DOMENICA 29 MARZO 2026

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BOCCONI GHIOTTI E AMARI NELLO SPEZZATINO TORINESE

Il comune di Torino ha iniziato l’iter per la cessione del 40 per cento di alcune delle sue aziende partecipate, con un possibile incasso futuro stimato attorno ai 200 milioni di euro. È un’operazione che coinvolge più attori: fondazioni bancarie locali, altri potenziali acquirenti e utenti, che non sono solo i torinesi. Il boccone più ambito è Trm, la società per il trattamento dei rifiuti. In futuro, dunque, il comune di Torino sposterà una parte del proprio ruolo virtuale di regolatore a una holding. Ed è a questa e alla qualità del suo apparato che i cittadini dovranno guardare.

I PROSSIMI CENTO GIORNI DEL GOVERNO MONTI

Il giudizio più importante sull’operato del governo Monti nei suoi primi cento giorni è quello dei mercati. E ci dice che lo spread tra Italia e Germania sui titoli decennali è sceso del 30 per cento mentre si è dimezzato quello fra Italia e Spagna. Ora l’azione deve passare dalla gestione dell’emergenza alle scelte davvero importanti che rilancino la crescita economica del nostro paese. A partire dai due terreni sin qui prescelti: mercato del lavoro e liberalizzazioni. Con riforme che eliminino la dualità del primo ed estendano le seconde ad altri comparti, come banche e assicurazioni.

QUANDO LE PROCEDURE CANCELLANO IL MERITO

La selezione dei ricercatori e degli scienziati più capaci ed eccellenti rappresenta uno dei meccanismi più importanti per far progredire la ricerca scientifica. In Italia i concorsi universitari sono stati frequentemente oggetto di forti critiche sia per le modalità di selezione delle commissioni che per non aver scelto candidati eccellenti con  criteri di merito condivisi dalla comunità scientifica.
Esiste a nostro avviso un altro aspetto, sconosciuto a gran parte del pubblico, ma estremamente rilevante nel determinare se un concorso va a buon fine o meno: il  funzionamento delle “procedure concorsuali”.

CENTO GIORNI DI SPREAD

.

L’ATTESA

Tra poco più d’un anno

si tornerà a votare;

c’è chi teme l’affanno

dÂ’un flop fallimentare,

 

e per cercar riparo

da unÂ’aspra delusione

pur col palato amaro

prende una decisione:

 

“è d’uopo ch’io mi metta

i panni da alpinista

e de’  Monti la vetta

io muova alla conquista,

 

così che gli elettori,

in fede ed in coscienza,

daranno a me i favori

e la benevolenza”.

 

Tre scalatori arditi,

che usan chiamarsi poli,

con toni un poÂ’ addolciti

sÂ’inchinano da soli

 

e parlano alla Cima

sì fredda e inviolata:

“di te sempre ebbi stima,

io t’ho sempre ammirata”.

 

Ma non sarà che molti

avran piene le palle

e dopo tanti Monti

voglian tornare a valle ?

 

I nostri rocciatori

son pronti allÂ’evenienza

e celano nei cuori

un grido e una speranza:

 

 

 

 

“il tempo della tecnica

al fin s’è consumato,

si renda alla politica

il trono ed il primato”.

 

Che veda allora il cielo

i compiti finiti !

C’è già mancato un pelo

che fossimo falliti.

 

Che sia tornata ancora

la voglia di votare !

Se il clima è quello d’ ora

in tanti andranno al mare.

LA TORINO-LIONE SI FA LOW COST: PERCHÉ SOLO ORA?

Il progetto originale della nuova linea Torino- Lione prevedeva 25 miliardi circa di costo totale, caratteristiche di alta velocità con ritorni finanziari trascurabili e mai esplicitati. Ora il progetto è suddiviso per fasi: all’inizio si costruirà la sola galleria di base. Il completamento della linea avverrà in funzione della reale crescita del traffico, quindi probabilmente mai. Scende di conseguenza l’investimento dell’Italia, intorno ai 3 miliardi e mezzo. Ma sulla base dell’analisi costi-benefici è una decisione saggia? E se sì, perché non è stata presa prima?

