Per valutare il grado di concentrazione nel mercato della stampa quotidiana, i dati di diffusione a livello nazionale non sono un indicatore corretto. La competizione avviene prevalentemente su scala locale e dunque è più utile identificare il mercato di riferimento di ciascun giornale, ovvero l’insieme delle province nelle quali viene realizzata la maggior parte delle vendite. Si scopre così che la concentrazione effettiva è superiore a quanto comunemente si crede per la forte polarizzazione geografica della diffusione, anche dei cosiddetti quotidiani nazionali.
Nonostante lo sviluppo di nuovi mezzi di comunicazione, la concentrazione nei media resta diffusa. Non solo da noi. Aumentano i costi, e la concorrenza ammette solo pochi “vincitori”. E i media diventano uno strumento di pressione e propaganda politicaÂ…
Se non basta il mercato a garantire il pluralismo, occorre limitare il numero di licenze in capo a uno stesso operatore. E non buttiamo via la norma sulla par condicio: la deregolamentazione in un mercato molto concentrato può generare gravi squilibri. Anche la concentrazione per la stampa quotidiana è più elevata di quanto potrebbe apparire: su scala locale abbiamo molti monopolisti. E nella carta stampata esistono perfino meno strumenti per frenare la concentrazione. Anche qui occorre pensare almeno in campagna elettorale a una regolazione diretta, secondo criteri di par condicio.
Discutiamo ancora di elezioni. E’ proprio vero che in Italia il centro non c’è più e che per vincere le elezioni occorre puntare sulle ideologie? A noi non risulta. E sulle elezioni americane, Stephen Martin risponde a Francesco Giavazzi.
Aggiornamenti sull’attualità :
La resistibile ascesa del welfare residuale di Claudio De Vincenti e Corrado Pollastri, 11-11-2004
Sistema sanitario tra sottofinanziamento e sprechi di Elena Granaglia, 11-11-2004
Un sondaggio ripetuto nel corso degli anni mostra che in una scala sinistra-destra, fino al quaranta per cento delle persone si colloca al centro. Non solo: sono di centro gli elettori che mostrano maggiore mobilità di voto da unÂ’elezione allÂ’altra. Ma in che misura la formula della “conquista del centro” conta nella competizione politica ed elettorale? Siccome tecniche diverse di sondaggio danno risultati anche molto diversi, è davvero possibile determinare con precisione che cosa sia il centro e quanti elettori vi risiedano? Forse è azzardato dedurre una strategia politica da un sondaggio. Ilvo Diamanti commenta l’intervento di Tito Boeri. La controreplica dell’autore.
Bush vince le elezioni su temi che hanno poco a che vedere con la politica economica e con ciò che avviene nel resto del mondo. Si occuperà ora del traboccante deficit federale? Presterà maggiore attenzione agli organismi multilaterali? Non rimane che sperarlo e cercare di avere un’Europa più forte, come contrappeso.
La seconda tranche della riforma fiscale rischia di venire presentata quando non ci sarà più tempo per discuterla. Per permettere un confronto, valutiamo le nuove proposte trapelate dalle fila della maggioranza per ridurre il trattamento di favore riservato ai più ricchi. Si potevano ottenere gli stessi effetti distributivi a costi più bassi. Anche del collegato sullo sviluppo non si sa ancora nulla. Bene che si concentri sull’innovazione. Non occorrono tante risorse, ma incentivi flessibili e, soprattutto, permanenti. Â
Ci vuole un’autorità europea di vigilanza sul sistema bancario, indipendente dagli interessi dei singoli Stati. Altrimenti rischieremo di non vedere le aggregazioni transfontaliere necessarie per dare all’Europa istituti capaci di competere con le grandi banche americane.
Le nuove ipotesi di riforma fiscale con quattro aliquote e deduzioni si configurano come una lieve redistribuzione dai contribuenti con reddito dichiarato più alto a quelli che si collocano nelle fasce attorno a 40-50mila euro. Dovuto però alla sostituzione delle detrazioni con deduzioni. Se invece si considerano i redditi familiari equivalenti, tutte le varianti del secondo modulo continuano ad avvantaggiare le famiglie più ricche. E si affaccia perciò il correttivo di un aumento generalizzato degli assegni al nucleo familiare.
Per rilanciare la competitività dell’economia e delle imprese italiane, il Governo sta pensando a sgravi fiscali e crediti di imposta per le spese per la ricerca e per l’innovazione tecnologica. Scarse, tuttavia, le risorse a disposizione. E per incoraggiare davvero queste attività , occorre garantire alle imprese un più elevato tasso di rendimento interno certo. Meglio perciò evitare gli interventi temporanei e, pur nel rispetto delle compatibilità di bilancio, puntare su un flusso adeguato di incentivi permanenti e flessibili.
Le autorità nazionali di vigilanza utilizzano spesso i poteri di autorizzazione allÂ’ingresso nel capitale delle banche, previsti dalle direttive comunitarie, per impedire aggregazioni transfrontaliere. Così in un mercato finanziario denominato da un’unica valuta, prevale la frammentazione e non nasce un polo capace di competere con le grandi banche americane. La soluzione non è la modifica della normativa, ma la integrazione e la centralizzazione della vigilanza, con la creazione di una autorità europea indipendente e autonoma dagli interessi dei singoli Stati.
La fede e la religione hanno pesato più dellÂ’Iraq in queste elezioni. E i democratici lo hanno capito troppo tardi. Francesco Giavazzi interviene sulla vittoria di Bush nelle elezioni americane puntando sui temi della moralità e sul diritto dei cittadini a detenere armi. Nel secondo mandato si darà un’agenda politica tutta interna, con la promozione dei valori cristiani e conservatori nelle scuole, negli ospedali, trasferendo alle organizzazione religiose finanziate dallo Stato molti compiti di assistenza sociale. Mentre i repubblicani controllano anche il Senato. La risposta di Stephen Martin.
Nonostante la più diffusa consapevolezza ambientale, è ancora l’aumento del prezzo del petrolio il maggior fattore di risparmio energetico. Mentre in questo campo scendono gli investimenti pubblici in ricerca e sviluppo, le fonti rinnovabili resteranno relativamente insignificanti almeno per i prossimi vent’anni. Anche perché nessuno dei nuovi sistemi energetici sembra in grado di sostituire le fonti fossili in termini di costi e quantitativi. E l’ipotesi idrogeno procede con gli stessi tempi del volo umano su Marte.
Negli scenari energetici futuri, il carbone torna a essere una possibile alternativa al petrolio, grazie a nuove tecnologie che ne riducono l’impatto ambientale e rendono più vantaggiosa la sua estrazione. Ma sono in molti a puntare anche sul nucleare. Remota la possibilità di nuove Chernobyl, resta però la preoccupazione per alcuni paesi nei quali dalla produzione di energia si potrebbe facilmente passare a quella di armamenti. Infine, si guarda al gas naturale, dalle riserve meno concentrate geograficamente, più pulito e meno costoso.