Dal Rapporto Cerved Pmi emerge un quadro in chiaroscuro: i fatturati in termini reali sono stagnanti e la redditività in calo. Migliorano però i fondamentali economico finanziari e si rafforza il profilo di rischio delle piccole e medie aziende italiane.
Ridurre i divari territoriali è cruciale per riattivare la crescita di tutto il nostro paese. Ma è inutile ripetere luoghi comuni sugli interventi della politica nazionale al Sud. Più utile capire le ragioni per le quali alcune politiche hanno funzionato.
Disney è il più serio concorrente di Netflix perché ha i contenuti e le risorse per combattere ad armi pari. E la battaglia non sarà tanto sul numero di abbonati, quanto sulla capacità di conquistare la vera risorsa scarsa: il tempo dello spettatore.
Il costo politico della revisione del regime delle spese fiscali è alto. Ma una riforma è necessaria. Oltre ai problemi, i politici dovrebbero sottolineare i benefici connessi a un sistema tributario meno complesso, più coerente, equo ed efficiente.
I governi orientati a sinistra fanno scendere il rapporto debito-Pil più di quelli conservatori, in Europa e in Usa. Ma il riconoscimento che l’indebitamento di oggi ha un costo per le generazioni future è messo in dubbio dal successo dei populisti.
Il labirinto di deduzioni, detrazioni e altre agevolazioni fiscali (in gergo: le spese fiscali) è in Italia molto ampio e variegato. E si è esteso nel tempo. Ridurre le spese fiscali colpirebbe le categorie interessate di contribuenti e rischierebbe di far perdere i loro voti. Ma una profonda revisione di questa materia è sempre più necessaria.
Aumentare il debito pubblico è di destra o di sinistra? L’analisi delle serie storiche dice che i governi tendenti a destra sono più propensi ad espandere il debito rispetto a quelli dello schieramento opposto. Questi ultimi però tendono a finanziare politiche di spesa e di maggiori tasse. Negli Usa come in altri 24 paesi Ocse. Italia compresa.
Chissà come finirà con l’ex-Ilva di Taranto. In ogni caso, tre erano i punti chiave nella lettera di recesso di ArcelorMittal: lo scudo penale (messo e tolto quattro volte) che deve tutelare proprietari, manager e quadri, l’integrale automatizzazione di tre altoforni imposta dalla magistratura e, infine, chiarezza sulla volontà di aumentare la produzione. L’acciaio, agli albori dell’Europa unita, era accomunato – nella Ceca – al carbone che ora sta andando fuori gioco per ragioni ambientali ed economiche. Ma va garantita una decarbonizzazione ordinata della Ue dove, anche su questo tema, non tutti i paesi sono allineati.
La crisi post-Lehman e la rivoluzione tecnologica in corso hanno ridotto gli sportelli bancari di circa un quarto. Il personale è sceso del 5,2 per cento in Europa e del 6,7 per cento in Italia. Non è solo questione di numeri: arrivano nuove figure professionali. E – per cambiare – le donne continuano a rimanere indietro.
Il podcast de lavoce.info
Il nuovo podcast lavoce in capitolo. Parliamo di “Fantasticare sulle pensioni dei giovani”, con Vincenzo Galasso.
Il mondo delle agevolazioni fiscali è esteso e intricato. Assumono forme diverse, interessano vari tributi e riguardano soggetti disparati. Detrazioni e deduzioni sono le principali, ma pesano anche esenzioni, esclusioni e riduzioni di aliquota.
Indipendentemente dalle scelte di ArcelorMittal, ci sono tre questioni che devono essere affrontare da chiunque voglia gestire lo stabilimento ex-Ilva. Oltre allo scudo penale, sono cruciali le decisioni sull’altoforno e l’aumento della produzione.
Investire nel carbone è dannoso dal punto di vista ambientale, ma anche economicamente sbagliato. Lo dicono i risultati delle utility a basse emissioni. Ma va garantita una decarbonizzazione ordinata. Intanto, in Italia entra in vigore il capacity market.
Il decennio 2008-2018 è stato difficile per il sistema bancario. Come cambia dunque il lavoro in banca? E quali sono le prospettive future? Alcune risposte arrivano da uno studio realizzato per l’Osservatorio Monetario. Ne pubblichiamo l’introduzione.