Lavoce.info

Per l’industria è arrivata un’altra recessione

I dati degli ultimi mesi hanno mostrato un peggioramento dell’attività industriale a livello internazionale. Anche in Italia i numeri indicano ora un arretramento della produzione della manifattura. E non si prevede un rafforzamento in tempi brevi.

Si ferma l’industria mondiale

Nel corso degli ultimi mesi la fase di ripresa del ciclo economico internazionale, guidata dalle riaperture post-pandemia, ha subito una battuta d’arresto. Il rallentamento è stato piuttosto diffuso fra i paesi. Anche la Cina, dopo l’abbandono della politica “zero Covid” sta mostrando in realtà un recupero meno vivace delle attese.

Se questo è il quadro generale, i dati relativi ai settori manifatturieri mostrano una situazione peggiore, di quasi recessione: la produzione industriale mondiale ha smesso di crescere da inizio 2022, e quella dell’area euro è in contrazione dallo scorso autunno.

L’andamento particolarmente deludente dei settori manifatturieri riflette da una parte la ricomposizione della domanda, dato che con le riaperture i consumatori hanno spostato i loro acquisti verso i servizi, che erano stati assoggettati a misure di distanziamento; dall’altra, pesa la maggiore sensibilità della domanda di alcuni beni alla risalita dei tassi d’interesse: è il caso dei consumi di durevoli e, soprattutto, degli investimenti in costruzioni, per via dell’aumento del costo dei mutui; la situazione si sta facendo meno semplice anche per i produttori di macchinari.

Per l’area euro, che già ha visto due contrazioni del Pil a cavallo fra la fine del 2022 e l’inizio del 2023, si inizia a delineare uno scenario di particolare debolezza.

Anche in Italia l’industria va in crisi

In questo quadro di diffusa decelerazione, l’Italia nel primo trimestre aveva evidenziato un aumento del Pil, disallineandosi dunque dalle tendenze delle altre economie dell’area euro.

Purtroppo, a riportarci con i piedi per terra, sono intervenuti i dati del mese di aprile che hanno mostrato una pesante contrazione dell’attività manifatturiera, del 2,1 per cento rispetto al mese di marzo e del 5,2 per cento in termini tendenziali. Anche la produzione delle costruzioni ha evidenziato una caduta piuttosto marcata.

Il dato di produzione del mese di aprile è tradizionalmente di lettura non immediata: il mese è segnato dalla successione di festività – Pasqua, Liberazione e Primo maggio – che si prestano a giornate di “ponte”, per cui alcuni giorni lavorativi tendono a mostrare livelli produttivi prossimi a quelli delle festività.

Leggi anche:  Arriverà il cavaliere bianco per l'Ilva?

Tuttavia, le informazioni di cui disponiamo in relazione ai mesi successivi di maggio-giugno non mostrano un quadro migliore. Difatti, le indagini congiunturali condotte dall’Istat indicano che il clima di fiducia delle imprese manifatturiere è peggiorato. In particolare, si sono ridimensionati i giudizi sui livelli correnti della produzione e le relative aspettative per i prossimi mesi.

La battuta d’arresto di aprile rischia dunque di non restare un caso isolato.

Andamenti settoriali divergenti

Va tuttavia sottolineato come le tendenze in corso mostrino una elevata varianza degli andamenti settoriali. Dai numeri riportati nella tabella possiamo mettere in evidenza alcune evidenze significative.

La prima è relativa alla contrazione della produzione in quei settori che avevano beneficiato di un eccesso di acquisti durante la pandemia per effetto del cambiamento degli stili di vita: nel periodo delle restrizioni, i consumatori avevano aumentato gli acquisti di prodotti per l’arredo (-8 per cento la caduta anno su anno della produzione nel trimestre febbraio-aprile 2023), degli elettrodomestici (-3,9 per cento) e della dotazione informatica per le esigenze legate allo smart working o alla didattica a distanza (-1,2 per cento); una caduta di queste componenti della domanda – una volta normalizzatesi le abitudini di consumo – era quindi attesa.

Riparte invece l’abbigliamento (+3,1 per cento), la cui domanda era stata penalizzata dal lockdown, mentre è ancora indietro la pelletteria (-9,9 per cento), che ha visto la perdita del mercato russo e la debolezza di altri mercati occidentali.

In miglioramento la produzione del settore dell’auto (+5,6 per cento), per effetto della rimozione dei vincoli alla produzione derivanti dalla mancanza di semiconduttori.

