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Sommario 2 novembre 2004

Mentre la politica italiana vive alla giornata, proponiamo qualche riflessione strategica, sollecitata dalla perdurante tensione del prezzo del petrolio. Quali saranno gli scenari energetici futuri? Le fonti rinnovabili non saranno una vera alternativa ai combustibili fossili ancora per parecchio tempo. Dobbiamo allora ripensare al nucleare, oggi molto più sicuro che in passato? Anche se continua a fare notizia, l’idrogeno presenta ancora inconvenienti e difficoltà ad oggi insormontabili. Dato che le fonti fossili saranno tra noi ancora per parecchio tempo, molti prospettano la cattura e sequestrazione (prima che vengano immesse nell’atmosfera) delle emissioni di CO2 prodotte da carbone, petrolio e gas naturale.

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Aggiornamenti sull’attualità:
E’ l’America di Bush di Francesco Giavazzi, 2-11-2004
Il mercato delle banche di Francesco Vella, 2-11-2004

L’utile sequestro del carbonio

La tecnica del sequestro geologico di anidride carbonica non presenta rischi particolari e sembra essere in grado di assicurare consistenti riduzioni delle emissioni di gas serra. Dunque potrebbe essere una valida soluzione al problema dei cambiamenti climatici. Quanto ai costi, c’è ancora molta incertezza perché possono variare anche significativamente da una situazione allÂ’altra. Ma l’operazione diventa senz’altro più competitiva se si considerano i ricavi dovuti al recupero di petrolio o gas.

Aria di idrogeno in Italia

La produzione di energia elettrica da idrogeno non è competitiva in termini di semplici costi industriali. Il suo sviluppo è legato perciò alle politiche di riduzione dei gas serra e alle penalità che saranno attribuite alle emissioni di anidride carbonica. Secondo uno studio, l’idrogeno potrebbe entrare nel mix elettrico italiano con una percentuale dello 0,5 per cento sulla produzione nazionale solo se saranno rispettati i livelli imposti dal Protocollo di Kyoto. Oppure se il costo della CO2 si aggirerà sui cento dollari per tonnellata.

Sommario 29 ottobre 2004

A Roma si firma il Trattato che istituisce una Costituzione per l’Europa.
Se fossero state applicate le sue regole sulla nomina dei commissari, si sarebbe evitato l’impasse attuale nell’insediamento della nuova Commissione.

Si susseguono i sondaggi sul voto USA. Ma l’esito dipenderà dal complesso meccanismo del collegio elettorale. Un software elaborato da un economista italiano all’Università del Minnesota (Andrea Moro) trasforma i risultati dei sondaggi in probabilità di vittoria di Bush e di Kerry.

Sono soprattutto le piccole e medie imprese, quotate e non, ad aver risentito del clima di sfiducia creatosi dopo gli scandali finanziari degli ultimi due anni: per loro si sono allungati i tempi per ottenere finanziamenti dalle banche.

I risultati di Pisa 2003 non devono passare inosservati. Segnalano i ritardi del nostro sistema educativo e mostrano che la riforma si muove nella direzione sbagliata.

Molti i commenti agli interventi sulla delocalizzazione.  Le risposte di alcuni degli autori.

Foto di scuola con studenti

Tra breve saranno pubblicati i risultati di Pisa 2003, lo studio comparativo internazionale sul rendimento scolastico dei quindicenni. Probabile che si riproponga uno scenario già visto: mentre nel mondo accenderà discussioni, analisi e interventi per migliorare i sistemi scolastici, in Italia l’indagine sarà accolta con fastidio e scarsamente pubblicizzata. Per una antica e generale sottovalutazione della ricerca educativa, ma anche perché evidenzia che la scuola italiana post-riforma va controcorrente rispetto a quanto avviene negli altri paesi economicamente avanzati.

Il dopo-Parmalat delle imprese italiane

Secondo un’indagine sono le “small caps” quotate e le Pmi ad aver risentito maggiormente del clima di sfiducia creatosi dopo gli scandali finanziari degli ultimi due anni. Per esempio perché si sono allungati i tempi per ottenere finanziamenti dalle banche. Per la maggior parte delle aziende sono aumentati i controlli di Bankitalia e Consob, ma soltanto la metà degli intervistati li ritiene efficaci. E solo il 37 per cento considera possibile entro il 2005 la riapertura del segmento retail del mercato dei corporate bond.

Come leggere i sondaggi su Bush e Kerry

Il particolare sistema elettorale degli Stati Uniti rende estremamente difficili le previsioni su chi vincerà le elezioni presidenziali. E’ necessaria una continua e attenta analisi della distribuzione geografica dei voti. Che si può ottenere utilizzando i sondaggi statali per calcolare simulazioni della distribuzione statistica di ogni possibile risultato del collegio elettorale e le probabilità che ciascuno Stato risulti a favore di Bush o Kerry. Un metodo alternativo guarda invece al mercato delle scommesse. E il vincitore non è lo stesso.

Conflitti istituzionali a Bruxelles

Nell’impossibilità di sfiduciare il singolo commissario, il Parlamento europeo minaccia la censura dell’intera Commissione. Non disponendo dei voti per ottenere la fiducia, Barroso ha chiesto
un rinvio del voto. Tutto questo poteva essere evitato accettando la proposta della Convenzione di una rosa di nomi nella designazione dei Commissari.

Ma l’Europa resta miope

Prevale la convinzione che la delocalizzazione impoverisca le economie nazionali con perdita di posti di lavoro. Dunque, si adottano misure per contrastarla. Al contrario, può essere un processo virtuoso di rafforzamento della competitività anche in settori manifatturieri maturi come quelli in cui è specializzata l’Italia. I fondi strutturali dovrebbero essere utilizzati per integrare le attività ad alto valore aggiunto con quelle che vengono trasferite. E da noi va favorita la creazione di consorzi che forniscano servizi a chi vuole internazionalizzarsi.

Sull’outsourcing timori infondati

I risultati di studi su Stati Uniti e Gran Bretagna mostrano che la delocalizzazione non comporta una caduta nellÂ’occupazione aggregata. Perché rende aziende e settori più efficienti e dunque contribuisce alla creazione di nuovi posti di lavoro che controbilanciano le eventuali perdite occupazionali dovute all’esternalizzazione di alcune fasi della produzione. Nell’industria manifatturiera americana infatti gli incrementi nellÂ’outsourcing di servizi vanno di pari passo con una maggiore produttività del lavoro.

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