SABATO 9 MAGGIO 2026

Lavoce.info

Sommario 26 luglio 2004

In Europa si lavora meno che negli Stati Uniti.  Sempre meno.  Dobbiamo interpretare gli accordi alla Daimler-Chrysler e alla Bosch (si veda la rassegna della stampa estera) e la proposta del Ministro delle Finanze francese di abolire le 35 ore come il segnale di una inversione di tendenza?  In realtà il gap in ore lavorate fra Europa e Stati Uniti è dovuto soprattutto al fatto che molte persone non lavorano del tutto, piuttosto che a un basso numero di ore mediamente lavorate per addetto. Non è colpa della presunta pigrizia degli europei, nè di accordi sindacali che hanno negoziato condizioni molto vantaggiose in quanto a orari e ferie per i dipendenti, ma di politiche che hanno al tempo stesso tassato il lavoro e pagato chi se ne stava alla larga dal mondo del lavoro.  Insomma, possiamo partire per le vacanze senza sensi di colpa, ma riflettendo sul fatto che le politiche che tengono molte persone in età lavorativa lontane dal lavoro non sono più alla nostra portata.

Fondazioni tartassate

La manovra correttiva appena approvata cancella la riduzione del 50 per cento dell’aliquota fiscale finora prevista per le fondazioni bancarie perché enti non a fini di lucro. I benefici per il bilancio dello Stato saranno relativamente modesti e soggetti a un probabile contenzioso. Possono essere consistenti invece gli effetti sulle risorse disponibili per servizi e interventi vari garantiti dal settore privato non profit. Non sarebbe meglio incentivare, anziché comprimere, il ruolo delle fondazioni nel traballante welfare mix italiano?

Il Subcomandante Marco

Acque agitate e tempesta imminente
Tolto Tremonti il governo si squaglia
Oggi assistiamo in un clima rovente
Ad una crisi o ad un fuoco di paglia?

Chi si è impegnato con piglio deciso
Per liberare quella poltrona
Ora tentenna con qualche sorriso
No, per quel posto non son io la persona

Ora che è arduo tagliare le tasse
Dopo aver messo i conti allo stremo
È mai possibile che in tutta la classe
Debba esser io quello più scemo?

Così assistiamo alla rara scenetta
Del fuggi fuggi da tanto potere
Sembrano tutti andare di fretta
Dopo di lei, ma mi faccia il piacere!

Questo mi sembra il segnale più chiaro
Che a quel contratto firmato in tivù
Per dare indietro un po’ di danaro
Al giorno d’oggi non credono più

Tra gli spintoni e le urla di scherno
Sgranando gli occhi dietro le lenti
Democristiano in stile moderno
Marco si è posto in cima agli eventi

Non le minacce di gogna sui media
Non le blandizie di un posto di rango
Le hanno tentate con rabbia ed invidia
Ma lui resiste sgusciando dal fango

E’ lui che guida la Resistenza
Contro le truppe azzurre e padane
Li sfida serio, con molta pazienza
Pieno di astuzie democristiane.

Certo che è strano doversi affidare
Ad un allievo del vecchio Arnaldo
Per liberarsi da guitti e fanfare
Che ci han ridotto a prezzi di saldo

Ma guarda un pò che strano Paese
dove ogni cosa è diversa da se
sempre animato da immani contese
pronte a comporsi davanti a un caffè

Contratti: a chi serve lo status quo

L’attuale sistema di contrattazione rischia di impedire a molti lavoratori, soprattutto ai più deboli, di partecipare a incrementi di produttività. Permette anche forti differenziali salariali a favore di un gruppo ristretto di lavoratori che operano in imprese coperte dagli accordi di secondo livello. La Cgil professa la necessità di aumentare la quota dei salari sul prodotto e ha fatto dell’egualitarismo un proprio cavallo di battaglia. Alla luce di questi obiettivi, farebbe bene ad accettare di discutere di riforme degli assetti contrattuali, anziché ergersi a difesa dello status quo.

