Il Dpef 2004-2007 non serve a capire lo stato di attuazione dei programmi di governo, né gli impegni e i programmi futuri. Ma non possiamo fare a meno del Dpef. Piuttosto il Dpef va ripensato per aumentare la trasparenza dei conti pubblici e per tener conto dell’evoluzione della nostra finanza pubblica verso un assetto federale.
Il ministro Tremonti ha individuato nella “apertura troppo violenta dei mercati” a Paesi come la Cina la causa del declino economico italiano. Ma le ragioni del declino sono piuttosto addebitabili ai mancati investimenti in infrastrutture, nella ricerca, nei sistemi formativi, nelle grandi reti di servizio. Con i risultati che vediamo. Insomma i cinesi non devono servire a coprire responsibilità politiche.
Uno degli scopi dellÂ’introduzione del Dpef (nel 1988) era separare il momento in cui si fissano gli obiettivi sul disavanzo pubblico da quello in cui si definiscono in modo preciso i provvedimenti da inserire nella manovra di finanza pubblica. Prima di allora gli obiettivi venivano stravolti durante la sessione di bilancio in Parlamento e, quasi sempre, si ricorreva allÂ’esercizio provvisorio.
Stati Uniti ed Europa hanno la principale responsabilità nell’assicurare che il sistema multilaterale degli scambi sia sempre più aperto ed efficiente. Per questo devono evitare nuove possibili spinte protezionistiche che rischiano di compromettere la ripresa commerciale e la crescita mondiale.
Il Documento di programmazione economico-finanziaria 2004-7 approda in Parlamento. Manca di tutto: contenuti e trasparenza. Non c’è l’arrosto. Per fortuna questa volta non c’è neanche il fumo. Non serve a capire nè lo stato di attuazione dei programmi di governo, nè gli impegni e i programmi futuri. Insomma un documento inutile. Ma non è affatto inutile avere un Dpef: serve a tenere separato il momento della fissazione dell’obiettivo sul disavanzo da quello in cui si definiscono gli interventi concreti (la Finanziaria). Servirebbe il Dpef anche a tracciare un bilancio dell’azione di governo e a stabilire i rapporti di finanza con le amministrazioni locali.
Il peggioramento del disavanzo commerciale degli Stati Uniti e l’apprezzamento dell’euro danno nuovo impulso alle lobby che chiedono misure protezionistiche da una parte e dall’altra dell’Atlantico. Peccato che trovino sponda nelle dichiarazioni del nostro Ministro dell’Economia, secondo cui la globalizzazione è responsabile del declino economico dell’Italia. Il protezionismo ci condannerebbe davvero al declino industriale, imponendoci una specializzazione produttiva troppo simile a quella dei paesi emergenti e, quindi, non in grado di reggere la loro competizione.
Chi non aveva un compagno viziato Un pizzicotto e poi vi guardava Crescendo ne avete incontrati degli altri Da che è Ministro di Grazia e Giustizia Lei, ingegnere devoto ai Padani Leggi tagliate e cucite con cura Oggi ci ha detto che non se la sente Per ribadire chi è che ha il Potere Chissà come mai, Ministro Castelli Spero soltanto che una notte allo specchio
Aria arrogante e parlata maldestra
Provocatore del gioco truccato
Perché è il protetto dalla maestra?
Che fai, vuoi reagire con la violenza?
Dentro la rabbia era un fiume di lava
Ma sapevate di aver perso in partenza
Pronti a godere nel darvi uno smacco
Stessa arroganza, stessi occhi scaltri
Piccoli epigoni di Ghino di Tacco
Ha imposto uno stile, si è mosso con foga
Ha caricato senza pigrizia
Appena ha visto agitarsi una toga
Nel riciclar materiale di scarto
Ha superato anche i più veterani
Confezionando leggi da sarto
Senza una piega o un filo scomposto
Per orientarsi una guida sicura
Un busto di Cesare sempre al suo posto
Di chiedere la grazia per quello di Pisa
La sua coscienza non glielo consente
Anche se sa che è una scelta assai invisa
Ci ha poi propinato un immondo pastone
Mischiando Sofri alle stragi nere
E i suoi Serenissimi in mezzo al listone
Non so immaginare dove lei la nasconda
Questa coscienza sorda agli appelli
Di chi le si oppone e di chi la circonda
La Dea Bendata le appaia in sogno
E le sussurri discreta all’orecchio
Mi scusi, Ministro, di lei mi vergogno
Vice-direttore vicario del Sole24ore
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L’introduzione dei limiti anagrafici al pensionamento ha riportato verso l’alto i tassi di occupazione maschili nella fascia di età 50-60 anni. Incentivi e disincentivi economici apprezzabili possono perciò rivelarsi efficaci per ritardare le uscite dal mondo del lavoro. Con una nuova domanda sullo sfondo: ha ancora un senso mantenere l’istituto della pensione di anzianità in assenza di penalizzazioni?
I ragazzi italiani vivono in famiglia più a lungo dei loro coetanei europei perché non hanno la sicurezza del posto di lavoro. Colpa di un sistema che protegge i lavoratori più anziani, facendo ricadere sui più giovani tutto l’onere della flessibilità . Mantenere il generoso sistema pensionistico per permettere ai padri di mantenere figli trentenni è una soluzione sbagliata e costosa. Vanno invece rimosse le rigidità del mercato del lavoro.
