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Liceo del made in Italy, un flop annunciato

Con un percorso di istituzione frettoloso e materie del triennio ancora da definire, il liceo del made in Italy non ha per ora incontrato molto favore nelle scuole. Anche perché non è chiaro che cosa lo differenzia da altri indirizzi già consolidati.

Tanta enfasi, pochi contenuti

La storia del liceo del Made in Italy, voluto dal governo Meloni, è quella di un fallimento annunciato, per numerose ragioni. Il nuovo indirizzo è stato infatti presentato con molta enfasi, ma con contenuti didattici confusi (manca ancora il dettaglio delle materie dopo il secondo anno) e senza alcuna evidenza che rispondesse a una reale esigenza delle famiglie. Si aggiungano tempi di attivazione così stretti da mettere in seria difficoltà gli istituti scolastici che potevano candidarsi e da impedire a studenti e famiglie di acquisire le informazioni necessarie per una scelta ponderata in vista delle iscrizioni, che si svolgono fra gennaio e febbraio.

Con queste premesse, era difficile che il nuovo liceo incontrasse il favore delle scuole. E difficilmente incontrerà quello di studenti e famiglie, almeno per questo anno scolastico. La falsa partenza potrebbe avere riflessi negativi anche per i successivi: ma non è detto che sia un male.

Un iter inusuale e frettoloso

Fin dall’inizio la vicenda aveva suscitato perplessità. La futura nascita del liceo del Made in Italy viene, infatti, annunciata a sorpresa a Vinitaly il 3 aprile 2023 dalla stessa Giorgia Meloni, senza la presenza del ministro dell’Istruzione e del Merito, alimentando il sospetto che non ne fosse a conoscenza. A suggerire l’idea del nuovo liceo alla presidente del Consiglio è stato infatti un altro ministro, Adolfo Urso, di Fratelli d’Italia, titolare del dicastero delle Imprese e – appunto – del made in Italy.

La pressione da parte della prima forza politica della maggioranza induce il ministero ad accelerare il percorso dal nome alla cosa, definendo profilo e contenuti organizzativi e didattici al nuovo indirizzo, che dovrà “approfondire lo studio dell’economia e del diritto, dedicando anche attenzione anche alle scienze matematiche, fisiche e naturali e all’analisi degli scenari storici, geografici, artistici e culturali alla base del tessuto produttivo del nostro paese (…) per così conoscere l’evoluzione storica e industriale dei settori produttivi del made in Italy e acquisire competenze e conoscenze relative alla gestione d’impresa, alle strategie di mercato, allo sviluppo dei processi produttivi e organizzativi delle imprese del made in Italy”.

Le procedure per avviarlo nelle scuole già nell’anno scolastico 2024-2025 – solo i licei delle scienze umane con l’opzione economico-sociale (Les) potranno per ora attivarlo – sono condizionate dall’iter legislativo, che si conclude il 20 dicembre scorso con l’approvazione parlamentare della legge 206/2023, pubblicata in Gazzetta Ufficiale sette giorni dopo. Ossia, nel pieno delle vacanze scolastiche natalizie, dopo che quasi tutti gli istituti avevano già presentato la propria offerta formativa e a tre settimane dall’inizio delle iscrizioni. Obbligato a correre, il ministero fissa al 15 gennaio la data (poi prorogata al 18 gennaio) entro la quale gli istituti con il Les devono presentare richiesta di attivazione del liceo del made in Italy e posticipando al 23 gennaio quella per l’avvio delle iscrizioni al nuovo indirizzo, che si chiuderanno per tutti il 10 febbraio.

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Una prevedibile falsa partenza

Dopo la scadenza, il Mim ha annunciato che sono 120 gli istituti scolastici in tutta Italia ad avere richiesto l’attivazione del liceo del made in Italy. Poiché i licei delle scienze umane con opzione Les ad agosto risultavano essere 535 (419 statali e 116 paritari), il tasso di adesione è stato dunque di poco sopra il 20 per cento. Per il momento, però, solo 92 sono stati autorizzati a partire con le prime classi, mentre 22 sono in attesa del via libera della Regione Campania e altri 6 non avevano i requisiti. Ora, però, si tratta di vedere quanti saranno gli allievi effettivamente iscritti. La Sicilia è la regione con più candidature (17), seguita da Lombardia e Lazio (12), Puglia (9), Marche e Calabria (8). In Veneto, non l’ultima delle regioni italiane per eccellenze del made in Italy, sono solo tre le scuole che hanno fatto domanda, così come in Liguria e Piemonte, mentre in Emilia-Romagna siamo addirittura solo a una. Un risultato “più che soddisfacente” per la sottosegretaria all’Istruzione Paola Frassinetti (FdI), un flop per molti media: di sicuro, è una falsa partenza, prevedibile alla luce del percorso sopra ricostruito e che riteniamo sarà confermata dopo il 10 febbraio da un numero modesto di iscrizioni. Del resto, come criticare chi esitasse a iscrivere il proprio figlio o figlia in una scuola di cui poco si sa, al di là del nome e di una generica descrizione? Del neonato liceo, ad esempio, sono al momento noti soltanto gli insegnamenti e il quadro orario del biennio, mentre per il triennio tutto resta da definire (vedi tavola 1).

Con il nuovo liceo scompare il Les?