OPEN SERVICE NELL’AGENDA DIGITALE

Il tema degli open data ha risvolti tecnici e organizzativi piuttosto complessi. Se il concetto fosse esteso per realizzare degli open service, il risultato sarebbe particolarmente importante. Perché attraverso la condivisione intelligente e standardizzata di dati e funzioni elementari potrebbe costituire un volano per lo sviluppo di servizi evoluti al cittadino e alle imprese. Sarebbe una svolta epocale per le amministrazioni pubbliche. E servirebbe a stimolare quella domanda di banda larga che spesso appare ancora debole e immatura. (Read the english version).

ATTENTI ALL’OPA PER DELISTING

I bassi prezzi dei titoli di Borsa caratteristici di questo periodo fanno sì che un certo numero di società pensi al delisting. Ma all’azionista di minoranza conviene aderire alle Opa lanciate con questo scopo? Una risposta generale non è semplice. Tuttavia, spesso l’investitore marginale tende a guardare al passato nel decidere se accettare o meno l’offerta del controllante. E dà troppa importanza al prezzo corrente delle azioni, senza interrogarsi sulle prospettive future dell’impresa. È un errore. Cosa succede se non si raggiunge la soglia di adesione obbligatoria all’Opa.

DILUIZIONE IN LEGGE IN UN DECRETO

Una serie di veti incrociati dei partiti nella X Commissione del Senato sembra stia riducendo la portata delle liberalizzazioni previste nel decreto “cresci Italia” del 24 gennaio scorso. Quel provvedimento, lo avevamo scritto, andava rafforzato per essere davvero incisivo nello stimolare la crescita. Invece, viene sistematicamente diluito. I partiti pretendono che sui taxi si rimettano le decisioni sulle licenze e sulle tariffe nelle mani dei sindaci, da sempre straordinariamente attenti alle richieste e, talvolta, ai ricatti dei tassisti e poco alle esigenze di chi il tassista vorrebbe fare e dei cittadini che un taxi vorrebbero prendere. Alla costituenda Autorità dei trasporti verrebbe lasciato il compito di esprimere un parere in materia: si dovrebbe trattare di un parere obbligatorio e quindi i sindaci dovrebbero motivare adeguatamente le loro eventuali decisioni difformi, ma si sa che la politica locale tende ad avere un senso della vergogna piuttosto basso. L’assalto lobbistico sta anche rimettendo in discussione la possibilità di aprire nuove farmacie e la liberalizzazione dei farmaci di fascia C. Sta anche cercando di diluire nel tempo (fino forse a perderla in un indeterminato futuro) la separazione tra Snam (rete gas) ed Eni, e di azzerare quel pochissimo che il decreto conteneva sulle banche. E quando si parla del settore dell’energia e di quello del credito nessuno può dire che si tratti di noccioline!
Al di là dell’importanza dei pezzi persi dal provvedimento nel suo passaggio parlamentare, rimane il segnale politico.  Il presidente del consiglio aveva invitato i partiti a non stravolgere l’impianto del decreto. Oggi proprio questo sta avvenendo. Inoltre ad avere un impatto significativo non sono tanto le singole misure, sui taxi o sulle farmacie, ma l’insieme dei provvedimenti. Se l’insieme si assottiglia, il rischio è che il risultato finale sia molto rumore per nulla. Ci sono tanti veti incrociati anche nella trattativa sul mercato del lavoro. Al punto che, cercando misure condivise da tutti, delle tante riforme messe sul piatto non sembra rimanere proprio nulla. Come pensa il governo di andare avanti senza il consenso dei partiti e delle parti sociali nella cruciale (ma ancora poco delineata) riforma del mercato del lavoro quando appare disponibile a cedere ai veti incrociati di lobbies ristrette ma ben rappresentate in Parlamento?

UN AUMENTO EQUO DELLE TASSE UNIVERSITARIE

Ringrazio Andrea Ichino e Daniele Terlizzese per la loro risposta puntuale al commento critico all’articolo di Daniele Checchi e Marco Leonardi. Nella possibile riforma strutturale che andrò a proporre terrò in considerazione, sottolineando punto per punto, gli elementi portati alla luce da Ichino-Terlizzese.
Questa mia ipotetica proposta di riforma del sistema universitario italiano si basa sullÂ’idea che, allo stato attuale dei fatti, ulteriori modifiche marginali alla vigente struttura avrebbero costi (sia di implementazione che di accettazione sociale) molto superiori agli eventuali benefici. DÂ’altro canto i benefici derivanti dal ridisegnare ex-novo lÂ’intero sistema avrebbero verosimilmente luogo solo dopo diverso tempo. Da qui lÂ’idea di una possibile ristrutturazione del solo sistema di tassazione che faccia da base a nuove migliorie come, ad esempio, quelle illustrate dai due autori sopracitati che ben si integrerebbero con il mio modello teorico.

