Al G7 i paesi più sviluppati si sono impegnati a ridurre le emissioni del 40-70 per cento entro il 2050 rispetto al 2010. Ma ora la grande sfida fino al summit sul clima di dicembre riguarda la capacità di far coesistere il negoziato multilaterale con una serie di importanti accordi bilaterali.
Nell’inutile attesa di istruzioni dal Governo, alla fine del 2014 l’Inps ha sterilizzato la rivalutazione negativa dei contributi. Qualche mese dopo, la Consulta ha bocciato il blocco dell’indicizzazione. I due episodi dovrebbero stimolare una riflessione sul principio della parità di trattamento.
Il decreto legislativo di riordino della normativa sui servizi per il lavoro e le politiche attive propone un nuovo modello di organizzazione del mercato del lavoro, costruito sulla centralità delle strutture pubbliche. Ma i suoi strumenti restano ancorati all’ambito delle politiche passive.
Nel 2004 la UE ha sancito il diritto alla protezione per chi subisce persecuzioni e per chi fugge da conflitti. Ora che le barriere naturali e politiche non impediscono più l’arrivo massiccio di profughi, il regolamento Dublino 3 mostra le sue pecche. E l’Italia lo applica a modo suo.
Cosa succede se la Grecia non ripaga la prossima tranche di rimborsi all’Fmi? Si prospetta uno scenario catastrofico. Perché il Fondo ha lo status di creditore privilegiato e dichiarare default nei suoi confronti significa farlo anche verso tutti gli altri creditori, dalla Bce ai privati.
I risultati dell’abilitazione scientifica nazionale avevano fatto sperare che si potesse arrivare a una adeguata parità di genere nel sistema universitario. Ma ancora una volta le scelte degli atenei sembrano sfavorire le donne. Evento raro la promozione a ordinario.
La legge prevede che se durante un’indagine emergono reati tributari, si raddoppiano i termini per l’accertamento. L’amministrazione ha però fatto un uso improprio della norma. Il governo è pronto a varare alcune precisazioni sul tema. Con effetti positivi anche sulla voluntary disclosure.
Se entro il 30 giugno la Grecia non restituisce 1,6 miliardi al Fondo monetario – creditore con prelazione nei confronti di tutti – è come se facesse default. L’Europa può metterci una pezza e rinviare una resa dei conti che comunque prevede scenari da incubo: la Grexit invisa ai politici greci o la chiusura delle banche in stile cipriota. A meno di sorprese dell’ultim’ora.
Ancora una volta viene fuori che l’università discrimina le donne docenti. La sostanziale parità di genere uscita dai concorsi per l’Abilitazione nazionale è stata messa da parte quando gli atenei hanno scelto tra gli idonei. La piccola parte degli abilitati diventati professori associati o ordinari è fatta soprattutto da uomini.
Norme scritte male si prestano ad abusi, spesso perpetrati proprio dalla pubblica amministrazione. Vale anche per la voluntary disclosure: gli uffici delle Entrate hanno dato un’interpretazione estensiva ai termini di accertamento che rischia di togliere anche la minima convenienza all’evasore che si vuole ravvedere. A peggiorare la situazione si aggiungono troppe leggi e regolamenti – un cappio soffocante di costi amministrativi per le Pmi e per i cittadini. Tanto che la stessa Ue – gran produttrice di regole, peraltro – ci chiede di semplificare il quadro normativo.
Si fa presto a dire “investiamo sui porti”. Poi bisogna scegliere su quali traffici marittimi puntare. In Italia si sono privilegiate le infrastrutture per container con la convinzione di favorire l’export. A conti fatti, però, abbiamo facilitato soprattutto l’ingresso di merci estere sul mercato nazionale.
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I carichi burocratici che gravano sui privati restano rilevanti nonostante gli interventi per ridurre i costi connessi alla regolazione. Stratificazioni normative e inadempimenti sono tra le cause della mancata semplificazione. Che invece libererebbe risorse, senza incidere sul bilancio dello Stato.
