DOMENICA 23 AGOSTO 2026

Lavoce.info

La breve stagione dell’autonomia regionale

Con poche eccezioni, le Regioni hanno utilizzato l’Irap soprattutto per finalità redistributive o di supporto all’attività economica. Anche gli incrementi di aliquota introdotti per finanziare i deficit sanitari non sono stati indiscriminati e all’esigenza di far cassa si è accompagnato il mantenimento delle agevolazioni per i settori “meritevoli”. Il bilancio di questa fase sembra dunque positivo. Peccato che in attesa di un mai raggiunto accordo sui meccanismi strutturali del federalismo fiscale, i margini di autonomia siano stati drasticamente ridotti.

Sommario 25 aprile 2005

Il nuovo governo Berlusconi ha giurato. Nel bis non c’è più il terzo taglio delle aliquote Irpef. I primi due erano stati, in ogni caso, largamente rimangiati dal fiscal drag, l’aumento delle tasse dovuto all’inflazione, soprattutto per quanto riguarda i contribuenti più poveri. Il fronte si sposta ora sull’Irap anche in previsione della bocciatura della Corte di Giustizia europea. Ma non sarà facile sostituire la terza imposta del nostro ordinamento. Bene fare di necessità virtù evitando improvvisazioni. Se si rinuncia a interventi come lo “spacchettamento”, che tolgono base imponibile all’Irap preservando le caratteristiche del tributo, è bene studiare imposte alternative che garantiscano autonomia impositiva alle regioni essendo meno sperequate sul territorio dell’Irap e della stessa Irpef.

Aggiornamenti:
Antonveneta, i paradossi di una battaglia, di Giuseppe Montesi, 28-04-2005

Comunicato di risposta da parte dell’ISTAT

Egregio Direttore,

in merito alla presentazione e agli articoli pubblicati nellÂ’ultimo numero di lavoce.info, dedicati al tema del rafforzamento dell’autonomia e dellÂ’indipendenza dellÂ’Istat, abbiamo apprezzato la volontà di aprire un confronto costruttivo sullÂ’architettura del sistema statistico italiano, sulla normativa che lo sorregge e sulla proposta di “costituzionalizzare” la statistica pubblica. Abbiamo constatato, tuttavia, che né gli articoli né il testo che li introduce presentano alcun riferimento alle numerose occasioni in cui l’Istat e il Sistan hanno posto al centro del dibattito pubblico gli aspetti e le problematiche istituzionali collegate a questi temi cruciali. A tal proposito, desideriamo ricordare che il Presidente dellÂ’Istat e gli organismi tecnici della statistica ufficiale hanno ripetutamente sollevato queste questioni in ambito nazionale e internazionale.
Tali problematiche, inoltre, sono state al centro del confronto nel corso della
Settima Conferenza Nazionale di Statistica, organizzata dallÂ’Istat e dal Sistan nel novembre scorso. Il titolo stesso della conferenza, “Statistica ufficiale. Bene pubblico”, ha richiamato l’attenzione sulla necessità di una statistica ufficiale autonoma, trasparente, adeguata a soddisfare i vecchi e i nuovi bisogni informativi, capace di rappresentare un valido supporto per le decisioni pubbliche ai vari livelli territoriali e in grado di dotare la collettività di strumenti adeguati per valutare le politiche implementate. La Conferenza ha dedicato uno spazio significativo anche al tema della responsabilità dei media nel processo di costruzione della credibilità della statistica ufficiale. Ricordiamo infine che il 16 febbraio si è tenuto un seminario pubblico dal titolo Sistema statistico nazionale, modifiche costituzionali ed Europa.

Il Direttore della comunicazione ISTAT
Patrizia Cacioli

Il soufflè

Se uno prova ad alzare un poÂ’ la testa
Dal concitato succedersi di eventi
Che in queste ore tra sgarbi e ira funesta
Stanno agitando il sonno dei potenti

Se uno prova a comprendere Follini
Da cui tu non ti aspetti certi azzardi
Tutto impegnato, su invito di Casini,
Ad espiantare dal Governo il Giovanardi

Se uno prova a farsi una ragione
Del perché Gianfranco è ancora al palo
Voce ferma ma eterna indecisione
Se il gioco è duro si fa triglia più che squalo.

