vanno risolti caso per caso. In alcune situazioni è necessaria la grande opera, in altre è molto più utile il piccolo intervento. Servirebbe dunque una più diffusa cultura della valutazione. Quanto al project financing all’italiana, incentiva un aumento ingiustificato dei costi, con pesanti riflessi sulla finanza pubblica.
Dopo la crisi dei primi anni Novanta e la successiva moderata ripresa, quali sono le prospettive future degli investimenti pubblici in Italia? Non sembrano andare verso un vero rilancio. La Finanziaria 2005 ha introdotto la regola del 2 per cento, che sembra possedere un forte contenuto redistributivo tra programmi di spesa: si riducono gli investimenti per consentire la crescita della spesa corrente. Il nuovo Patto di stabilità interno per gli enti locali, poi, sottopone a vincoli anche le spese d’investimento, che in passato ne erano escluse.