I dati ufficiali sul lavoro domestico in Italia suscitano più di una preoccupazione per il futuro. Diventa così interessante capire quali siano le esperienze di altri paesi europei che hanno aperto le porte alle piattaforme digitali in questo settore.
Da quattro anni i lavoratori domestici diminuiscono
Per il futuro del welfare domiciliare italiano si prospetta una tendenza complessa. A confermarlo sono i dati 2025 dell’Osservatorio sui lavoratori domestici dell’Inps: nel 2025 i lavoratori domestici con almeno un contributo versato all’Inps sono stati 804.464, con una diminuzione del 2,3 per cento rispetto al 2024 e una perdita complessiva di oltre 177mila lavoratori rispetto al picco registrato nel 2021, durante la fase delle necessarie obbligazioni pandemiche. Si tratta del quarto anno consecutivo di riduzione degli occupati regolari nel settore domestico, nonostante l’Italia stia attraversando una fase di crescente domanda di assistenza domiciliare dovuta a tendenze demografiche caratterizzate dall’invecchiamento della popolazione, al conseguente aumento delle condizioni di non autosufficienza e alle difficoltà del sistema attuale nel garantire servizi di cura immediati.
La demografia e la geografia del settore
La composizione del settore continua a essere caratterizzata da una forte prevalenza femminile. Le donne rappresentano infatti l’88,7 per cento. Allo stesso tempo, è forte la componente straniera, infatti, il 68,9 per cento, mentre i lavoratori italiani rappresentano il 31,1 per cento del totale. Rispetto alla zona di provenienza, nel 2025 l’Europa dell’Est è ancora la zona geografica da cui proviene la maggior parte dei lavoratori domestici con il 33,5 per cento del totale, seguiti dai lavoratori di cittadinanza italiana (31,1 per cento), dai lavoratori del Sud America (9 per cento) e delle Filippine (7,5 per cento). La distribuzione territoriale mostra una forte concentrazione nelle regioni economicamente più sviluppate. La Lombardia rappresenta da sola il 19,4 per cento dell’occupazione domestica nazionale, seguita dal Lazio (14,1 per cento), dalla Toscana (8,9 per cento) e dall’Emilia-Romagna (8,6 per cento). Estremamente significativo appare il cambiamento nella struttura professionale. Per il secondo anno consecutivo i “care worker” superano numericamente le colf. Nel 2025 il 51,3 per cento dei lavoratori domestici svolge attività di assistenza e cura della persona, mentre il 48,7 per cento è impiegato prevalentemente in altre attività. Dieci anni fa il rapporto era esattamente opposto.
L’Osservatorio evidenzia inoltre un altro fenomeno rilevante, il progressivo invecchiamento della forza lavoro. Nel 2025 oltre il 27 per cento dei lavoratori domestici ha più di 60 anni e soltanto l’1,6 per cento ha meno di 25 anni. I lavoratori sotto i 45 anni rappresentano appena il 24,1 per cento del totale, contro il 39,2 per cento registrato dieci anni fa, la quota maggiore è concentrata nella classe di età tra i 55 e i 59 anni. I contratti sono caratterizzati da elementi di stagionalità, in termini retributivi la classe modale maggiore è quella rappresentata dai 13mila euro annui.
A questa situazione si aggiunge il persistente problema del lavoro irregolare che raggiunge un tasso del 48,8 per cento, confermando il lavoro domestico come uno dei comparti più rilevanti e allo stesso tempo più vulnerabili del mercato del lavoro italiano.
Piattaforme digitali per i servizi di cura
È proprio in questo contesto che appare particolarmente interessante l’esperienza francese del Cesu (Chèque Emploi Service Universel Plus), con la sua successiva digitalizzazione nel 2019 che ne automatizza le funzioni amministrative, fiscali, retributive. I servizi di cura attivabili mediante Cesu sono: assistenza domiciliare e negli spostamenti per anziani, persone fragili, disabili o con malattie croniche, con supporto alle attività quotidiane e all’integrazione sociale.