Se uno prova a guardar con disincanto
La caduta degli Dei in tono minore
Il fuggi fuggi, lo sconcerto, a volte il pianto
LÂ’ammiccare al futuro vincitore

Se uno prova a ascoltare il Cavaliere
Che farfuglia dei prossimi sondaggi
Mentre teme di accettare anche un bicchiere
Da chiunque gli si aggiri nei paraggi

Mi sorprendo perché adesso che è successo
Quel che mai avrei pensato così in fretta
Non esulto, non mi vien da fare il fesso
Suonare il clacson, disegnare una vignetta

QuellÂ’alchimia da vero illusionista
Che univa la Padania e Miccichè
Dopo mesi di travaglio in bella vista
Si è sgonfiata quasi fosse un bel soufflè

Ecco da capo lÂ’italica alternanza
Le coalizioni che non duran cinque anni
Vincono, litigano e lasciano la stanza
Senza concludere e lasciando anche dei danni

Una preghiera a quelli dellÂ’Unione
Non vorrei una proposta accattivante
Non la pensate per la televisione
Non il cerone usate, ma il collante

Trovate un modo per stare tutti assieme
Che non vorrei nei tempi che verranno
Assistere a quello che uno teme
Parti invertite ma copione di questÂ’anno.

Sommario 18 aprile 2005

In un paese in cui si tende a non credere alle statistiche, la nomina del nuovo Presidente dell’Istat è un’occasione importante per riformare un’istituzione che deve diventare più efficiente e più indipendente al tempo stesso. Vanno sottratti alla Presidenza del consiglio i poteri di vigilanza e di nomina e vanno rafforzati i compiti e l’indipendenza della commissione di garanzia. La nuova ISTAT dovrebbe anche definire degli “indicatori chiave”, largamente condivisi, per la società italiana, da considerare come strumento fondamentale per aiutare il paese a valutare dove si trova e a capire dove vuole andare. Un maggiore accesso ai dati da parte dei ricercatori servirà a migliorare la qualità delle indagini e delle statistiche oltre che a permettere una ricerca attenta ai problemi del nostro paese.

L’Istat risponde a lavoce.info con un comunicato stampa. Giovanni Barbieri, Direttore centrale per la diffusione della cultura e dellÂ’informazione statistica dell’Istat, commenta l’articolo di Andrea Ichino; la controreplica dell’autore.

L’Istat che vorremmo

L’Istat è ancora molto lontano dagli standard di altri paesi per quel che riguarda la quantità, la qualità e la facilità di accesso ai dati per la ricerca. Non solo per i problemi connessi alla tutela della privacy, ma anche per inefficienze proprie. Molte importanti questioni vengono così discusse sulla base di pregiudizi ideologici, senza minimamente curarsi di misurare correttamente i fatti. E’ una questione di democrazia e trasparenza: la comunità scientifica deve poter accedere ai microdati elementari per controllare e replicare i risultati.

La statistica e la democrazia

Visione strategica del ruolo della statistica pubblica, adeguati investimenti e rispetto dell’indipendenza della funzione statistica sono condizioni ineludibili per una società dell’informazione efficiente e per una democrazia moderna e funzionale. Un serio ripensamento dell’assetto istituzionale del Sistema statistico nazionale alla luce delle modificazioni della società e della politica sarebbe dunque auspicabile, magari a partire dai principi posti alla base della statistica comunitaria e contenuti nella nuova Costituzione europea.

Una suggestiva percezione della realtà

Le statistiche ufficiali dovrebbero rappresentare il punto di riferimento per la formazione delle “percezioni” individuali sulla situazione economica generale. Avviene invece il contrario. Anche per la leggerezza dei media che accusano Istat di manipolazioni. L’allontanamento dalla realtà potrebbe avere conseguenze rilevanti perché alcune informazioni statistiche essenziali alla comprensione dei fenomeni economici derivano da indagini campionarie. E le risposte potrebbero derivare da paure o da luoghi comuni anziché da un’analisi oggettiva.

Un’indipendenza da rafforzare

Indipendenza, trasparenza, imparzialità, integrità, credibilità sono fondamentali per rendere effettivo un sistema statistico e ottenere la fiducia degli utilizzatori e dei cittadini. Anche alla luce delle nuove strategie della Ue, i principi e l’indipendenza dell’Istat dovrebbero essere inseriti nella Costituzione. In ogni caso, è auspicabile che l’Istituto e la commissione di garanzia divengano Autorità amministrative indipendenti. E le nomine dovrebbero spettare alla presidenza della Repubblica, mantenendo i vincoli di competenza tecnica.

Come si elegge un Papa

Nel conclave qual è l’andamento tipico dei voti ricevuti dai vari candidati, prima che si raggiunta la maggioranza dei due terzi più uno? Uno studio statistico mostra che in ogni scrutinio le preferenze tendono a convergere sui cardinali più votati in quello precedente e in particolare su coloro che ottengono un numero crescente di voti tra una tornata e l’altra. E, con un curioso “effetto notte”, al mattino si registra in genere un drastico calo dei consensi per il candidato in testa la sera precedente. Gli effetti della riforma elettorale di Giovanni Paolo II.

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