MARTEDì 24 FEBBRAIO 2026

Lavoce.info

Sofferenze bancarie: evitare le scorciatoie pericolose

Per le sofferenze bancarie, le ricette semplici e rapide, come la vendita generalizzata e la bad bank di sistema, sono pericolose e illusorie. Bisogna rassegnarsi a un paziente lavoro di gestione interna e di raccolta delle informazioni perché nasca un vero mercato. Il ruolo della vigilanza bancaria.

Meno assenteismo con la reperibilità più lunga

Il decreto Madia affida all’Inps le visite fiscali sia per i dipendenti privati sia per quelli pubblici. Sono però diverse le fasce di reperibilità dei lavoratori e un’armonizzazione si rende forse necessaria. Tanto più che l’esperienza insegna che cambiare gli orari incide davvero sull’assenteismo.

Il Punto

Con il decreto “salva risparmio” approvato in Parlamento arrivano 20 miliardi di garanzie pubbliche per ricapitalizzare Mps e le due banche venete, su cui pesano i troppi prestiti deteriorati. La riattivazione del credito richiederebbe una drastica pulizia di bilancio. Impossibile a meno di vendere le loro sofferenze a prezzi di saldo.
Il presidente dell’Inps ha proposto di uniformare a sette il numero di ore di reperibilità per chi si assenta dal lavoro per malattia (oggi sono 4 nel privato e 7 nel pubblico). L’esperienza passata insegna che estendere l’orario di reperibilità influenza le percentuali di assenteismo.
La retorica anti globalizzazione porta Donald Trump a minacciare misure protezionistiche verso partner commerciali colpevoli di rubare posti di lavoro americani. Lo fa a torto nel caso dei rapporti Usa-Messico, che sono fatti di catene del valore globali e quindi alla fin fine “made in Usa”. Il neo-presidente non ha tutti i torti, invece, quando prende di mira il surplus commerciale tedesco – il risultato di capacità competitiva ma anche di una politica mercantilista tutta orientata all’export. Nell’eurozona, invece, come si nota nella nostra infografica, l’avanzo commerciale della Germania è scomparso durante la crisi.
L’area dell’euro è un’unione monetaria un po’ anomala: rispetto agli Stati Uniti, la capacità degli stati di condividere il rischio di una caduta del reddito è piuttosto bassa. È il prezzo di un’unione imperfetta, dove i mercati finanziari sono poco integrati e manca (e non è neanche in vista) un vero governo federale.
Avevamo finito l’anno pensando che la salute non avrebbe subito tagli nel 2017. Invece viene fuori che mancano le coperture per 480 milioni di spese. Si dice, perché alcune regioni a statuto speciale non vogliono fare la loro parte. Un ennesimo pasticcio nel rapporto Stato-regioni, tema omesso nel referendum costituzionale di dicembre.

Grazie agli amici de lavoce.info!
Lavoce.info vive ed è indipendente grazie al sostegno delle migliaia di suoi lettori. Nel 2016 i vostri contributi finanziari sono stati fondamentali. Cogliamo l’occasione per ringraziare di cuore tutti coloro che ci hanno supportato, ma anche per chiedervi di continuare a sostenere il nostro lavoro.

Perché Trump ha torto sul Messico

Donald Trump vuole ridurre le esportazioni dal Messico verso gli Usa. Ma l’introduzione di tariffe sui prodotti messicani potrebbe far perdere competitività alle imprese americane, che vedrebbero compromesse le loro catene regionali del valore. L’importanza della bilancia commerciale complessiva.

Ma sulla Germania The Donald forse ha ragione

La Germania non è il Messico. Ha un surplus commerciale non solo bilaterale con gli Stati Uniti, ma in aggregato con il resto del mondo. Anche perché si avvantaggia degli effetti dell’area euro. Proprio per questo dovrebbe in parte modificare la sua politica economica. A partire dagli investimenti.

Condivisone del rischio, confronto tra Europa e Stati Uniti

Il maggiore grado di condivisione del rischio che si ha negli Stati Uniti rispetto all’Eurozona è dovuto principalmente a mercati finanziari più integrati. In Europa è più importante il contributo delle istituzioni pubbliche, soprattutto dopo la creazione dei meccanismi di aiuto sovra-nazionali.