Se ne è discusso nel seminario internazionale, promosso recentemente da Inapp in collaborazione con il DISSE (Dipartimento di Scienze sociali ed economiche) della Sapienza di Roma e l’Oxford Internet Institute nell’ambito del progetto Fairwork, dal titolo Piattaforme digitali e lavoro di cura: tra formalizzazione, emersione e riorganizzazione del welfare. Nel corso dell’iniziativa si sono confrontati diversi modelli di “piattaformizzazione” dei servizi domiciliari in Europa e sono emersi aspetti interessanti. Per esempio, le piattaforme di cura non funzionano come quelle di food delivery, ma entrano all’interno di mercati già definiti da politiche pubbliche, trasferimenti monetari, relazioni professionali, contratti e servizi territoriali. Per questo il loro effetto dipende dal modo in cui sono inserite nel sistema di welfare. Possono semplificare l’incontro tra domanda e offerta e rendere più tracciabili i rapporti di lavoro, oppure possono limitarsi a spostare online una parte del mercato frammentato. La mappatura comparata aiuta a leggere il fenomeno: emergono piattaforme molto diverse, dai marketplace che si limitano a rendere visibili profili e recensioni, alle piattaforme che governano matching e contratto, fino a modelli in cui l’infrastruttura digitale è integrata in dispositivi pubblici.
I vari contributi presentati nel seminario internazionale hanno mostrato traiettorie diverse. In quella italiana la presenza di grandi piattaforme digitali integrate nel welfare domiciliare è limitata, ma esistono iniziative di intermediazione, marketplace locali e sperimentazioni legate a cooperative, agenzie per il lavoro o infrastrutture digitali territoriali. Manca però un’infrastruttura nazionale capace di collegare famiglie, lavoratori, contributi, incentivi fiscali e servizi sociali.
La seconda traiettoria è quella spagnola, dove il mercato è popolato da operatori privati di dimensione rilevante. Qui le piattaforme entrano in un sistema già segnato dall’esternalizzazione del servizio e dalla gestione privata di quote importanti dell’offerta. Alcune piattaforme non si limitano a mettere in contatto famiglie e lavoratori, ma aiutano a orientarsi tra prestazioni pubbliche, buoni servizio e rapporti con i servizi sociali. In altri casi partecipano direttamente all’erogazione di servizi. Quello più interessante mostra una piattaforma che raccoglie i bisogni della famiglia, seleziona i lavoratori attraverso verifiche e colloqui, usa un algoritmo di affinità per proporre una lista ristretta di candidati e gestisce la formalizzazione del contratto. Questo modello produce una trasparenza maggiore rispetto ai marketplace puramente informali, ma non elimina del tutto alcune problematiche legate alla qualità del lavoro. I lavoratori sono molto esposti alle valutazioni dei clienti.
La terza traiettoria è quella francese. La differenza con il modello spagnolo è netta, Cesu+ è una piattaforma pubblica, la sua funzione è semplificare la dichiarazione del rapporto, calcolare contributi, produrre la busta paga, prelevare il salario dal conto del datore di lavoro domestico e versarlo al lavoratore. Inoltre, si collega al credito d’imposta per i servizi alla persona, riducendo istantaneamente il costo effettivo della prestazione per le famiglie. Nel modello spagnolo la piattaforma privata può diventare un’infrastruttura di accesso al welfare, ma resta proprietaria della intermediazione, dei dati, della reputazione e della selezione. Nel modello francese l’infrastruttura pubblica non gestisce direttamente la prestazione, ma mette in trasparenza il rapporto di lavoro e i dati rimangono all’interno di una infrastruttura pubblica.
* Le opinioni espresse non rappresentano necessariamente quelle dell’istituto di appartenenza.
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Massimo De Minicis è Primo Ricercatore INAPP, dove è responsabile del gruppo di ricerca “Innovazione tecnologica, mercato del lavoro e nuove tutele”. È componente del Comitato scientifico dell’Istituto, referente scientifico del progetto Fairwork Italia, componente del Comitato di indirizzo dell’Osservatorio sull’Innovazione e il Trasferimento Tecnologico per la Società e coordinatore del team INAPP di supporto ai lavori dell’Osservatorio sull’intelligenza artificiale nel mercato del lavoro del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali.
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