I prezzi delle abitazioni nuove si mantengono su livelli alti, nonostante la crisi dell’edilizia. Per quelle esistenti invece si è registrato un notevole calo. C’era invece da aspettarsi il contrario. Il ruolo delle banche, la domanda debole e la diminuzione del reddito delle famiglie.
Una seria riforma del sistema delle autonomie locali avrebbe richiesto lo studio di tutte le problematiche che orbitano attorno al mondo degli Enti locali e non solo di quelle rappresentate dall’anello istituzionale debole: le province.
Le stime preliminari di Eurostat indicano che, dal mese di dicembre, l’eurozona è entrata in deflazione. Non è la prima volta che ciò avviene: l’indice dei prezzi al consumo era già diminuito nel 2009. Ma quali sono le conseguenze, e quali i rimedi? Una raccolta di articoli.
Il decreto legislativo fiscale di fine anno è stato ritirato. Ma le problematiche si ripresenteranno. Utile quindi ragionare sulla ratio del provvedimento e sulle possibili conseguenze economiche e di reputazione per il paese. La questione dell’abuso del diritto e le altre misure discutibili.
Che succederà con la nuova crisi greca? Le borse a picco riflettono la preoccupazione dei mercati in attesa delle elezioni fissate per domenica 25 gennaio. Il rischio è che si arrivi a scenari di fortissima tensione, ad Atene come a Roma e Madrid. Dipende da come il nuovo governo ellenico e l’Europa affronteranno la gestione del debito della Grecia, arrivato al 170 per cento del Pil.
Tra chi ha brindato con soddisfazione in questi giorni ci sono evasori ed elusori fiscali. Nel decreto del governo sul diritto penale tributario la depenalizzazione dell’elusione fiscale e altre misure inquietanti per il cittadino che paga le tasse. Tanto che queste norme tornano in Consiglio dei ministri per essere ridiscusse.
Difficile trovare elementi di ottimismo per il futuro dell’economia italiana, afflitta dai soliti problemi strutturali. Qualche elemento positivo però c’è: con la riduzione degli spread, i tassi d’interesse a lungo termine sono al loro minimo da quattro anni. Il che fa sperare in una ripresa dei consumi e degli investimenti.
Le assenze di Capodanno dei vigili di Roma hanno confermato che i dipendenti del settore pubblico tendono ad ammalarsi più spesso di quelli privati. Per risolvere il problema servono controlli rigorosi e una riforma del pubblico impiego che coniughi i diritti dei lavoratori con le esigenze di servizio e la valutazione dei risultati.
Siamo abituati alla crescita del salario con l’aumento dell’età del lavoratore. Una dinamica destinata a cambiare dopo il Jobs act. Perché, con l’abolizione del reintegro per i licenziamenti per motivi economici, quando i neo-assunti di oggi diventeranno anziani saranno più facilmente sostituibili con dei giovani.
Per fortuna non tutte le opere pubbliche crollano a una settimana dall’inaugurazione com’è successo al viadotto siciliano. Tutte, però, sono soggette a un’esasperante lentezza nella realizzazione. Vediamo quali sono i tempi e le cause dei ritardi. Da evitare se arriverà davvero il piano europeo Juncker.
Ricambio nel comitato di redazione de lavoce.info per il 2015: ne entrano a far parte Angelo Baglioni e Michele Pellizzari che affiancano Massimo Bordignon, Francesco Daveri e Michele Polo, già in carica.
Sostieni lavoce.info
È ormai l’ottavo anno di una crisi interminabile, ma lavoce.info vive ed è indipendente grazie al sostegno delle migliaia di suoi lettori. Vi chiediamo un piccolo-grande sforzo con un contributo finanziario secondo le vostre possibilità. Grazie!
Negli ultimi anni il divario tra il tasso di crescita italiano e quello degli Stati Uniti è stato notevole. Le cause sono sia strutturali sia congiunturali. Ora, la congiuntura fa sperare che il differenziale si possa ridurre nel prossimo futuro. A patto di rispettare gli impegni sulle riforme.
Sulle assenze per malattia si pubblicano spesso dati elaborati per sostenere una tesi piuttosto che un’altra. Vediamo quali sono quelli consolidati, che mostrano un’incidenza maggiore nel pubblico che nel privato. E cosa serve per contenere il fenomeno entro limiti accettabili.