Breve storia della contrattazione articolata

Dopo il gran rifiuto della Cgil di Epifani alla proposta di dialogo della Confindustria sulla struttura della contrattazione collettiva ripercorriamo le tappe della contrattazione articolata in Italia, dallÂ’autunno caldo allÂ’accordo del 1993. Perché se ne può trarre una lezione. Rivendicare come fa la Cgil un maggior peso del contratto nazionale e quindi opporsi alle proposte che tendono a spostare il baricentro della contrattazione dal centro verso la periferia, può comportare il rifiuto di Confindustria di stipulare il contratto nazionale. Questo è già accaduto nei primi anni ’80.

Il conflitto di interessi sotto il mantello di Harry Potter

La legge sul conflitto di interessi ha abolito il problema invece di risolverlo. I criteri di incompatibilità sono definiti rispetto alla figura del gestore delle attività economiche e non si estendono alla figura del proprietario. Tutto l’intervento di contenimento del conflitto di interessi è scaricato sulla verifica ex-post degli atti di governo. E questo compito improbo è sorprendentemente affidato all’Autorità antitrust, le cui competenze tecniche riguardano l’analisi delle decisioni delle imprese e non dei governi.

Sono stati anni difficili?

Con la ripresa dovrebbe migliorare la situazione dei conti pubblici in Europa: rischia di essere un ragionamento troppo ottimista. La riduzione dei tassi di interesse conseguente al rallentamento del ciclo può avere un effetto particolarmente favorevole per i paesi altamente indebitati, come il nostro. Paradossalmente, è del tutto possibile che l’Italia non tragga grande beneficio dalla modesta ripresa, ma ne soffra le conseguenze in termini di più alti tassi di interesse europei. Il nuovo Dpef dovrebbe tener conto di questi fattori.

Sommario 19 luglio 2004

La Cgil abbandona il tavolo di trattativa sulla contrattazione salariale. L’obiettivo è di proteggere i lavoratori più deboli, evitando uno spostamento del baricentro della contrattazione verso la periferia. Ma è proprio così? Il tentativo della Cgil di rafforzare il ruolo del centro potrebbe indurre la Confindustria a non stipulare il contratto nazionale. E gli attuali assetti contrattuali penalizzano proprio i lavoratori più deboli, che la Cgil vorrebbe difendere.
Per tre anni l’esecutivo ha contato sulla ripresa economica per ridare respiro ai conti pubblici. Nel frattempo però i nostri conti pubblici hanno tratto vantaggio dai livelli eccezionalmente bassi dei tassi di interesse. Una ripresa sostenuta a livello europeo potrebbe però indurre la Bce ad aumentare i tassi di interesse. Se l’Italia poi non riuscisse ad agganciarsi al treno dell’Europa, l’effetto complessivo sui conti pubblici potrebbe riservare spiacevoli sorprese.
La legge sul conflitto di interessi cerca un difficile compromesso fra verifiche ex-post e filtri ex-ante. Non solo non risolve il problema di fondo, ma rischia di politicizzare la scelta del presidente delle Authorities.

Una manovra omeopatica

Nel decreto legge varato per correggere lÂ’andamento dei conti pubblici nel 2004, la componente strutturale è di circa il 12 per cento, concentrata sulle entrate. I tagli alle spese sono invece tutti una tantum. E’ dunque marginale l’influenza sulle prospettive per il 2005, che vedono un disavanzo tendenziale intorno al 4,5-5 per cento del Pil, senza contare il punto percentuale necessario per finanziare la riduzione delle imposte.

Indipendenti solo dalle regole

Gli amministratori nominati dalla proprietà non possono essere realmente indipendenti. Pubblicizzarli come un elemento di qualità delle società è quantomeno ipocrita. I criteri previsti dal Codice di autodisciplina perché un soggetto possa essere definito indipendente sono decisamente vaghi, ma nomine recenti dimostrano che sono comunque violati. Per tutelare davvero i piccoli azionisti, dovrebbero essere le minoranze a indicare i consiglieri indipendenti, se non il presidente del collegio sindacale.

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