Educazione Montessori per un futuro con meno conflitti

Investire nell’educazione montessoriana permetterebbe di formare generazioni di persone più preparate e più empatiche. E proprio mentre le guerre si riaccendono, fa ben sperare la scoperta che le scuole Montessori sono molto diffuse in Cina e Usa.

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Difesa, educazione e pace

Dai primi mesi del 2025, nel dibattito pubblico dei paesi europei si è sentita sempre più spesso la celebre locuzione latina “si vis pacem, para bellum”, che significa “Se vuoi la pace, prepara la guerra”. Ma siamo sicuri che sia la strada migliore, o l’unica strada, per costruire la pace e una società più sicura? Nel 1949 nel suo testo “Educazione e Pace”, Maria Montessori offriva una prospettiva radicalmente diversa, secondo la quale il problema della difesa non risiede nella mancanza di armi o nella debolezza delle frontiere materiali, ma nella “impreparazione dell’uomo” e nell’“isolamento dell’individuo”.

Montessori descriveva una società dominata da una “organizzazione delle cose”, dove i progressi tecnici e burocratici avevano creato un meccanismo per il quale i lavoratori, tanto gli operai come gli intellettuali, vivevano isolati nei propri interessi, cercando solo il mestiere che garantisse la sopravvivenza materiale. L’isolamento alimentava fragilità sociale e tensioni che potevano sfociare in conflitti. La sua proposta era chiara: passare da un’organizzazione delle cose a un’organizzazione “degli esseri umani”, cioè una società capace di prevenire la guerra.

Oggi, la contrapposizione tra i due tipi di “organizzazione” corrisponde alla contrapposizione tra due paradigmi economici e sociali: quello del capitale umano e quello dello sviluppo umano. 

Capitale umano o sviluppo umano?

Il paradigma del capitale umano considera istruzione e salute come strumenti per aumentare la produttività economica e il Pil, riducendo il valore dell’individuo alla sua utilità economica. Al contrario, il paradigma dello sviluppo umano – promosso dall’Onu e da pensatori come Amartya Sen – vede istruzione e salute come diritti fondamentali e fini in sé. L’obiettivo è ampliare le libertà individuali e migliorare il benessere collettivo.

L’educazione Montessori incarna questo secondo paradigma. Non mira solo a formare studenti più preparati o produttivi, ma individui consapevoli del proprio valore intrinseco, capaci di vivere in armonia con gli altri. In questo senso, può contribuire a un (seppur lento) cambio di paradigma. Ci si potrebbe allora domandare in che misura oggi l’educazione Montessori, adottata in più di 16mila scuole sparse in più di 150 paesi, riesca a contribuire al cambiamento. E, per rispondere alla domanda, si potrebbe provare a usare i dati delle tante ricerche realizzate sull’efficacia di questo approccio educativo.

L’efficacia dell’educazione Montessori

Numerosi studi hanno analizzato l’efficacia dell’educazione Montessori rispetto ai modelli tradizionali. Recentemente, due studi indipendenti tra loro hanno sintetizzato i risultati di più di trenta ricerche realizzate in diversi paesi sull’efficacia dell’educazione Montessori, concludendo che porta a risultati scolastici migliori rispetto all’istruzione tradizionale e, secondo alcune ricerche, anche a migliori abilità cognitive, sociali e motorie, e a più creatività. In Italia, dove l’educazione Montessori è impartita per lo più in scuole dell’infanzia e primarie pubbliche, una ricerca ha mostrato che gli studenti che le frequentano raggiungono, alle prove Invalsi, risultati migliori a 13 e 15 anni rispetto a studenti con background socio-economico simile. Riguardo alle abilità sociali, 85 studenti Montessori della provincia di Roma hanno ottenuto punteggi significativamente più alti a un test che misura la loro empatia, rispetto a 85 studenti non Montessori ma simili a loro per background socio-economico-culturale.

I limiti della ricerca attuale

Nonostante i risultati promettenti, considerare l’efficacia dell’educazione Montessori esclusivamente attraverso le prestazioni accademiche rischia di essere una valutazione condotta all’interno del paradigma del capitale umano. L’obiettivo dell’approccio Montessori non è solo formare individui più preparati o produttivi, ma persone consapevoli che lo sviluppo personale in armonia con gli altri è più importante della crescita economica.

Le ricerche sulle competenze socio-affettive – come empatia, creatività e collaborazione – sono ancora limitate e le conclusioni degli studi condotti finora non sempre convergono: alcuni rilevano effetti solo in Asia, altri evidenziano risultati poco fondati. 

