Una giornata senza acquisti. È stata promossa da alcune associazioni dei consumatori contro quello che viene considerato un generalizzato rialzo dei prezzi. È un’iniziativa positiva? Al di là di anacronistiche tentazioni di ritorno a calmieri e prezzi amministrati, può contribuire a formare un’opinione pubblica che spinga per attuare la riforma del commercio al dettaglio, liberalizzare alcuni servizi i cui costi gravano sulle imprese e, magari, opporsi ai protezionismi agricoli. Perché mercato e concorrenza sono il migliore e più efficace avvocato dei consumatori.
Diminuire le imposte è inutile perché un eventuale taglio non servirebbe a stimolare consumi e produzione, ma solo ad aumentare il risparmio. Lo dichiara il ministro dell’Economia citando a riprova delle sue affermazioni i risultati della Finanziaria, che pure ha ridotto alcune aliquote Irpef. È perfettamente vero. Le famiglie cercano di mantenere un livello di consumo stabile e reagiscono in modo diverso a variazioni di reddito percepite come temporanee o permanenti. Se gli italiani hanno continuato a risparmiare è perché hanno giudicato la riforma fiscale dello scorso anno poco credibile e certo non destinata a durare nel tempo.
Prezzi alle stelle, negozi vuoti: così viene percepita la situazione attuale in Italia. Eppure, dati alla mano, non è vero che i consumi degli italiani ristagnano. Piuttosto muta la loro composizione e, soprattutto, aumenta la quota di beni e servizi acquistati all’estero grazie al rafforzamento della nostra moneta. D’altra parte, i prezzi interni e quelli al consumo crescono di pari passo. C’è dunque una redistribuzione del reddito fra produttori, a favore delle strutture meno concorrenziali. Che ha come contraltare una più ineguale distribuzione del potere d’acquisto delle famiglie, nonostante le misure adottate a beneficio dei redditi medio bassi. Chissà cosa succederà quando si ridurranno le imposte su quelli più alti.
Sembra esserci l’accordo nella maggioranza sulla riforma delle pensioni. Dal 2008 si chiuderà uno dei due canali di accesso alle pensioni di anzianità . Tentiamo una prima valutazione sulla base dei (pochi) dati disponibili. Vi è il rischio di forti fughe verso le anzianità da qui al 2008, che potrebbero compromettere i risparmi successivi. Inoltre, aumenterebbero le disparità di trattamento, accentuando la complessità del sistema.
Si delineano i tratti salienti della riforma delle pensioni su cui la maggioranza avrebbe trovato un accordo. Si chiuderà uno dei canali per l’accesso alle pensioni d’anzianità nel 2008. Ma annunciare oggi la riforma e realizzarla nel 2008 rischia di scatenare fughe verso le anzianità , tali da compromettere i risparmi successivi.
La bassa crescita della spesa per consumi viene spesso ritenuta responsabile della contenuta dinamica della domanda e del reddito. Ma un attento esame dei dati rivela che non è così. Dunque le misure, allo studio del Governo, di sostegno alla spesa delle famiglie rischiano di essere poco efficaci nel rilanciare la domanda. Perché le famiglie anziché aumentare la spesa mettono da parte le riduzioni di imposte, come lamentato dal ministro Tremonti? Non per cattiveria, ma perché gli sgravi vengono percepiti dalle famiglie come transitori: minori imposte oggi saranno maggiori tasse domani, date la precaria situazione della finanza pubblica italiana.
Serve lo “sciopero dei consumatori“? Lo “sciopero” più efficace consiste nel rinunciare a comprare dai produttori che hanno aumentato i prezzi oltre la norma. Ma vi sono vantaggi anche in un’azione collettiva. Basta indirizzarla verso i giusti obiettivi.
Si torna a parlare di attacchi all’autonomia dell’università . Riproponiamo una riflessione sui possibili limiti degli interventi proposti dal Governo.
La risposta al bisogno di sicurezza dei cittadini continua a privilegiare la quantità sulla qualità . Numero di agenti e spesa in questo settore sono più che adeguati alle necessità italiane. Quello che manca, invece, è la volontà di affrontare i nodi che impediscono un loro utilizzo efficace ed efficiente. A cominciare da una chiara divisione di compiti tra le varie forze dell’ordine. E da stipendi che tengano conto della diversità dei compiti svolti.
Contrariamente a quanto si lascia intendere, la riforma della tassazione delle società approvata dal Consiglio dei ministri non comporterà una riduzione dell’onere fiscale che grava sulle imprese. Non è neppure vero che ci si adegui a un modello europeo, peraltro inesistente. È vero invece che dalle legislazioni degli altri paesi europei si mutuano le norme più favorevoli per le holding e per i gruppi, senza interrogarsi se il nuovo sistema sia o meno coerente con le proposte di coordinamento elaborate dalla Commissione europea.
I diritti televisivi sono stati un fattore scatenante della crisi finanziaria delle squadre italiane. Perché le società hanno dovuto trasferire ai giocatori buona parte di questi inaspettati e improvvisi ricavi. D’altra parte, la necessità di assicurarsi le esclusive ha alzato i prezzi e diminuito la remuneratività delle partite in tv. E tutti ne hanno sopravvalutato il potenziale di sviluppo. Ma se le emittenti possono permettersi di trasmettere in perdita per un breve periodo, alle squadre per pareggiare costi e ricavi non resta che abbassare gli stipendi dei calciatori.
Il Consiglio dei Ministri approva il decreto attuativo della delega sulla riforma della tassazione delle società di capitali. Formuliamo un primo giudizio: non si riduce il prelievo sulle imprese, ci avviciniamo a un modello di tassazione “alla tedesca”, riservando un trattamento più favorevole alle holding e a quei gruppi che potranno usufruire del consolidamento di utili e perdite di diverse società partecipate, anche estere. Alcune norme sembrano in conflitto con i principi di non discriminazione e comunque non coerenti con il processo di coordinamento proposto dalla Commissione europea.
Il Governo risponde alla domanda di sicurezza dei cittadini assumendo 1.000 nuovi agenti. Meglio sarebbe stato investire in attrezzature e tecnologie, oggi molto più sofisticate che in passato, ricercando al contempo un migliore coordinamento tra le diverse forze dell’ordine.
Riparte anche il Campionato di B. Ma i problemi strutturali del calcio non sono stati risolti e potrebbero riesplodere da un momento all’altro: c’è stato un errore di sopravvalutazione della diffusione della televisione a pagamento. I diritti televisivi sono destinati ad abbassarsi. Con loro gli stipendi dei calciatori. Meglio facilitare questo processo se si vogliono evitare altri clamorosi fallimenti.
Dall’indagine ministeriale emerge che il caldo record di quest’estate avrebbe ucciso 4.175 anziani. Riproponiamo ai nostri lettori le riflessioni di Tito Boeri  (Quando la famiglia non basta) , Cristiano Gori (Anziani in cerca di risposta), Chiara Saraceno (Fumo contro la povertà ) e Luca Beltrametti (Le soluzioni di Trento e Bolzano) sul problema degli anziani non autosufficienti in Italia.