I nuovi strumenti di pagamento digitale, dalle carte ai QR-code fino alle criptovalute e alle Cbdc, sollevano molte domande. Pubblichiamo un estratto dell’introduzione del nuovo libro di Angelo Baglioni, che a questi interrogativi cerca di dare risposte.
Tanti nuovi strumenti di pagamento
Ogni giorno ci viene offerto un nuovo strumento di pagamento digitale: carte, app, bonifici istantanei, QR-code, e via dicendo. A questi si aggiungono le cripto attività, che si propongono come monete alternative. Tra qualche anno arriverà l’euro digitale. Allo stesso tempo la moneta tradizionale, il contante, viene usata sempre meno, soprattutto dalle nuove generazioni.
Di fronte a queste novità, che rendono il panorama monetario sempre più variegato e frammentato, sorgono spontanee alcune domande. La natura della moneta sta cambiando? Continuerà a svolgere le stesse funzioni di sempre o ne assumerà altre? Il sistema monetario tradizionale, basato sul binomio banca centrale-banche, è destinato ad essere superato? Se si, chi controllerà la moneta? Dobbiamo lasciare che la moneta sia il frutto dell’iniziativa privata oppure dobbiamo mantenerla nella sfera pubblica? Questo libro cerca di rispondere a queste domande, che ho sintetizzato nel titolo.
Al di là delle apparenze, gli strumenti digitali di pagamento oggi largamente diffusi non comportano uno stravolgimento del sistema monetario. Essi usano i “binari” forniti dal sistema bancario per trasferire denaro da un utente all’altro e fanno sempre riferimento, in ultima analisi, alla moneta bancaria: i depositi. Ad un livello superiore, il denaro circola tra le banche per il tramite della banca centrale. Questo sistema “a piramide” continua a funzionare anche con i moderni strumenti di pagamento. La valuta ufficiale (per noi l’euro) è l’unità di misura del sistema economico. La moneta, emessa dalla banca centrale e dalle banche, continua a svolgere le funzioni classiche di mezzo di scambio e riserva di valore.
Il valore delle informazioni e la dipendenza dagli Usa
Tuttavia, la digitalizzazione della moneta apre le porte a nuove opportunità e a nuovi problemi. Oltre a quelle tradizionali, la moneta digitale assume una nuova funzione: quella di veicolare informazioni. Gli strumenti di pagamento digitali sono in grado di rilevare informazioni sugli utenti e sulle loro transazioni: chi si appropria del valore generato da questa enorme massa di dati? In genere sono le stesse società che gestiscono i sistemi di pagamento, come le card company, e le grandi piattaforme commerciali e tecnologiche. Il settore dei servizi di pagamento è per sua natura fortemente concentrato: è dominato da pochi grandi operatori, dotati di un elevato potere monopolistico. La combinazione di questo potere con la disponibilità di informazioni consente ai gestori dei servizi di pagamento e alle piattaforme di e-commerce di estrarre elevati profitti a scapito dei consumatori.
Per noi europei, questi problemi sono aggravati dal fatto che i grandi gestori internazionali di servizi di pagamento sono tutti statunitensi. Questi hanno quote di mercato assai elevate in tutti i paesi europei. Ciò implica non solo che le informazioni e i profitti estraibili da quei servizi vanno oltre oceano, ma anche che l’Europa è fortemente dipendente dagli Usa in un settore strategico: quello appunto dei pagamenti. È un elemento di fragilità, questo, che si aggiunge alla nostra dipendenza dall’estero in altri settori strategici, come l’energia e la difesa.