Del resto, come osservava il biologo J.B.S. Haldane negli anni Trenta, dimostrare la superiorità di un metodo educativo richiederebbe seguire migliaia di studenti per valutare quale metodo, a lungo termine, produca cittadini migliori. E questo tipo di analisi rimane difficile da realizzare in modo rigoroso su larga scala.

Il problema dell’applicazione autentica

Tuttavia, la ricerca empirica offre dati sui processi educativi, che sono forse più preziosi di quelli sui prodotti. Infatti, per capire se l’educazione Montessori contribuisce a un passaggio dal paradigma del capitale umano a quello dello sviluppo umano, è cruciale analizzare quanto le scuole di questo tipo aderiscano ai principi fondanti del metodo.

Ad esempio, in Cina e negli Stati Uniti, cioè nei due paesi con più scuole Montessori al mondo, sono state condotte ricerche che descrivono diversi problemi di implementazione di un’educazione autenticamente montessoriana.

In Italia, una ricerca basata su questionari somministrati a 329 insegnanti Montessori di scuola primaria, ha rivelato un’ampia variabilità nell’attuazione dell’approccio. Molti insegnanti incontrano ostacoli che impediscono un’applicazione autentica. Tra questi: una serie di regole (scritte e non) che limitano la libertà degli alunni nel seguire i propri interessi; l’organizzazione oraria caratterizzata da lezioni collettive obbligatorie che frammentano i flussi di lavoro individuale, in coppia o a piccoli gruppi; l’uso di valutazioni che classificano invece di agevolare i processi di apprendimento; la difficoltà nell’organizzare classi multi-età.

Superare questi ostacoli richiede una forte sinergia tra insegnanti, dirigenti, genitori e collaboratori e, per rendere possibile su larga scala la sinergia, sono necessarie riforme sui cicli scolastici, sulla valutazione, sul reclutamento e la formazione degli insegnanti.

Perché investire nell’educazione montessoriana

In un mondo in cui si riaccendono conflitti armati, investire nell’educazione, in particolare in approcci come quello montessoriano, potrebbe rappresentare una scelta lungimirante. In fondo, i costi non sarebbero proibitivi: acquistare materiali e mobilio per un intero ciclo di scuola primaria costa circa 10mila euro. E i materiali montessoriani, a differenza delle tecnologie in cui tanto si spende, non hanno il problema dell’obsolescenza. Ma se si vuole che l’educazione Montessori contribuisca a un cambiamento di paradigma, non è sufficiente accontentarsi della semplice crescita numerica delle sezioni con il bollino Montessori, sono essenziali anche riforme che risolvano il problema dell’applicazione autentica e consentano, anche in scuole senza il bollino, di attuare pratiche educative che mirino più allo sviluppo umano che alla formazione di “risorse” umane. 

Scommettere sulla strada indicata da Montessori, facendo attenzione a implementare il suo modello originario, significherebbe formare generazioni di persone più preparate e più empatiche, che forse saranno più in grado di noi di passare da un’organizzazione delle cose a una degli esseri umani. E forse saranno più in grado di noi di dialogare con chi vive al di là delle nostre frontiere. Certo, per dialogare bisogna essere in due, ma se Stati Uniti e Cina, superpotenze di oggi e, forse, di domani, hanno scommesso sull’educazione Montessori, allora forse la strada è stata già intrapresa e, con un’accelerazione, presto potrebbero esserci generazioni capaci di parlarsi e ridurre insieme l’impreparazione e l’isolamento dell’essere umano di fronte al nemico universale, cioè la guerra.

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Il Punto

  1. bob

    Maria Montessori fu a lungo malvista dal Vaticano. Il metodo Montessori su tutto prevedeva una importante autonomia dell’alunno e lo sviluppo un elevato spirito critico, cosa che cozzava frontalmente con la cultura catto-comunista imperante a sempre in questo Paese.

  2. PiegoAngela

    “[…]le scuole Montessori sono molto diffuse in Cina e Usa.”
    Però gli USA sono quelli di Hiroshima, Nagasaki, Vietnam, Korea del sud, Africa subsahariana, Kossovo, Jugoslavia, Iran, Iraq, Kuwait. E questo solo negli ultimi 80 anni.
    “Si vis pacem para bellum” da farglielo raccontare agli indiani sull’Himalaya con i cinesi, dato che è meglio non lasciare che gli indiani riflettano se usare le atomiche o no; di comune accordo si possono prendere a randellate e sassate, i militare di entrambe le nazioni posti a protezione del confine.
    Troppo facile pensare che 7mld di persone (tutti quelli “non occidentali”) prima o poi la penseranno anche loro come noi. Sempre citofonare alla Cina o a un paese qualsiasi del medioriente.

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