Il fact-checking de lavoce.info passa al setaccio le dichiarazioni di politici, imprenditori e sindacalisti per stabilire, con numeri e fatti, se hanno detto il vero o il falso. Questa volta tocca alle affermazioni di Pietro Grasso sui numeri dell’evasione e dell’economia sommersa. Vuoi inviarci una segnalazione? Clicca qui.
Verso la politica e le istituzioni i cittadini nutrono due forme diverse di fiducia, una esplicita e l’altra implicita. La prima risponde a eventi di breve periodo, mentre la seconda è radicata in convinzioni profonde. La ricerca Trustlab in Italia.
Confindustria, Cgil, Cisl e Uil hanno siglato accordo interconfederale definito “Patto per la fabbrica”. Obbliga la politica e la futura maggioranza a ripartire dalle parti sociali. Ma non tocca le questioni che dovrebbero essere al centro della discussione.
È vero che per i neodiplomati tecnici e professionali il sistema di sgravi contributivi del Jobs act ha ampliato la quota di contratti a tempo indeterminato. Ma lo ha fatto a scapito dell’apprendistato e non di altre forme di lavoro più precario.
La cancellazione della legge Fornero significherebbe rinunciare a circa 330 miliardi di euro di risparmi cumulati fino al 2045. Si potrebbe invece ipotizzare un’uscita graduale dal mondo del lavoro, facendo leva sul part time. Dove trovare le risorse.
Il fact-checking de lavoce.info passa al setaccio le dichiarazioni di politici, imprenditori e sindacalisti per stabilire, con numeri e fatti, se hanno detto il vero o il falso. Questa volta tocca alle affermazioni di Minniti sulle navi delle Ong. Vuoi inviarci una segnalazione? Clicca qui.
Quali saranno i passi di Sergio Mattarella per arrivare alla formazione di un governo? Il compito è difficile perché molto probabilmente dalle urne uscirà un parlamento frammentato. Ma anche perché mancano regole precise, a cui si supplisce con le prassi.
La disuguaglianza ha gravi conseguenze: quando crescono le differenze di reddito aumentano i problemi di salute, il bullismo, gli omicidi, i detenuti e diminuisce il benessere e la fiducia tra i cittadini. Un tema cruciale, che i partiti hanno ignorato.
All’indomani del voto del 4 marzo il Presidente della Repubblica dovrà decidere a chi affidare l’incarico di governo. Un atto non regolato da norme precise quanto dalla prassi istituzionale. Compito arduo in un quadro politico che si preannuncia quanto mai confuso. In campagna elettorale si è molto parlato di povertà, meno di disuguaglianza tra ricchi e poveri. Eppure nella classifica Ue sui divari di reddito l’Italia figura solo dopo il Portogallo. E le differenze economiche sono fortemente correlate con il peggioramento di tante variabili socio-sanitarie. Un altro macigno dimenticato dai politici nell’era del proporzionale (e invece sempre sotto i riflettori degli investitori esteri) è il nostro enorme debito pubblico. Non lo si può abbattere, ma allungarne ancora la vita media – oggi poco meno di sette anni – aiuterebbe. Tra i temi di cui si parla molto e con facili slogan, c’è quello dell’accesso degli immigrati al welfare. Ad esempio si vedono assegnare più case popolari perché in media hanno redditi più bassi e famiglie più numerose. Malgrado il malcontento di molti italiani, andrebbe detto che anche questa è una forma d’integrazione. Forti catalizzatori di attenzione nelle campagne elettorali, i social media anche stavolta sono utilizzati intensamente – con strategie diverse – da tutti i partiti. La graduatoria dei “like” su Facebook vede primissimo il M5s seguito da Lega, Pd, FI, Leu. Ma non bastano tanti “mi piace” per vincere sulla rete. L’equilibrio (o quasi) tra generi nella composizione delle liste non significa che nel Parlamento ci saranno uomini e donne in misura quasi uguale. Perché la legge elettorale e la promozione della parità di genere intervengono solo sulle candidature. Il 5 marzo vedremo se ci sarà un altro Parlamento a forte prevalenza maschile.
Gabriele Guzzi e Stefano Merlo rispondono ai commenti al fact-checking de lavoce.info “E Renzi inciampa sul reddito di cittadinanza del M5s”
L’Italia emette circa 400 miliardi di titoli all’anno per rinnovare le quote di debito pubblico in scadenza e per finanziare il fabbisogno annuo. Si tratta di una cifra molto elevata, che si potrebbe ridurre con un piano di allungamento delle scadenze.