VECCHI GLI ATENEI, VECCHI GLI STUDENTI

Per decidere in quale modo riformare l’attuale sistema di rette universitarie  bisogna concentrarsi su quelle che sono le principali inefficienze dell’attuale sistema. Una criticità da cui partire è, a mio avviso, l’elevatissimo numero di studenti fuori corso. Parlando dei soli corsi di studio triennali nel 2010 il 40% degli studenti era iscritto fuori corso e il 60% si era laureato oltre i tre anni canonici. Non bastassero questi dati, di per sé preoccupanti, va detto che solo il 13% degli iscritti risulta avere un’età inferiore ai 22 anni, mentre il 34% ha più di 27 anni. Il dato che però desta maggiore perplessità è che il 27% delle facoltà in Italia non abbia nel 2010 alcuno studente laureatosi con meno di 22 anni: ciò significa che più di un corso di laurea su quattro produce solo studenti “vecchi”. Non c’è da stupirsi dunque se si parli dell’università italiana come di un vero e proprio parcheggio.

LA PROPOSTA

Personalmente credo che un buon sistema di incentivi potrebbe ridurre queste inefficienze. Quello che propongo qui è infatti un modello che riduca parallelamente il numero di studenti fuori corso,  concentrando gli abbandoni solo dopo i primissimi anni dall’immatricolazione.
Una possibile soluzione sarebbe quella di alzare le “rette relative”, ovvero la quota di retta a carico dello studente che attualmente è di circa il 20% a fronte del 80% finanziato dallo stato. Ad esempio, queste quote potrebbero invertirsi:  il che equivarrebbe, secondo le ultime stime di Federconsumatori a far pagare circa 5000 euro ad ogni studenti e i restanti 1000 allo stato. Con i soldi così risparmiati sarebbe possibile istituire nuove borse di studio sia per chi non ha la possibilità di affrontare le spese universitarie sia per gli studenti meritevoli.
Il sistema di incentivi potrebbe essere strutturato in modo che, dopo aver sostenuto un test d’ammissione per l’immatricolazione, alla fine di ogni anno accademico la retta venga parzialmente rimborsata in funzione della media dei voti ottenuta dallo studente. Una media del 30 e lode su tutti gli esami dell’anno equivarrebbe a una completa esenzione dalla tassa. Di fatto questo comporterebbe per gli studenti bravi la necessità di ottenere un prestito solo per il primo anno, andando a pagare in media meno di quanto non paghino nel sistema attuale. Questo invece non varrebbe per gli studenti meno bravi, che dovrebbero confrontare la nuova spesa universitaria, superiore a quella del sistema vigente, con i rendimenti attesi dell’istruzione terziaria. L’incentivo economico, inoltre, concentrerebbe gli abbandoni solo nei primi anni ed eviterebbe non solo le situazioni estreme (anche se attualmente piuttosto ordinarie) di studenti che si ritirano dopo 6-7 anni passati fuori corso ma anche lo stesso numero complessivo di studenti fuori corso. Ovviamente continuano a valere le considerazioni sull’avversione al rischio già ben illustrate da Andrea Ichino e Daniele Terlizzese nella loro risposta che menzionavo prima.
Nella retta così strutturata sarebbero compresi infine tutti i servizi offerti tipicamente dall’università, quali lezioni, accesso alle strutture ecc…, ma un solo tentativo di esame. Dal secondo tentativo lo studente dovrà pagare un supplemento per ogni volta che lo sosterrà. I supplementi in questione potrebbero essere strutturati in diversi modi: potrebbero essere delle tasse fisse per ripagare i costi di gestione oppure potrebbero essere anch’essi funzione della media ottenuta in precedenza e/o del numero di volte che si tenta il medesimo esame. Questi però sarebbero solamente un inasprimento aggiuntivo del sistema di incentivi, in quanto è verificabile che il solo rimborsare la retta universitaria anno per anno in funzione della media ottenuta, aumentandone però l’entità, sarebbe di per sé sufficiente ad ottenere sensibili miglioramenti per le problematiche qui trattate.
Una trattazione più analitica sia dei dati sopraesposti che del modello in questione è disponibile nel file allegato.

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