MARTEDì 24 FEBBRAIO 2026

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Risorse per i nidi: poche e da suddividere con criterio

Il decreto legislativo che sancisce il diritto all’educazione nella prima infanzia stanzia anche le risorse che dovrebbero renderlo effettivo. Non sono molte. E la loro distribuzione dovrebbe tenere conto delle disparità regionali nella copertura dei servizi, soprattutto per gli asili nido.

Quanto pesano le clausole di azione collettiva sul debito

Una eventuale uscita dall’euro sarebbe possibile solo con una ridenominazione del debito pubblico in lire. Ma dal 2013 sono in vigore le clausole di azione collettiva. Avrebbero effetti sulla ristrutturazione del debito? Sembra di no, a giudicare dai rendimenti dei titoli a parità di vita residua.

Una corsa all’ultimo respiro nelle presidenziali francesi

Entra nel vivo la campagna elettorale per le presidenziali francesi. Nessuno dei principali candidati è chiaramente in vantaggio. Evidenti sono invece le divisioni politiche, anche all’interno degli schieramenti. Il voto della Francia influenzerà il futuro della stessa Unione Europea.

Rifugiati: la grande ipocrisia della Ue

L’Unione europea benedice un altro accordo per bloccare il flusso di profughi e migranti dai paesi di transito. Eppure si dice paladina del loro diritto all’accoglienza. Comunque, anche in una fase di crisi economica, avrebbe tutto l’interesse ad attrarre persone giovani e desiderose di inserirsi.

Perché lo spread è tornato a salire

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Si torna a parlare di spread. I tassi dei titoli di stato di Italia, Spagna e Francia aumentano rispetto a quelli della Germania – che anzi si riducono – in un clima politico che si fa sempre più rovente con l’avvicinarsi di importanti appuntamenti elettorali. In particolare, le dichiarazioni di Marine Le Pen in occasione dell’apertura della sua corsa alla presidenza hanno dato uno scossone ai mercati dei titoli sovrani. Che non sembrano aver particolarmente apprezzato le ipotesi di uscita della Francia dall’Unione Europea – e quindi dall’euro – e dalla Nato prospettate dalla candidata del Front National. Lo spread francese è sostanzialmente raddoppiato rispetto ai valori registrati nello scorso autunno.
E l’Italia paga il fatto di essere considerato l’anello debole. Il differenziale Btp-Bund ha toccato la quota dei 200 punti base, livello che non si registrava da circa tre anni. Rimaniamo osservati speciali, dunque, in un contesto che si conferma di incertezza per i conti pubblici, oggetto di continue trattative tra il governo e la Commissione europea.
Anche la Spagna ha accusato un rialzo dei tassi nelle ultime settimane, praticamente parallelo a quello italiano. Il paese, però, non sembrerebbe essere su un trend negativo, forse aiutato dai dati sulla crescita economica sopra la media europea. Si noti che è da metà giugno – ossia dal mese della Brexit e delle elezioni in Spagna – che lo spread italiano è più elevato di quello spagnolo.
In conclusione, i mercati scontano un clima di incertezza politica non indifferente, che spinge gli operatori a rifugiarsi in posizioni più sicure, come i Bund tedeschi, e ad alleggerirsi di attività più rischiose. Il risultato è il ritorno dello spread in salita.

Il Punto

Mancano tre mesi alle elezioni presidenziali in Francia. A sinistra due candidati poco testati come Benoît Hamon, un Bernie Sanders transalpino, e l’ex ministro Emmanuel Macron, in ascesa nei sondaggi. A destra declina la stella dell’ex favorito François Fillon. Mentre Marine Le Pen promette devastanti cose concrete, come l’uscita dall’euro e dall’Europa. Nel frattempo, la Ue e l’Italia puntano a un accordo con la Libia per arginare l’arrivo di rifugiati. Cioè si nega il diritto all’accoglienza per l’impossibilità politica di ottenere maggiore equità nella divisione dei profughi. Di questo si deve parlare nel discutere di Europa a più velocità con la signora Merkel.
Nebbia fitta sulle modalità con cui il ministro Padoan intende formulare la manovra correttiva richiesta da Bruxelles. Le misure anti-evasione sembrano il terreno ideale per trovare un compromesso con la Commissione. Ma le misure a cui si pensa potrebbero non essere praticabili o opportune.
Secondo l’antitrust l’Automobile Club è uno strano pezzo di pubblica amministrazione. Per “soli” 248 milioni di euro accerta la proprietà dei veicoli tramite il Pra (Pubblico registro degli autoveicoli), regolando l’accesso al suo archivio. Mentre lascia che il ministero delle Infrastrutture autorizzi la loro circolazione. Un servizio da razionalizzare. Entro il 28 febbraio, se no scade la delega al governo.
Al via la sperimentazione dell’Assegno di ricollocazione (Adr) su un campione di 30 mila disoccupati. Può essere utilizzato, con lo scopo di trovare lavoro, presso un centro per l’impiego o un soggetto accreditato. Questi enti monetizzeranno l’assegno in base al risultato raggiunto. Con regole anti-furbetti.

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Manovra correttiva, puntare sulla lotta all’evasione?

Nella trattativa tra Commissione europea e governo italiano sulla manovra aggiuntiva le misure anti-evasione sono apparentemente il terreno ideale per trovare un compromesso. Ma non è affatto detto che le soluzioni a cui si pensa siano opportune, al di là dei problemi tecnici che comportano.

La razionalizzazione non è di casa all’Aci

Secondo l’Agcm, l’Automobile Club ha una struttura in conflitto con il Testo unico sulle società a partecipazione pubblica. Anche una legge imporrebbe di eliminare il Pubblico registro automobilistico, un doppione di quello del ministero dei Trasporti. Ma la delega al governo scade il 28 febbraio.

Assegno di ricollocazione: istruzioni per l’uso

Parte la sperimentazione dell’assegno di ricollocazione. La misura avrà le stesse caratteristiche su tutto il territorio nazionale e coinvolgerà 30mila persone. Prevista anche una valutazione dei suoi effetti sul mercato del lavoro. Il problema resta la capacità di attuarla in modo efficace.

Perché è utile esplicitare il “debito implicito” *

Un intervento del consigliere economico di Palazzo Chigi su questo sito e una sessione della Commissione Lavoro della Camera hanno voluto sminuire l’importanza delle stime del debito previdenziale implicito. Un atteggiamento pericoloso per un paese che continua a scaricare oneri sulle generazioni future. 

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