Salvare la compagnia di bandiera con il pretesto dell’italianità ci è costato miliardi di euro. A carico di chi vola dagli scali italiani, indipendentemente dalla compagnia aerea. Le responsabilità di questa storia sciagurata del capitalismo nostrano sono chiare sin dal 2008.
Il 9 marzo hanno avuto inizio gli acquisti di titoli di stato da parte della Bce e delle banche centrali nazionali della zona euro: il Quantitative easing ha preso il via, segnando una data storica per la politica monetaria europea.
Perché qualcuno dovrebbe investire in una squadra di calcio? Ormai sorpassato il modello italiano che confidava nella visibilità mediatica, resta una sola risposta: “per fare soldi”. Ma ciò implica che le società siano gestite in modo economicamente sostenibile. Club che danno il buon esempio.
La legge di stabilità 2015 impone forti tagli agli enti locali, di fatto ridefinendone il perimetro di azione. I vincoli di natura finanziaria, contabile e di personale sono utilizzati come leva per accelerare i processi di riassetto istituzionale, in una rischiosa riorganizzazione “spontanea”.
Il bilancio dell’Inps ha davvero un disavanzo di quasi 7 miliardi, come dicono i dati contabili? Il buco non è nella gestione delle pensioni del settore privato. Deriva invece da una operazione sbagliata: la confluenza dell’Inpdap nell’istituto. La soluzione è generalizzare l’aliquota aggiuntiva.
Il Jobs act prevede la revisione della disciplina dei controlli a distanza sui lavoratori. La riforma è necessaria perché dall’approvazione dello statuto dei lavoratori la tecnologia è profondamente cambiata. Ma il compito non è semplice: manca una disciplina specifica e unitaria della materia.
Il Quantitative easing della Bce è ai blocchi di partenza. L’obiettivo finale è riaccendere il motore della crescita in Europa. Intanto, le borse festeggiano e gli spread calano. Eppure, ci sono anche rischi. Legati alla conclusione dell’operazione e alla bolla finanziaria che avrà generato.
L’8 marzo è il giorno dell’anno in cui si registra la persistenza del divario di genere in Italia. Ma stavolta qualcosa si muove.
L’8 marzo è il giorno dell’anno in cui si registra la persistenza del divario di genere in Italia. Ma stavolta qualcosa si muove. Nei primi decreti del Jobs act migliorano le regole per i genitori che lavorano e nasce una norma a favore delle vittime di violenza di genere. La legge sulle quote rosa ha iniziato a scalfire il soffitto di cristallo che tiene le donne fuori dalle stanze dei bottoni. E così la rappresentanza femminile nei ruoli di vertice delle società quotate e a controllo pubblico è ora al 23 per cento. In un Dossier gli interventi più recenti sui temi di genere. L’8 marzo viene anche per donne e uomini stranieri in Italia. Nella varietà della composizione per genere dei loro gruppi nazionali, la componente femminile sfiora l’80 per cento per l’Ucraina e scende sotto al 30 per l’Egitto. Come leggere questi numeri e quali novità implicano sul lavoro e nelle famiglie. Qualcosa si muove anche nei carichi di lavoro familiare. Anche se il “modello scandinavo” è per ora lontano anni luce, i nuovi padri dedicano tempo ed energie ai figli e al lavoro domestico quanto le mamme tradizionali. Le politiche per la famiglia possono dare un contributo.
Lunedì 9 marzo parte il Quantitative easing della Bce, il cui effetto positivo si è già in parte tradotto in tassi più bassi sui mercati. Vediamo come funziona la cinghia di trasmissione tra tassi e consumi, il possibile danno collaterale di una bolla speculativa, il “fattore Piketty” e ciò che potrebbe andare storto.
Siamo il fanalino di coda, tra i grandi paesi europei, nel numero di laureati. E con la crisi le iscrizioni all’università sono diminuite. Soprattutto di studenti meridionali. Vediamo i dati e la loro analisi.
Nei Cda delle grandi aziende europee la presenza delle donne è in media del 20 per cento, in netto miglioramento rispetto al passato. Merito anche delle leggi che impongono le quote di genere. E quella italiana ha dato ottimi risultati. Il confronto con la Spagna.