La Commissione europea ha bocciato il decreto salva-calcio. Riproduciamo qui gli interventi di Giuseppe Pisauro all’atto dell’introduzione del provvedimento. Mettevamo in luce come le agevolazioni abbiano un effetto distorsivo sul mercato perché offuscano la rappresentazione che il bilancio dà della situazione economica delle società calcistiche e consentono una riduzione delle imposte da pagare in futuro.
E’ iniziato alla Camera lÂ’iter del decretone di collegamento alla Legge Finanziaria. Si discute anche dellÂ’introduzione dellÂ’assicurazione obbligatoria contro le calamità naturali. Riproponiamo ai lettori un‘intervista a Guido Bertolaso, capo della Protezione civile, che ne spiega i dettagli.
Uno studio condotto dal gruppo di monitoraggio del ministero del welfare conferma che il Superbonus è una “ciofeca” (nel linguaggio dei sindacalisti presenti al confronto sulla riforma previdenziale). La voce.info aveva già documentato tutto questo due mesi fa in un contributo di Sandro Gronchi che riproponiamo ai lettori.
In risposta ad una lettera di Luca Paolazzi, Pietro Garibaldi torna a discutere l’impatto della riforma previdenziale sulla domanda di lavoro.
La decisione di andare in pensione rientra nella sfera delle scelte individuali. Ma un nuovo sistema previdenziale che alza lÂ’età del pensionamento influenza il mercato del lavoro. Con due sole possibili alternative: un abbassamento delle retribuzioni lungo tutto l’arco della vita lavorativa. Oppure, se i salari sono rigidi, una diminuzione della domanda di lavoro. La terza alternativa, un aumento della produttività dei lavoratori più anziani, appare poco plausibile.
Franco Modigliani lascia in noi un grande vuoto, come economista, maestro e amico. Lo ricordano Alberto Giovannini, Luigi Guiso, Tullio Jappelli, Tommaso Padoa Schioppa e Marco Pagano ripercorrendo alcuni dei suoi contributi fondamentali per l’analisi del risparmio, dei mercati finanziari, della macroeconomia e della politica economica. Le idee di Modigliani hanno contribuito in maniera significativa alla teoria economica e al progresso sociale. Speriamo che non vengano mai dimenticate.
Manca informazione sugli effetti che la riforma previdenziale avrà sui redditi futuri degli italiani. E l’incertezza non fa bene nè al dialogo, nè ai consumi. La tabella qui proposta calcola la pensione attesa per alcune tipologie rappresentative di lavoratori. Se ne ricava che la riforma Tremonti colpisce in particolare le classi dal 1951 al 1956, che vincola molto le fasce di età successive, ma con riduzioni relativamente modeste delle prestazioni e dunque con una riduzione contenuta della spesa pensionistica dal 2013.
Dovrebbe pensarci il Governo. Ma continua a non fornire informazioni sugli effetti della riforma previdenziale depositata al Senato sulle prestazioni future di diverse tipologie di contribuenti. Dopo avere discusso vantaggi e svantaggi del bonus fiscale, proviamo allora a stimare cosa accadrà alle pensioni di chi nel 2008 non avrà ancora maturato i requisiti per fruire della pensione di anzianità . E torniamo anche a interrogarci su come il mercato del lavoro potrà assorbire chi sarà obbligato a continuare a lavorare.
Il Governo allarga le maglie del condono edilizio. Il capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso ne discute le implicazioni sui bilanci futuri e illustra la proposta di istituire un’assicurazione contro le calamità naturali
Più lavoro per gli anziani uguale meno lavoro per i giovani? Un vecchio luogo comune della vulgata economico-sindacale torna a far capolino nel dibattito sulla proposta di riforma della previdenza avanzata dal Governo Berlusconi. Cosa afferma questo luogo comune? Che il prolungamento della vita lavorativa delle persone più anziane impedisce l’accesso all’occupazione ai più giovani, perché non libera posti di lavoro. In altre parole i padri tolgono lavoro ai figli. Da questa convinzione discende la ricetta delle pensioni di anzianità come strumento di creazione di occupazione giovanile.
Ciò sarebbe vero se il numero di posti di lavoro fosse fisso e immutabile nel tempo. Quasi fosse una stanza tanto stipata di persone che per farne entrare un’altra occorrerebbe che qualcuna uscisse. (Il che può accadere per alcune categorie professionali altamente protette). Questa visione ha il fascino discreto della semplicità e a ciò deve la sua popolarità .