Va poi segnalata la protesta da parte di chi, fuori e dentro il mondo della scuola (comprese alcune migliaia di docenti che hanno scritto, non casualmente, al ministro Urso), teme che l’istituzione del liceo del made in Italy comporti la scomparsa del Les. Quest’ultima è un’opzione relativamente recente, che pur senza numeri straordinari – 83 mila studenti sugli oltre 2.630.000 che frequentano quest’anno la secondaria di II grado statale – negli ultimi anni si sta tuttavia consolidando e registra un costante aumento delle iscrizioni al primo anno: erano il 3,2 per cento del totale nell’anno scolastico 2022-2023, sono il 3,7 per cento quest’anno. In effetti, sia la legge sia una successiva nota ministeriale alimentano il timore, sia pure con molte ambiguità. Vi si dice, infatti, che “l’opzione economico-sociale (…) confluisce nei percorsi liceali del made in Italy”. Di certo, ogni istituto che attivi nuove prime classi di made in Italy dovrà rinunciare a un numero equivalente di prime classi Les, ostacolando una domanda in crescita nella speranza di una domanda la cui consistenza è da verificare.

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Critiche ai contenuti noti e alla loro praticabilità

I contenuti del nuovo indirizzo sono noti per il solo biennio iniziale e le differenze rispetto al Les sono francamente modeste. In primo luogo, si eliminano le scienze umane, suddividendo in due il corso di diritto e economia, che saranno calati in modo specifico sulle realtà produttive (con il rischio di fornire una formazione troppo settoriale). In secondo luogo, una stranezza per una scuola dedita necessariamente anche all’export, viene eliminato un terzo delle ore della seconda lingua comunitaria. Infine, si introduce sin dal primo anno storia dell’arte per fornire un substrato storico ai prodotti del made in Italy. Se queste erano le esigenze, forse avrebbe avuto più senso arricchire le competenze degli istituti tecnici tecnologici e degli istituti professionali, che sono già vocati alla produzione e al marketing dei prodotti italiani, con un’ampia copertura dei comparti interessati.

In conclusione, il nuovo indirizzo del made in Italy è stato organizzato in fretta e furia per soddisfare le richieste della presidente del Consiglio, lasciando molti aspetti in bianco. È mancata una riflessione approfondita di quali siano le maggiori competenze che gli studenti devono sviluppare rispetto a indirizzi già esistenti, come il liceo economico-sociale e gli istituti tecnici e professionali. Non stupisce quindi che non abbia finora incontrato un grande entusiasmo fra le scuole e – con elevata probabilità – fra le famiglie, al punto da domandarsi se è il caso di proseguire lungo questa strada.

Tavola 1

QUADRO ORARIO INSEGNAMENTI LICEO MADE IN ITALY (confronto con Les)

(Il quadro orario degli insegnamenti per il terzo, quarto e quinto anno è in fase di definizione)

Lingua e letteratura italiana: 132                 (come LES)
Storia e Geografia: 99                                  (come LES)
Diritto: 99                                                      (LES ha 99 di Diritto ed Economia + 99 Scienze Umane**)

Economia politica: 99
Lingua e cultura straniera 1: 99                   (come LES)
Lingua e cultura straniera 2: 66                   (LES ne ha 99)
Matematica*: 99                                           (come LES)
Scienze naturali**: 66                                   (come LES)
Scienze motorie e sportive: 66                      (come LES)                       
Storia dell’arte: 33                                        (LES non ne ha, cominciano dal triennio)
Religione cattolica o Attività alternative: 33              (come LES)

** Antropologia, Metodologia della ricerca, Psicologia e Sociologia

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  1. bob

    liceo del Made in Italy ? Ma cosa vuol dire? Possibile che questo Paese ha perduto del tutto la memoria? Fin quando potremmo seguitare ad andare avanti per spot elettorali e senza nessuna programmazione ?
    Io vorrei dire a questi signori se qualche volta sono andati all’ Estero? Aveva ragione Sergio Marchione ” nel resto del mondo che sappiano cantare e ballare non frega a nessuno…”
    https://www.youtube.com/watch?v=LvHslRMfsOY

    • Elsi

      Arricchire i percorsi Tecnici Tecnologici, Economici o Professionali vorrebbe dire attivare piú laboratori con piú docenti in compresenza. Credo invece che si voglia andare nella direzione opposta: ‘tagliare’ sugli investimenti strutturali e sul personale, spostando l’utenza su corsi altisonanti ma poco concreti, riducendo la durata dei percorsi, per favorire l’ingresso nel mondo del lavoro con profili bassi.

  2. Max

    Mi rincoura. A parte che non si capisce cosa sia il made in Italy, ovvero sarebbe meglio che ci spostassimo anche in altri settori non made-in-Italy per il futuro (vedi alta tecnologia). Anche l’auto era made-in-Italy, quindi il concetto di made-in-Italy è mutevole. Ma soprattutto la scelta della scuola superiore è una scelta importante, e l’istruzione superiore deve fornire delle conoscenze per quanto possibile generali (capitale umano generico, impiegabile in una molteplicità di settori). Il made-in-italy potrebbe essere oggetto di un corso di specializzazione post-scuola secondaria al massimo. Si vede che gli studenti e le loro famiglie giustamente non vogliono fare un investimento a scatola chiusa, magari per poi magari pentirsene amaramente. Ulteriore riprova che scelte di policy, anche educativa, vanno prima studiate e poi elaborate. Non può essere tutto un spottone elettorale.

  3. mauro zannarini

    Purtroppo, ho sempre più l’impressione che la classe politica si fermi ai titoli ( volutamente rimbombanti ), senza mai approfondire gli articoli sottostanti.

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