Perché le cripto non sono la moneta del futuro
Se gli strumenti digitali oggi più diffusi – carte, e-wallet, bonifici istantanei – si basano ancora sul sistema monetario tradizionale, non altrettanto si può dire per le cripto attività. Queste si pongono in alternativa ad esso e sfruttano la tecnologia blockchain/Dlt (destributed ledger technology) per trasferire denaro da un utente all’altro. In altre parole, esse usano binari diversi da quelli finora forniti dal sistema bancario (inclusa la banca centrale). Qualcuno ritiene che possano essere la moneta del futuro. In realtà, sono poco adatte a svolgere le funzioni della moneta al di fuori dell’ecosistema cripto in cui sono nate. Le prime cripto attività, Bitcoin ed Ether, hanno un valore talmente volatile da renderle del tutto inutilizzabili come mezzo di scambio accettato nelle transazioni quotidiane. Le stablecoin, introdotte più di recente, sono maggiormente attraenti, in virtù del fatto che gli emittenti si impegnano a garantire la stabilità del loro valore rispetto alla moneta tradizionale. Tuttavia, anche queste non sono immuni da rischi, a cominciare dalla affidabilità degli emittenti e dalla possibilità di attacchi speculativi. Esse pongono quindi seri problemi di protezione degli utenti. A questi si aggiunge il fatto che, finora, il mercato delle stablecoin è dominato da due operatori statunitensi: di nuovo si pone per l’Europa un problema di sovranità monetaria, aggravato dal fatto che l’attuale amministrazione americana ha promesso di fare delle stablecoin la sua leva per rafforzare la supremazia del dollaro a livello mondiale.
La strategia europea dell’euro digitale
Mentre gli Usa puntano sulle monete digitali emesse da soggetti privati, la strategia europea punta sulla moneta digitale di banca centrale (central bank digital currency – Cbdc): l’euro digitale. Vi sono buoni motivi per ritenere che la via europea sia migliore per affrontare le sfide poste dalla digitalizzazione della moneta. Il primo risiede nella necessità di preservare il ruolo della moneta pubblica nell’economia e nella società. La moneta emessa dalla banca centrale, attualmente il contante, è facilmente riconoscibile e priva di rischi. Essa libera gli utenti dalla necessità di reperire informazioni per appurare l’affidabilità dell’emittente. Per queste ragioni, è comunemente accettata negli scambi. Gli altri strumenti di pagamento sono accettati in quanto convertibili in moneta di banca centrale, che è l’àncora del sistema monetario. Di fronte al progressivo declino del contante, l’euro digitale è necessario per mantenere una significativa presenza e visibilità della moneta pubblica, consentendo a questa di rimanere l’àncora del sistema. Ciò non impedirà agli operatori privati di offrire servizi di pagamento innovativi, complementari all’euro digitale.
In secondo luogo, l’euro digitale fornirà uno strumento di pagamento alternativo alle carte e agli altri strumenti digitali, oggi appannaggio di pochi grandi operatori statunitensi. Sarà uno strumento gratuito per i consumatori e a basso costo per i commercianti e le banche. Esso dovrebbe così limitare il potere di mercato dei gestori privati di servizi di pagamento e contribuire alla autonomia dei paesi europei in questo settore. Sotto il profilo della riservatezza nella gestione dei dati personali, la banca centrale sembra in grado di fornire garanzie maggiori rispetto ad altri operatori che, per loro natura, sono portati a sfruttare le informazioni a scopo commerciale. Infine, l’euro digitale potrebbe essere una alternativa alle stablecoin: queste rappresentano una insidia di portata ancora limitata, ma che potrebbe diventare più rilevante in futuro.
Angelo Baglioni, Quale moneta per il mondo digitale, il Mulino, 2026.
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È professore ordinario di Economia Politica presso l’Università Cattolica di Milano. È direttore di Osservatorio Monetario e membro del Comitato direttivo del Laboratorio di Analisi Monetaria (Università Cattolica e ASSBB). E’ presidente di REF Ricerche. Dal 2018 al 2020 è stato membro del Banking Stakeholder Group della European Banking Authority. Dal 1988 al 1997 è stato economista presso l’Ufficio Studi della Banca Commerciale Italiana (ora Intesa Sanpaolo). I suoi interessi di ricerca si collocano nell’area dell’economia monetaria e finanziaria. Ha scritto numerosi articoli su riviste internazionali e libri; l’ultimo è Monetary policy implementation (Palgrave 2024).
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