Quanto tale visione sia però errata lo dimostra il confronto internazionale: l’occupazione tra gli anziani è maggiore negli stessi Paesi in cui c’è minore disoccupazione giovanile (vedere grafico). Ciò perché in realtà non vi è nessuna legge di natura che predetermina un numero costante di posti di lavoro. In un sistema economico esistono invece condizioni di domanda e offerta. Condizioni che cambiano, aumentando o diminuendo l’occupabilità delle persone. E l’aspetto dinamico è quello più difficile da inglobare nelle analisi. Ma è l’aspetto più rilevante, perché non solo varia la dimensione dell’occupazione ma anche e soprattutto la sua composizione tra settori produttivi, tra imprese e, all’interno di una stessa impresa, tra figure professionali. Perciò è ben difficile, e comunque rappresenta un caso particolare, che al pensionamento di una persona corrisponda l’assunzione di un’altra.
Proprio a questo caso particolare, che può essere anche importante per una singola impresa, pare si riferisca una critica, elaborata da Pietro Garibaldi su lavoce.info e ripresa da Tito Boeri su Il Sole 24 Ore, al nuovo progetto di riforma previdenziale. Sostenendo che “l’aumento della vita lavorativa determina un aumento del costo del lavoro” (per unità di prodotto, aggiungiamo) e dunque riduce la domanda di lavoro, a scapito dei giovani, essendo gli anziani “bloccati” nel lavoro dal progetto di riforma previdenziale o da qualunque intervento determini l’allungamento della vita lavorativa.
Questa critica sollecita due osservazioni. Prima osservazione. Delle due l’una: se si ritiene che le misure proposte di incentivazione al rinvio del ritiro dal lavoro siano efficaci allora porteranno a un risparmio nella spesa previdenziale, e ciò implica una riduzione del costo del lavoro via abbassamento delle aliquote fiscal-contributive (o un loro mancato aumento). Se invece si ritiene che non saranno efficaci (e vi è più di una ragione per pensarlo) allora non ci sarà “ingabbiamento” di persone anziane nell’occupazione. In ogni caso quel che rileva è il costo del lavoro e ogni riforma che, abbassando la spesa, riduca la pressione fiscal-contributiva accresce l’occupabilità delle persone di ogni generazione.
Seconda osservazione. Se anche i meccanismi di spiazzamento descritti da Boeri-Garibaldi funzionassero, e non c’è da dubitare che in alcuni casi funzionino (ma l’evidenza aneddotica evidenzia anche casi contrari: la produttività di alcune figure professionali è più alta negli ultimi anni di vita lavorativa e le imprese si lamentano di perdere per pensionamento d’anzianità lavoratori preziosi), credo che per contrastarlo occorrerebbe usare strumenti diversi dal sistema previdenziale (che incide sulla sfera della libertà personale nel suddividere la vita in tempo di lavoro e in tempo libero). Per esempio, facendo ricorso a una maggiore flessibilità del mercato del lavoro, alla formazione e riqualificazione, al sostegno integrativo delle retribuzioni.
Non mi pare invece molto formativo, nella già scarsa cultura economica italiana, risvegliare antichi luoghi comuni in un paese che negli ultimi anni ha imparato finalmente che si possono aumentare assieme l’occupazione degli anziani e l’occupazione dei giovani.
I dati sui prezzi in Italia resi noti in questi giorni hanno riacceso le polemiche sulla misurazione dell’inflazione. Riproponiamo per i nostri lettori un intervento di Luigi Guiso che cerca di spiegare le ragioni del divario fra inflazione rilevata e percepita e un commento del presidente dellÂ’Istat, Luigi Biggeri.
Oggi voglio parlare di Gianfranco Il due di picche all’Umberto Bossi L’asso di quadri al lucido Follini La Peppa Tencia l’ha lasciata al Silvio Certo è un po’ strano che per dire queste cose Prendiamo atto che quella destra abbraccia * * * Sono contento ma l’incredulità rimane Se non fosse per le cose che ha affermato
che ha proposto il voto agli immigrati
con questa mossa astuta ha vinto il Banco
ed ora da le carte agli alleati
Con la speranza che lasci il panno verde
Quel diabolico ruspante saltafossi
Che riesce a vincere anche quando perde
Con cui i giochi di squadra sono tanti
Lui che ha addolcito un po’ la Bossi-Fini
Imponendo di sanare le badanti
Per dire chiaro che non farà più sconti
Che appenderebbe volentieri a Ponte Milvio
Oltre all’Umberto anche l’ottimo Tremonti
Riempiendo l’alleanza di cerotti
Sia ricorso a proposte coraggiose
Che piacciono a D’Alema e Bertinotti
L’idea che il Cingalese o il Filippino
Si porti dietro oltre alle sue braccia
Anche i diritti di ogni cittadino
Un tarlo fastidioso che lavora
Si è fatto vivo nella mente anche stamane
Risvegliandomi di colpo di buon ora
Sulle droghe leggere da proibire
Penserei che Gianfranco si è fumato
Quelle cose che propone di bandire