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Meloni ha ragione a dire che l’inflazione è ancora spinta dalla crisi energetica?

Il fact-checking de lavoce.info passa al setaccio le dichiarazioni di politici, imprenditori e sindacalisti per stabilire, con numeri e fatti, se hanno detto il vero o il falso. Questa volta tocca alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni: l’aumento del costo dell’energia è ancora il motore principale dell’inflazione?

La dichiarazione di Giorgia Meloni

Nella mattinata di mercoledì 28 giugno la presidente del Consiglio dei ministri è intervenuta nella seduta della Camera per fare alcune comunicazioni in vista della riunione del Consiglio europeo del 29 e 30 giugno 2023. In questa occasione, Giorgia Meloni ha affermato:

La semplicistica ricetta dell’aumento dei tassi intrapresa dalla Banca centrale europea non appare agli occhi di molti la strada più corretta da perseguire. Considerato che nei nostri paesi l’aumento generalizzato dei prezzi non è figlio di un’economia che cresce troppo velocemente, ma di fattori endogeni, primo fra tutti la crisi energetica causata dal conflitto in Ucraina. […] È probabilmente più utile concentrarsi, riteniamo, sulle cause specifiche che scatenano questa inflazione, proseguendo nelle misure di contenimento dei prezzi dell’energia e delle materie prime che l’Europa ha messo in atto […] grazie soprattutto all’attivismo dell’Italia”.

L’andamento dell’inflazione negli ultimi anni

A fine del 2020, dopo un lungo periodo in cui l’indice dei prezzi al consumo è rimasto pressoché stazionario, l’inflazione ha iniziato nuovamente ad accelerare, raggiungendo i massimi dalla fine degli anni Ottanta. Il vero picco si è avuto nell’ottobre del 2022, quando il tasso di inflazione su base annua ha superato il 10 per cento. Due mesi dopo è iniziato un brusco rallentamento della dinamica inflazionistica, dovuto principalmente a mutamenti nel mercato energetico. Da un lato, la domanda di energia è stata contenuta sia per il clima mite sia perché i prezzi elevati hanno indotto le imprese a diminuire i consumi; dall’altro, l’offerta è stata in grado di soddisfare il fabbisogno di famiglie e imprese. A contribuire all’aumento del livello generale dei prezzi sono stati diversi fattori, come la pandemia, l’interruzione delle catene di approvvigionamento e la guerra in Ucraina (con ovvie conseguenze sull’andamento dei prezzi dei prodotti energetici), ossia perlopiù variabili esogene, non direttamente controllabili dai governi europei. A distanza di mesi, però, questi fattori non sembrano più essere i veri motori dell’inflazione e siamo ancora lontani dall’obiettivo del 2 per cento della Banca centrale europea (della persistenza dell’inflazione avevamo già discusso in questo articolo). A partire da dicembre, la componente legata ai beni energetici si è ridimensionata notevolmente: in meno di un anno, l’aumento dei prezzi dell’energia è passato dal +71,1 per cento di ottobre 2022 al +2 per cento di giugno 2023.

Nonostante sembri che l’aumento generale dei prezzi stia tornando sotto controllo, a preoccupare le istituzioni europee è l’inflazione di fondo, che esclude le componenti più volatili, come i beni energetici, i beni alimentari (incluso l’alcol) e il tabacco. Questo indicatore ha raggiunto quota +4,6 per cento a giugno, di poco inferiore ai valori registrati nei primi mesi del 2023 e ancora lontano dall’obiettivo di medio termine. Seppur criticata, la decisione della Banca centrale europea di continuare ad aumentare i tassi di interesse potrebbe risultare cruciale per fissare le aspettative inflazionistiche degli operatori economici, nonostante i modesti risultati ottenuti dai rialzi degli ultimi mesi.

Gli extra-profitti delle imprese hanno trainato l’inflazione

Come riportato dal Fondo monetario internazionale: “i profitti delle imprese rappresentano ormai quasi la metà dell’inflazione complessiva nell’area euro”. Anche Christine Lagarde, durante il suo intervento al forum dei banchieri centrali a Sintra (Portogallo), ha confermato la tesi, accusando le imprese di essere “le principali responsabili dell’impennata dell’inflazione dello scorso anno” e sottolineando il suo intento di fare tutto il possibile per fermare l’aumento dei prezzi. 

Secondo Lagarde – e come già discusso in questo nostro articolo di maggio – nel 2022 le imprese hanno reagito al forte aumento dei costi degli input difendendo i propri margini di profitto. Ciò significa che, anziché assorbire l’aumento all’interno delle loro attività, hanno scelto di trasferire i maggiori costi ai consumatori attraverso l’incremento dei prezzi dei beni e dei servizi. La presidente della Bce ha sottolineato che l’intensità della reazione da parte delle imprese è stata insolita rispetto al passato, quando, durante periodi di minore crescita economica, le aziende tendevano ad assorbire l’incremento dei costi nei loro margini di profitto, dal momento che i consumatori erano meno propensi a tollerare aumenti dei prezzi. Inoltre, gli extra-profitti delle imprese non si sono riversati sui salari dei lavoratori. Infatti, nel 2022, secondo la Confederazione dei sindacati europei, per un aumento dei profitti reali delle imprese dell’1 per cento, si è verificato un crollo dei salari reali (quelli calcolati sul potere di acquisto) del 2,5 per cento.

Come spiegato ancora da Lagarde, però, questa tendenza sembra essere in dirittura d’arrivo. La presidente della Bce ha annunciato che siamo entrati in una seconda fase, in cui i lavoratori stanno cercando di recuperare il potere d’acquisto chiedendo aumenti salariali. Si prevede, infatti, che i salari aumenteranno fino a tornare ai livelli pre-pandemici – in termini reali – entro il 2025 e che diminuisca la quota dei profitti delle imprese.

Verdetto

Secondo Giorgia Meloni, la soluzione al problema dell’inflazione sarebbe il contenimento dei prezzi dei beni energetici. Tuttavia, questi sono già in calo da diversi mesi, dunque la strategia suggerita dalla presidente del Consiglio non porterebbe ai risultati sperati perché ignora l’azione di altri fattori. Ne segue, quindi, che l’affermazione della presidente del Consiglio Giorgia Meloni risulta essere FALSA.

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Per l’industria è arrivata un’altra recessione

  1. Enrico Forlai

    Molto chiaro ed esplicativo. Interessante il breakdown dell’inflazione totale nelle varie componenti, e lascia poco spazio all’interpretazione del governo.

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