DOMENICA 9 AGOSTO 2026

Lavoce.info

Feldstein: ecco chi ha insegnato agli economisti a fare rete

Martin Feldstein è stato un pioniere nell’uso dei dati per analizzare questioni di politica economica. Ma va ricordato anche per la rifondazione del National Bureau of Economic Research, che è diventato un modello per altri importanti istituti di ricerca.

Istruzione non fa rima con devoluzione

L’istruzione è la voce più rilevante nel processo di federalismo differenziato. Toglierla dalla trattativa ridimensionerebbe il nodo delle risorse finanziarie e consentirebbe di discutere delle opportunità offerte dalla devoluzione di altre materie.

Lo spread è una tassa occulta. Ma gli Italiani l’hanno capito?

Tutte le analisi economiche sostengono che un rialzo dello spread ha effetti estremamente negativi sulla crescita economica e sulla stabilità finanziaria di un paese. Eppure, gli italiani non sembrano preoccupati dal suo netto aumento nell’ultimo anno.

Crediti deteriorati: così la bad bank diventa “buona”

Per facilitare il definitivo superamento del problema dei crediti deteriorati servono operatori specializzati, che si impegnino in una gestione attiva, senza limitarsi alle sole procedure di recupero. Alcune esperienze europee possono essere d’esempio.

Il Punto

Nell’ultimo anno lo spread tra i tassi sui titoli pubblici italiani e tedeschi è salito più di 100 punti base. Per ora famiglie e imprese – malgrado le perdite di valore dei loro portafogli – non ne hanno sentito gli effetti sul costo del denaro perché le banche, quando prestano, usano la liquidità immessa dalla Bce. Ma la tassa occulta c’è e verrà fuori. Peccato perché proprio adesso il sistema bancario tira un po’ il fiato dopo gli anni neri dei crediti inesigibili, come ha spiegato il governatore di Bankitalia Ignazio Visco. Per risolvere il problema servono operatori specializzati che si impegnino in una gestione attiva dei crediti, senza limitarsi al loro recupero. Due esperienze europee indicano come fare.
Concluso il secondo turno elettorale di una parte piccola ma significativa dei comuni italiani, vedremo se anche stavolta si è ripetuto il solito fenomeno: solo un quarto degli elettori utilizza l’opzione di voto con doppia preferenza differenziata per genere. Così le donne elette rimangono minoranza. Abbiamo invece dati freschi dell’Agcom (Autorità per le comunicazioni) sui tempi televisivi delle liste in corsa per il Parlamento Ue. Sorpresa: i due partiti di governo mostrano un indubbio vantaggio. E poi la legge sulla par condicio sta diventando un colabrodo nell’era dei social network.
I governatori che reclamano per le loro regioni il federalismo differenziato partono dal presupposto che oggi Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna siano penalizzate in termini pro capite nell’allocazione della spesa pubblica. Un’analisi accurata dell’universo dei dati regionali mostra che ciò non è poi così vero.

Pietro Ichino risponde ai commenti al suo articolo “La Cassazione e il Jobs act”.

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Doppia preferenza, questa sconosciuta

Il sistema della doppia preferenza di genere è in vigore dal 2013 con l’obiettivo di aumentare la rappresentanza delle donne in politica. Ha avuto effetti promettenti, ma la usano in pochi. Perché solo la metà dei votanti sa di avere questa possibilità.

Elezioni europee: la par condicio ai tempi dei social

I dati Agcom mostrano che i partiti al governo godono di maggiori tempi di parola nei Tg e trasmissioni delle principali reti televisive. La par condicio promuove parità tra le forze politiche, ma il suo compito è sempre più difficile in un mondo dove la politica si fa sui social network.

Facciamo i conti giusti sul federalismo differenziato

Davvero le regioni del Nord sono penalizzate rispetto a quelle del Sud nella ripartizione della spesa pubblica? Dipende dai dati che si usano e dalla definizione di settore pubblico. E non può essere la ragione per le richieste di maggiore autonomia.

Il dibattito tra i giuslavoristi sulla job property

Nama: il dopo-bolla in Irlanda

L’esperienza irlandese

Per salvare il sistema bancario dell’Irlanda dal dissesto finanziario conseguente allo scoppio della bolla che si era creata sul mercato immobiliare, nel 2009 il governo promosse la costituzione di una bad bank denominata National Asset Management Agency (Nama). L’attivo di Nama era costituito principalmente dai crediti deteriorati delle banche, che derivavano dalla mancata restituzione dei finanziamenti concessi nel settore immobiliare agli operatori economici e agli acquirenti degli immobili.