L’avanzo commerciale della Germania non è verso l’Eurozona

La bilancia commerciale tedesca ha segnato un nuovo record positivo nel 2016 toccando quota 253 miliardi di euro e posizionando il paese in cima alla classifica degli esportatori netti.
L’avanzo della Germania viene usato da alcuni governi ed esponenti politici dell’Eurozona come argomento per ribattere ai presunti diktat tedeschi riguardanti le finanze pubbliche. C’è chi ha squilibri di finanza pubblica e chi ha squilibri nei conti con l’estero, si dice.
A ben vedere, però, l’Eurozona rappresenta solamente il 5 per cento dell’intero surplus tedesco: 13 miliardi, un’inezia sia in valore assoluto sia rispetto ai 63 miliardi di euro di avanzo verso i paesi europei fuori dalla moneta unica e ai 178 miliardi di avanzo nei confronti del resto del mondo.
Come si può osservare nel grafico sottostante, il surplus tedesco non ha smesso di crescere dall’indomani dello scoppio della crisi. Tuttavia, la quasi totalità della crescita è imputabile a paesi terzi, mentre Eurozona e Ue hanno assorbito in parte la loro posizione negativa tra il 2008 e il 2014.

Fonte: Eurostat, [ext_st_28msbec]

Fonte: Eurostat, [ext_st_28msbec]

Acque di nuovo agitate nella sanità

Riusciranno le regioni a decidere come spartirsi 480 milioni di tagli, dopo aver trovato l’accordo su 3 miliardi e mezzo? La vicenda spiega bene come il sistema delle relazioni tra stato e regioni abbia urgente bisogno di chiarezza. E un nodo chiave è il significato da attribuire ai Lea.

Il Punto

Le 60 pagine della sentenza della Consulta sull’Italicum disegnano una legge elettorale coerente con la Costituzione e immediatamente applicabile. Ma non vietano un nuovo intervento del Parlamento, troppo esposto ai veti incrociati di chi guarda solo al proprio orticello. Ci aspetta un futuro di grandi coalizioni, i “caminetti” che Matteo Renzi ha contestato alla direzione nazionale del Pd. Intanto il 2016 finisce con un Pil che va meglio del previsto.
Iniziamo in anticipo a festeggiare, a modo nostro, i 60 anni di una Ue in piena crisi di popolarità. Pesano la Brexit e il rischio di una guerra economica transatlantica. Ma anche l’eccesso di regole comunitarie e i balbettii europei su migrazione, sicurezza e difesa. Per il futuro si ragiona su un’Europa a più velocità che preservi almeno un’unione a cerchi concentrici per chi ci sta. E che consenta l’attuazione – paese per paese – delle riforme più adatte a far ripartire la crescita. L’Europa può ritrovare la sua identità e continuare a educare i suoi cittadini alla diversità sociale e culturale se fa tesoro di successi come il progetto Erasmus, che nel 2015 ha fatto viaggiare quasi 680 mila studenti.
Nel frattempo, dall’altra parte dell’Atlantico, Donald Trump smonta i risultati di Obama a colpi di ordini esecutivi. Tra cui quello che vuole far ripartire la costruzione dell’oleodotto Keystone XL che collegherebbe il Canada al Messico. Con alti rischi ambientali e dubbi vantaggi economici.
Sullo sfondo degli eventi politici di questi mesi c’è il persistere delle disuguaglianze tra ricchi e poveri. Che, rivelano nuovi studi, dal 1300 a oggi non hanno smesso di crescere. Con qualche eccezione: dopo la Peste nera del 1348 e tra le due Guerre mondiali. Cerchiamo di combatterle con strumenti meno cruenti!

Grazie agli amici de lavoce.info!
Lavoce.info vive ed è indipendente grazie al sostegno delle migliaia di suoi lettori. Nel 2016 i vostri contributi finanziari sono stati fondamentali. Cogliamo l’occasione per ringraziare di cuore tutti coloro che ci hanno supportato, ma anche per chiedervi di continuare a sostenere il nostro lavoro.

La ripresa si consolida all’1 per cento

pil giusto

L’Istat comunica che anche nel quarto trimestre 2016 è proseguita la crescita del prodotto interno lordo italiano. L’anno si è chiuso con un +0,2 per cento rispetto al terzo trimestre 2016 e un +1,1 per cento rispetto al quarto trimestre del 2015.
Sono numeri che rivelano una crescita finalmente in consolidamento verso l’uno per cento, seppure ancora inferiore a quanto si osserva nell’eurozona (il cui prodotto interno lordo nel quarto trimestre 2016 è salito dello 0,5 per cento sul trimestre precedente e dell’ 1,8 per cento rispetto a un anno prima). Guardando indietro nel tempo, il Pil (al netto dell’inflazione) ha toccato un punto di massimo nel primo trimestre 2008 (pari a 100 nel nostro grafico). Dopo le due recessioni del 2008-09 e del 2011-12, il Pil dell’Italia ha toccato il minimo nella prima metà del 2013 (-9,4 per cento in meno rispetto al primo trimestre 2008). La – graduale – ripresa vera e propria è cominciata nel primo trimestre 2015. Ad oggi, dopo otto trimestri di ripresa, mancano ancora 7,5 punti percentuali rispetto ai massimi di inizio 2008.

Pagina 591 di 1404

Powered by WordPress & Theme by Anders Norén