Camera e Senato non hanno mai avuto leggi elettorali identiche. Con quali effetti sui risultati? Il proporzionale ha minimizzato le possibili differenze, il premio di maggioranza su un impianto proporzionale le ha esasperate. Quando è nato il problema delle maggioranze diverse tra le due camere.
Nell’era del cambiamento demografico, la popolazione del pianeta cresce a ritmi più lenti e invecchia. Ma non tutti i paesi sono uguali. Un rapporto individua quattro gruppi distinti. Per bilanciare le differenze servono politiche adeguate, che dovrebbero puntare su commercio e processi migratori.
Il livello medio di istruzione di una comunità ha origine lontane, a causa della sua forte persistenza temporale e del ruolo della trasmissione intergenerazionale. Il caso italiano è un esempio lampante. Le implicazioni per le politiche pubbliche.
Non c’è alcuna ragione che impedisca alla Banca centrale europea e alle banche centrali nazionali di vendere l’oro che custodiscono nei loro forzieri, seguendo l’esempio di altri paesi. Il ricavato, però, va utilizzato per progetti di utilità sociale, non per finanziare spesa pubblica improduttiva.
Dal 2012 l’articolo 36 del decreto “salva Italia” vieta gli incarichi incrociati per i consiglieri di amministrazione delle società finanziarie. La riforma non è però riuscita a raggiungere l’obiettivo: il settore sembra rimanere strettamente collegato al suo interno. I risultati di uno studio.
Presto la Consulta deciderà sull’ammissibilità dei tre referendum proposti dalla Cgil. Si punta a ripristinare l’articolo 18, abolire i voucher, dare più tutele ai lavoratori coinvolti negli appalti. Il primo è in pratica un referendum propositivo. Per gli altri due l’arma (costosa) della consultazione popolare pare impropria.
Per 50 anni gli italiani hanno eletto Camera e Senato con sistemi sostanzialmente proporzionali. Dal 1994 è il misto maggioritario-proporzionale del Mattarellum e, dal 2001, il Porcellum, proporzionale con premio di maggioranza. L’analisi del voto nel tempo mostra che la stabilità dei governi è rimasta comunque precaria.
Angela Merkel non si è fatta prendere la mano dalla xenofobia crescente dopo la carneficina di Berlino. Chi rischia di non tenere la barra dritta su migranti e profughi è la Ue che ha appena stretto un patto con il Niger per arginare i flussi. Mentre Frontex accusa alcune Ong di connivenza con i trafficanti di uomini. Tira una preoccupante aria di protezionismo anche nel successo che ottengono i politici (Trump, Farage) che rifiutano il libero scambio. Rimane che la globalizzazione ha dimezzato la povertà mondiale in 20 anni.
Nei giorni del salvataggio pubblico di Monte dei Paschi ci si dimentica che la crisi arriva da lontano. Un esame dell’indice che misura il rischio generale di insolvenza delle banche del G20 e delle nostre indica quanto la loro esposizione debitoria sia peggiorata. Anzitutto per un’insufficiente capitalizzazione.
Sull’organizzazione dei servizi di trasporto pubblico sul territorio le regioni vanno in ordine sparso, ognuna per proprio conto. Col risultato di arenarsi spesso in contenziosi infiniti. Eppure queste attività stanno subendo da anni un complesso processo di riforma. Serve un quadro coerente di riferimento.
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Aiuti dalla Ue al Niger perché coopera nell’arginare i flussi migratori. Pericoloso, perché definisce come migrante irregolare chi attraversa il paese. E dà ragione alle forze che in Europa da tempo etichettano come clandestini i profughi provenienti dall’Africa.
Nel mondo tira un’aria preoccupante di rifiuto del libero scambio. Brexit e Trump sono i sintomi di una nuova forma di nazionalismo. Che respinge gli accordi di libero scambio e promuove l’innalzamento di barriere. Un paradosso, dato che la globalizzazione ha abbattuto la povertà estrema.
Nelle discussioni sul salvataggio del Monte dei Paschi è assente la prospettiva storica dell’evoluzione del rischio di insolvenza delle banche italiane. Gli istituti di credito infatti non falliscono in un giorno. Perché la crisi arriva da lontano e i fattori che hanno contribuito ad aggravarla.
Un complesso processo di riforma interessa ormai da anni l’organizzazione sul territorio dei servizi di trasporto pubblico. Le iniziative delle regioni si sono spesso arenate per i contenziosi dovuti a normative nazionali ed europee mutevoli. Ma il sistema ha necessità di una cornice coerente.