Gestione imprenditoriale

Il consiglio di amministrazione di Nama ha gestito il loro recupero con un’ottica imprenditoriale, dandosi un orizzonte pluriennale. La strategia di valorizzazione del patrimonio della bad bank si è concretizzata in una pluralità di attività, iniziative e comportamenti.

Un fattore particolarmente importante è il ruolo attribuito ai suoi debitori e il coinvolgimento degli operatori immobiliari nei suoi progetti. Questo consente a Nama di non affidarsi solo alle procedure esecutive per la vendita degli immobili, ma permette anche la prosecuzione delle attività delle imprese che non sono riuscite a restituire i finanziamenti ricevuti, per salvaguardare l’occupazione e, per quanto possibile, creare nuovi posti di lavoro.

In sostanza, Nama gestisce le singole situazioni in collaborazione con i debitori e con i curatori fallimentari delle imprese con l’obiettivo di contenerne il costo per tutti i soggetti coinvolti. Per questo, è autorizzata a svolgere attività analoghe a quelle di un operatore immobiliare che agisce sul mercato e anche a svolgere le funzioni di una banca “buona”. Direttamente o indirettamente, può finanziare perfino soggetti che sono già suoi debitori morosi. Per esempio, può decidere la concessione di un nuovo credito a un operatore o a un curatore fallimentare per consentirgli di completare la realizzazione di un immobile, se si valuta che la sua successiva vendita darà un ricavo sufficiente a saldare tutti i debiti.

La benedizione europea

L’attività, anche imprenditoriale, svolta da Nama sul mercato immobiliare e i finanziamenti a favore di beneficiari che individua discrezionalmente hanno spinto alcuni operatori a presentare un esposto alla Commissione europea ritenendo che essa operi in una condizione di vantaggio rispetto ai concorrenti. Secondo chi ha presentato il ricorso, Nama beneficerebbe di informazioni riservate, di relazioni privilegiate con le amministrazioni che rilasciano le licenze edilizie, di esenzioni fiscale, garanzie statali sui crediti (che perciò ottiene a tassi inferiori a quelli di mercato) e via di seguito. Gli effetti di queste condizioni di maggior favore sarebbero trasferiti agli operatori immobiliari che lavorano con la bad bank, con la concessione di nuovi crediti a bassi tassi di interesse senza sufficienti collaterali e con loan to value vicino al 100 per cento. Le argomentazioni con le quali lo stato irlandese ha rigettato tutte le accuse sono state accolte dalla Commissione europea. Con una decisione dell’inizio del 2018 ha stabilito che gli aiuti ricevuti dalla bad bank non sono illegittimi e che il sostegno dato agli operatori supportati da Nama non costituisce un aiuto di stato, dato che Nama “has acted as a private market operator would have done” (ha agito come avrebbe fatto un operatore di mercato privato).

I risultati

L’elasticità con la quale è stata amministrata Nama ha permesso di raggiungere importanti obiettivi sul versante finanziario e su quello fiscale, eliminando il rischio di far pagare ai contribuenti irlandesi il prezzo del salvataggio del sistema finanziario. Con tre anni di anticipo rispetto al termine del 2020 inizialmente concordato con la Commissione europea, è stato completato il rimborso delle obbligazioni senior di 30,2 miliardi di euro, garantite dallo stato, emesse per l’acquisto di crediti deteriorati. Entro il 2020 si prevede di rimborsare anche la residua somma di 1,6 miliardi di euro di obbligazioni subordinate e di riscattare le quote del capitale sociale della bad bank detenute dai suoi soci privati: Dopo di che, inizieranno a essere trasferiti all’erario i 3,5 miliardi di euro di profitti che si stima produrrà fino alla cessazione dell’attività.

Nama aveva acquisito 355 complessi residenziali ancora in costruzione come collaterale degli attivi; sarebbe stato molto difficile collocarli sul mercato senza completarli. Alla fine del 2017 solo cinque erano ancora nella condizione iniziale. Dal 2014 fino a marzo del 2018 è stata pianificata, completata o avviata la realizzazione di circa 19 mila abitazioni per il mercato, oltre a 2.500 alloggi di edilizia popolare. La vendita in tempi brevi degli immobili, posti a garanzia dei prestiti deteriorati, avrebbe fatto incassare alla bad bank 10 miliardi di euro in meno della somma pagata per rilevarli dalle banche.

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