Per i neo-assunti di oggi, l’abolizione del reintegro avrà effetti anche sulla struttura del salario. In particolare sulla sua crescita con l’età del lavoratore e sul rapporto con la produttività. Con l’indennizzo certo, i più anziani saranno più facilmente sostituibili con lavoratori giovani.
I tempi di realizzazione delle opere pubbliche aumentano. Per mancanza di fondi e per l’eccessiva frammentazione degli interventi. Così non si risolve il deficit infrastrutturale del paese, né si rilancia la crescita. Le procedure di valutazione dei progetti e le reali possibilità di concretizzarli.
Sono una docente nella scuola secondaria di secondo grado, laureata in Economia e Commercio (piano di studi Economico generale – prevalentemente orientato all’Economia). Nel momento in cui arriva a regime la Riforma della scuola secondaria di secondo grado avviata nel 2010, vorrei condividere alcune riflessioni sull’insegnamento dell’economia nella scuola italiana.
La necessità, ormai evidente nel nostro Paese, di recuperare la carenza di cultura economica spinge infatti ad una riflessione sul percorso d’istruzione e formazione dei nostri giovani.
Dai risultati della recente consultazione nazionale sul documento “La Buona scuola” è emerso che il potenziamento della conoscenza dell’economia è considerato come seconda priorità, subito dopo la padronanza della lingua inglese. Questo risultato è sintomatico di una considerevole consapevolezza, da parte dei diversi soggetti partecipanti alla consultazione, dell’esistenza di un “gap” culturale da colmare.
In Italia non esiste un Liceo economico: l’opzione economico-sociale è un’articolazione del liceo delle scienze umane, che raccoglie appena il 2% delle iscrizioni.
Il liceo delle scienze umane nasce dal liceo socio-psico-pedagogico, che ha un focus prevalentemente psicologico, pedagogico e socio-antropologico; il percorso è infatti orientato “allo studio delle teorie esplicative dei fenomeni collegati alla costruzione dell’identità personale e delle relazioni umane e sociali”, e si propone di guidare lo studente “ad approfondire e a sviluppare le conoscenze e le abilità e a maturare le competenze necessarie per cogliere la complessità e la specificità dei processi formativi.” (Art. 9 del DPR 89/2010 di riordino dell’istruzione liceale). In questa prospettiva di studio e di approfondimento l’Economia politica non può trovare un suo spazio culturale né affermarsi come disciplina trainante di un percorso scientificamente coerente.
L’Economia politica è una disciplina che raccoglie al suo interno sia prospettive storiche e filosofiche, sia astrazioni e applicazioni matematiche; è proprio il dinamico intrecciarsi di questi aspetti che rende molto elevata la valenza formativa della disciplina.
Volendo pertanto enfatizzare i collegamenti storici e filosofici, oltre a quelli matematici, l’indirizzo Economico potrebbe essere inserito nel Liceo Classico, in modo da arricchirlo apportandovi un nuovo impulso. In alternativa, volendo dare maggior rilievo agli aspetti matematici, si potrebbe inserire l’indirizzo Economico all’interno del Liceo Scientifico. Sarebbe inoltre importante sottolineare la necessità di una rottura del costante (e incomprensibile) connubio tra le discipline giuridiche e l’economia politica, che ha finora penalizzato l’insegnamento delle materie economiche, e privilegiare un inquadramento in una prospettiva di integrazione interdisciplinare con Storia, Filosofia e Matematica.
Il Diritto è infatti una disciplina con un suo specifico profilo culturale, nel quale risulta difficile individuare aspetti in comune con le scienze economiche, tanto da un punto di vista formativo quanto da quello metodologico e didattico. Sarebbe inoltre opportuno, almeno laddove lo studio dell’Economia politica costituisca il fulcro di un percorso formativo, rendere l’accesso all’insegnamento di tale disciplina consentito solo a docenti dotati di un titolo specifico, ovvero di una Laurea in Economia, che consenta loro di padroneggiarne sia gli aspetti scientifici che didattici.
In definitiva, se si vuole davvero colmare la carenza di cultura economica nel nostro paese si deve necessariamente partire dalla scuola, procedendo ad una revisione dell’ordinamento liceale nonché della struttura delle classi di concorso, ponendo particolare attenzione all’abbandono di un paradigma culturale che ha negato valenza formativa e autonoma dignità alla disciplina.
Marina De Riso, docente di scuola secondaria di secondo grado e laureata in Economia e Commercio (piano studi “Economico Generale”).