DOMENICA 8 MARZO 2026

Lavoce.info

Conciliazione lavoro e famiglia: avanti a piccoli passi

Uno dei decreti attuativi del Jobs act contiene varie misure per la tutela della maternità e per la conciliazione delle esigenze di cura, di vita e di lavoro. Ma il vero banco di prova per capire quanto il governo intenda investire sul lavoro delle donne saranno i decreti sugli incentivi fiscali.

8 marzo: il divario c’è ma si è ridotto

Parlando dell’inadeguato riconoscimento economico del contributo delle donne alla società italiana, spesso si dimentica di ricordare che il divario di genere sul mercato del lavoro è significativamente diminuito negli ultimi anni.
I numeri dicono che il divario c’è ma oggi è più piccolo di ieri. Nel 2007 – prima della crisi – erano attivi sul mercato del lavoro (perché occupati o perché disoccupati ma attivamente alla ricerca di un lavoro) 75 uomini su cento. Le donne attive erano invece solo il 51 per cento, poco più della metà del totale delle donne. Il divario di genere nella partecipazione al mercato del lavoro era dunque di 24 punti percentuali. Nel 2014 le cose sono cambiate. Gli uomini attivi sul mercato del lavoro sono scesi a 73,5 su cento, mentre la quota delle donne attive è salita al 53,5 per cento. Così il divario è sceso a 19 punti percentuali. Meno cinque punti in sette anni.
E’ vero che la percentuale di donne occupate rimane nel 2014 inchiodata al 46,5 per cento, tale e quale al numero registrato nel 2007. Un deludente stop rispetto ai trend positivi degli ultimi vent’anni. Ma agli uomini è andata molto peggio: la percentuale di occupati uomini è scesa dal 70,5 al 64 per cento. E le donne che oggi vorrebbero entrare nel mercato del lavoro e invece rimangono disoccupate, fino al 2007 nemmeno provavano a cercarne uno. Una disoccupata spera di vincere la lotteria del lavoro, un’inattiva ha smesso o non ha mai cominciato a sperare.
Nella crisi le donne si sono difese meglio degli uomini, forse perché è scomparso un quarto del manifatturiero dove le donne sono meno rappresentate. Ma forse si può ben sperare per il futuro del divario di genere. La nuova occupazione sarà più spesso creata nei servizi che non nel manifatturiero. E le misure per ridurre il divario hanno appena cominciato a dare risultati misurabili. C’è ancora un soffitto di cristallo nelle posizioni di vertice in grandi aziende, università, media. Ma i dati di oggi sul mercato del lavoro suggeriscono più ottimismo rispetto al passato.

divario di genere

Donne immigrate, come lavorano e come si sposano

Tra i migranti che arrivano in Italia per ragioni di lavoro cresce il numero delle donne. Aiutano le italiane nella conciliazione di lavoro e cura di bambini e anziani. Ma così cambia anche il “mercato matrimoniale”, con l’aumento delle unioni miste. Il welfare e una nuova idea di famiglia.

I nuovi padri? Sono in ritardo

I dati sull’uso del tempo mostrano che i padri più istruiti dedicano più tempo ai figli anche in paesi come l’Italia. Politiche specifiche possono agevolare un cambiamento culturale che resta lento. E la distanza tra padri italiani e scandinavi è ancora grande. Cosa dicono le associazioni di parole.

Meno iscrizioni all’università per colpa della crisi *

I laureati italiani sono pochi. E con la crisi, la propensione a intraprendere gli studi universitari si è ridotta, soprattutto tra i giovani meridionali. Nello stesso tempo, le scelte di istruzione sono divenute sempre più mirate e selettive. Quanto pesano i vincoli finanziari delle famiglie.

La forbice dell’occupazione

Il grafico mostra il crescente divario tra numero di occupati in Italia e nel Mezzogiorno. Dal 2007 la differenza è cresciuta costantemente. Ma non tutte le regioni del sud sono uguali. Lo dimostra il caso della Campania dove, a seguito di un più marcato calo degli occupati, è seguita prima una leggera ripresa e nell’ultimo anno una stabilizzazione.
Occupati
 

Il Punto

Sembra ripartire una stagione di privatizzazioni. Da Ferrovie a Poste italiane, da Enel alle società del capitalismo municipale come A2a, qualcosa si muove. Un po’ per far spazio al mercato. Ma c’è anche l’impegno del governo con la Ue a incassare annualmente lo 0,7 per cento del Pil nel 2014-17 dalla vendita di asset pubblici. Nel frattempo si fatica a capire il senso economico dell’offerta di Mediaset su Rai way, controllata dalla Rai al 65 per cento e soggetta a regole che ne impediscono il passaggio in mano privata.
Causa colpevoli ritardi e incidenti di percorso (la cosiddetta norma salva-Berlusconi sui reati tributari), il governo avrà altri sei mesi di tempo per l’attuazione della delega per la riforma fiscale. Finora si è proceduto in ordine sparso, con l’emanazione di tre decreti e qualche misura inserita nella legge di Stabilità. Parlando di fisco, nessuno dubita che ci sia da razionalizzare la progressività dell’Irpef. Un modo è quello di ridurre le detrazioni familiari per chi ha redditi bassi, dandogli in cambio un trasferimento basato sulla prova della loro indigenza.
Ora che la Commissione europea ha messo nero su bianco i margini di flessibilità verso gli stati Ue in recessione, è ancora più importante valutare con precisione il potenziale di crescita di un paese. Ecco le istruzioni per la stima dell’output gap da cui tanto dipende il giudizio della Ue sui nostri conti pubblici. Convince poco il piano Juncker di investimenti per l’Europa. Con ottimismo si spera di trasformare i 21 miliardi messi a disposizione da Ue e Bei in 315 miliardi di investimenti. Ma è dubbio che i beneficiari possano essere i paesi in crisi e non quelli con i conti pubblici più in ordine.
Un nuovo ingresso in redazione: Vincenzo Galasso che i lettori de lavoce.info già conoscono attraverso numerosi suoi interventi. A Vincenzo, che ci darà un contributo originale e di alto livello soprattutto nell’area dei sistemi pensionistici, un caloroso benvenuto.

Il coraggio di perdere il controllo

Da RaiWay ad A2a qualcosa si muove nel panorama delle proprietà pubbliche nazionali e locali. Forse servirebbe un po’ di coraggio anche per Fs e Poste, senza illudersi sui tempi. E senza inventarsi riforme della governance delle imprese che consentono di mantenere il controllo anche vendendo.

Cosa c’è sotto l’Opas su Rai way?

L’Opas lanciata da Mediaset su Rai Way ha suscitato una ridda di ipotesi e speculazioni. Lo statuto della società e i decreti sulla sua privatizzazione impediscono al socio pubblico di perdere il controllo. In ogni caso, è sufficiente che l’azionista di maggioranza non aderisca all’offerta.

Delega fiscale tra rinvii e intrecci pericolosi

A che punto è l’attuazione della delega fiscale approvata un anno fa? Qualcosa è stato fatto per semplificare il sistema, ma i temi più importanti non sono ancora stati affrontati. E l’intreccio tra delega e legge di stabilità ripropone il vizio italiano di procedere in modo poco organico.

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