Infine, fra i beni di consumo, perdono posizioni alimentari e bevande (-4 per cento in entrambi i casi), in parte per il fisiologico effetto legato alla ripresa dei pasti fuori casa (la cui domanda ha un contenuto di servizio maggiore e una minore attivazione di produzione manifatturiera rispetto ai pasti in casa), ma anche per i prezzi più alti, che modificano le abitudini delle famiglie.

Leggi anche:  Pizzo, il fisco iniquo della mafia

È poi importante la contrazione della produzione nei settori che rappresentano un indotto dell’edilizia: qui l’Italia aveva registrato negli ultimi due anni una forte ripresa, disallineata rispetto agli andamenti degli altri paesi. Alla crescita degli investimenti in costruzioni hanno contribuito in maniera determinante le politiche: la elevata disponibilità di credito, la ripresa degli investimenti pubblici e gli incentivi del Superbonus. La recente contrazione potrebbe anticipare una decelerazione, una volta ridimensionatasi la spinta di queste politiche.

Contrazioni importanti nei volumi prodotti si registrano anche nei settori a maggiore intensità energetica (alcuni appartenenti all’indotto dell’edilizia), come ad esempio la carta (-12,4 per cento), la metallurgia (-9,8 per cento) o il comparto dei minerali (-10,5 per cento), che stentano a ripartire anche dopo il rientro delle quotazioni energetiche verificatosi negli ultimi mesi.

Figura 1

In definitiva, anche i mesi scorsi sono stati caratterizzati da differenze piuttosto marcate negli andamenti delle diverse filiere, che rispecchiano tendenze non uniformi delle varie voci della domanda finale. Nel complesso, però, pur considerando la varianza degli andamenti settoriali, le cose volgono al peggio, e un gran numero di settori manifatturieri è in difficoltà. Come si osserva dalla figura 2, la percentuale di settori che nel mese di aprile 2023 presenta una variazione della produzione di segno negativo rispetto allo stesso mese del 2022 è elevata, superiore all’80 per cento. Ma anche escludendo il dato del mese di aprile, due terzi dei settori presentano livelli produttivi in contrazione, un dato che ci dice che per la maggior parte dei settori industriali la recessione è arrivata.

Figura 2

Lavoce è di tutti: sostienila!

Lavoce.info non ospita pubblicità e, a differenza di molti altri siti di informazione, l’accesso ai nostri articoli è completamente gratuito. L’impegno dei redattori è volontario, ma le donazioni sono fondamentali per sostenere i costi del nostro sito. Il tuo contributo rafforzerebbe la nostra indipendenza e ci aiuterebbe a migliorare la nostra offerta di informazione libera, professionale e gratuita. Grazie del tuo aiuto!

Leggi anche:  Pizzo, il fisco iniquo della mafia

Precedente

Meloni ha ragione a dire che l’inflazione è ancora spinta dalla crisi energetica?

Successivo

L’era della social-democrazia

  1. Savino

    Se il Prof. Convenevole mi lascia commentare senza sovrapporre il suo giudizio personalistico a quello mio sull’oggettiva realtà ci provo volentieri.
    Nel merito di quanto presente nell’articolo, è difficile che ci possa essere espansione industriale quando si decide di non dare spazio alla trasformazione della materia, quando si disincentiva a recarsi sui posti di lavoro, sottopagando o non pagando i lavoratori, come certe modalità anche famose (da ultimo Santanchè) di” fare impresa”, quando si sussidia l’ozio mettendo le spese di chi lo pratica con furbizia a carico della collettività. L’industria ha bisogno oggi di operatori più capaci e con buone idee, capaci di saper continuare ad investire anche mentre si arricchiscono.

  2. Antonio Saullo

    Il prezzo del gas è sceso sotto i 30 euro/MWh rispetto al massimo di oltre 10 volte tanto, come si fa ad impostare il prezzo del metano alla crisi ? Purtroppo la Meloni non è la Janet Yellen, credo che di economia non capisca un tubo. Purtroppo il prezzo basso del gas avrà un impatto sui cambiamenti climatici.

Lascia un commento

Non vengono pubblicati i commenti che contengono volgarità, termini offensivi, espressioni diffamatorie, espressioni razziste, sessiste, omofobiche o violente. Non vengono pubblicati gli indirizzi web inseriti a scopo promozionale. Invitiamo inoltre i lettori a firmare i propri commenti con nome e cognome.

Powered by WordPress & Theme by Anders Norén