Nonostante un piccolo emendamento dell’ultima ora che inserisce una pennellata polemica nei confronti della riforma voluta dal Pd, sulla politica del lavoro il “contratto” M5s-Lega è in sostanziale continuità con le tendenze dell’ultimo ventennio.
Se vorrà essere “l’avvocato difensore del popolo italiano”, il premier incaricato Giuseppe Conte dovrà individuare bene quali sono le minacce. Non quelle dei comizi elettorali (Ue, euro, Germania, Cina) ma piuttosto quelle vere: bassa produttività, poca innovazione, rischio paese sui mercati internazionali. E non creare un bilancio insostenibile per mantenere promesse azzardate. Nel frattempo, malgrado un breve accenno polemico contro il Jobs act, il contratto M5s-Lega sul tema lavoro è in continuità con le politiche degli ultimi 25 anni. Scomparsa anche la resurrezione dell’articolo 18, promessa dal partito di Di Maio sotto elezioni. In prima fila, tra i nemici dei (buoni) cittadini che Conte dovrà combattere c’è l’evasione fiscale. Al recupero di essa è affidata (con ottimismo) la copertura dei costi delle riforme promesse. Senza una parallela individuazione degli strumenti per realizzarla. Semmai, con la “pacificazione fiscale” arriverebbe un condono.
Sempre nel Contratto c’è un capitolo dedicato all’acqua pubblica. Con imprecisioni, dimenticanze e alcuni buoni propositi. Decenni di incuria hanno ridotto a un colabrodo la rete idrica italiana, tanto che il 41,4 per cento dell’acqua immessa si perde per strada. Ci vogliono ingenti investimenti per rimodernarla e di conseguenza mettiamoci il cuore in pace: bisogna alzare le tariffe, oggi tra le più basse d’Europa.
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Nel contratto di governo la riduzione dell’evasione fiscale è affidata solo alla “quasi” flat tax. Ma si prevede anche una riduzione degli accertamenti presuntivi e un provvedimento “salda e stralcia” (un condono?). Senza alcuna attenzione al recupero di efficienza dell’amministrazione fiscale.
C’è un capitolo dedicato all’acqua pubblica nell’accordo tra Lega e M5s. Contiene alcune dimenticanze e alcuni buoni propositi. Ma la strategia complessiva si deve fondare su partecipazione, sostenibilità, industria, regole e visione.
Secondo l’Istat, si perde per strada il 41,4 per cento dell’acqua immessa nella rete idrica italiana. Che sconta decenni di manutenzioni mancate, scarsi investimenti e basse tariffe. Solo destinando più risorse si può pensare di cambiare la situazione.
Il contratto di governo Lega-M5s promette il rimpatrio di 500 mila migranti irregolari. Un obiettivo difficile da raggiungere senza la cooperazione con i paesi di origine e di transito e la condivisione delle responsabilità con gli altri stati europei.
L’analisi testuale del contratto di governo tra M5s e Lega suggerisce che il futuro esecutivo punterà a intercettare la crescente domanda di assistenzialismo. Il Movimento 5 stelle sembra così essere riuscito a imprimere la direzione principale al testo.
Ai primi posti dell’agenda del prossimo governo Lega-M5s c’è il rimpatrio di 500 mila migranti irregolari o senza diritto all’asilo. Missione impossibile secondo l’agenzia Frontex che ha contato 150 mila rimpatri nel 2017 da tutti i paesi Ue. Un piano praticabile ha tre ingredienti: cooperare con i paesi di origine e di transito, armonizzare le procedure di asilo e riaprire di canali di migrazione legale. Abbiamo rilevato le 130 parole più citate nelle 57 pagine del Contratto per il governo del cambiamento (con contenuti ben diversi dalle prime due versioni). I tre termini più frequenti sono: necessario, sistema e occorre. Una chiave di lettura per capire le aspettative delle basi elettorali dei due partiti e come si muoverà il nuovo Consiglio dei ministri. Probabilmente si partirà con la “quasi” flat tax. Una riforma per le classi medie, come sostiene la Lega? No, dà di più a quelli che hanno di più, in termini percentuali e assoluti, spiega il fact-checking de lavoce.info. Nel Contratto di governo spicca l’impegno di ridurre le accise sulla benzina. Per circa 6 miliardi stimati. Obiettivo condivisibile, perché il trasporto su strada assorbe risorse pubbliche per 16 miliardi e ne trasferisce (al netto di Iva) 55. Ma la copertura di quei 6 miliardi implica che prima si trovino gli spazi per ridurre la spesa nei trasporti.
Quarant’anni fa la legge 194 riconosceva il diritto delle donne di interrompere la gravidanza dando però la facoltà di obiezione di coscienza agli operatori sanitari. Ma le troppe obiezioni hanno ridotto pesantemente l’esercizio sostanziale del diritto alla scelta delle donne incinte. Tuttavia ci sono margini di azione.
Dopo due mesi di minacce di guerra commerciale per ottenere meno disavanzo con la Pechino, Trump ha negoziato un aumento delle esportazioni Usa verso la Cina, chiedendo un cambiamento strutturale. Ciò che conta (anche per noi) è che il dragone asiatico continui a crescere aprendosi di più.
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Se i costi di produzione nel trasporto pubblico si allineassero a quelli degli operatori europei più efficienti, spesa complessiva ed entità dei sussidi potrebbero ridursi. Ci sarebbe allora spazio per un taglio del prelievo fiscale sui carburanti.
Il fact-checking de lavoce.info passa al setaccio le dichiarazioni di politici, imprenditori e sindacalisti per stabilire, con numeri e fatti, se hanno detto il vero o il falso. Questa volta tocca alle affermazioni del senatore della Lega Armando Siri sulla “quasi” flat tax. Vuoi inviarci una segnalazione? Clicca qui.