LUNEDì 9 FEBBRAIO 2026

Lavoce.info

Lockdown dell’economia, un primo bilancio

Il blocco delle attività produttive ha contribuito a contenere la diffusione del coronavirus? Dalle prime analisi sui dati disponibili non si ricavano indicazioni chiare. Per guidare le scelte sulla “fase 2” servirebbero invece indagini dettagliate.

Perché la scuola online non crei disuguaglianze

È alto il rischio che la didattica online imposta dall’emergenza Covid-19 allarghi e crei nuovi i gap di apprendimento tra studenti di diversi contesti socio-economici. Perché cresce il ruolo della famiglia e di ciò che può offrire ai propri figli.

Rischia di schiantarsi la Lombardia che decide tutta sola

Nella regione più colpita dall’infezione di coronavirus, il governatore Fontana prende iniziative a zig-zag, contraddittorie e in splendido isolamento rispetto al contesto nazionale. L’ultima è una app per tracciare i soli cittadini del suo territorio. Un nonsenso.

Immigrati in Ue: i limiti della sovranità nazionale

Nella distrazione generale, una sentenza della Corte di giustizia Ue condanna Ungheria, Polonia e Repubblica Ceca per non aver onorato l’impegno di redistribuzione dei richiedenti asilo. Un risveglio di sensibilità per i diritti umani?

La “fase 2” inizia dalla formazione dei lavoratori

Per procedere con la riapertura delle attività è necessario predisporre un piano dettagliato e capillare. Ogni lavoratore deve avere ben chiaro quali comportamenti tenere in ogni circostanza. E ai tempi del Covid-19 la formazione utilizza la tecnologia.

Il Punto

Le opposizioni e una parte della maggioranza (M5s) sono contro il Mes e per i coronabond. Che sono comunque debito da restituire. Ci vorrà tempo per predisporre strumenti di indebitamento comune nella Ue come il Recovery Fund di cui discute l’Eurogruppo. Intanto, sotto i colpi della crisi in Europa vacilla il tabù del divieto di aiuti di stato. Oggi consentiti ma con alcuni rischi di distorsione concorrenziale. La recessione si legge chiaramente nei dati dei consumi di elettricità: crollati nel mese di marzo come non succedeva dal 2009.
In vista della “fase 2” con la riapertura graduale di varie attività, bisogna cominciare a formare i lavoratori in base a procedure si sicurezza precise. Inoltre ci vuole una strategia di uscita dall’emergenza che tenga in considerazione differenze territoriali, di settori di attività, di età delle persone, dell’esposizione al contagio.
Gli italiani hanno perso le prime posizioni tra i popoli risparmiatori. Alle famiglie serve un sostegno per far fronte alla crisi da pandemia. A questo servono il bonus di 600 euro distribuito in questi giorni e le prossime misure allo studio. Sarebbe meglio però creare un sussidio permanente da attivare nelle emergenze. Tra le rinunce dei cittadini, anche quella alla privacy, per tracciare spostamenti e frequentazioni e individuare le infezioni. A condizione che sia temporanea.

Continuano le puntate de lavoce in capitolo, il podcast de lavoce.info. Questa settimana: “La recessione che verrà“, con Francesco Daveri.

Rendiamo automatico il reddito di emergenza

Strumenti di sostegno al reddito per rispondere alle emergenze si sono già visti in Italia, dopo terremoti e altre catastrofi. Sarebbe forse più utile una misura permanente, da attivare in caso di necessità. Anche imparando dall’esperienza di altri paesi.

Rinuncia alla privacy? Solo a tempo in caso di necessità*

La tutela di dati personali è uno dei diritti fondamentali della persona. Può essere limitato in caso di emergenza, come lo è adesso quella sanitaria. Ma solo a determinate condizioni: temporaneità, necessità e proporzionalità delle misure restrittive.

Consumi di elettricità, uno specchio della crisi

A marzo 2020 i consumi di energia elettrica in Italia sono scesi del 10 per cento. Il calo è conseguenza dei decreti che, per frenare la diffusione del coronavirus, hanno fermato le attività produttive. Ma peggio di così era andata solo nell’aprile 2009.

Se crolla il mito del risparmio degli italiani

L’Italia è da sempre considerata una nazione di risparmiatori, ma il mito non corrisponde più alla realtà. Con tre mesi di blocco dell’economia, dieci milioni di italiani potrebbero non avere risparmi sufficienti per sopperire alla mancanza di reddito.

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