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Per cancellare i debiti col fisco serve una strategia

Un riordino del sistema di riscossione dei debiti fiscali è quanto mai necessario nel nostro paese. Ma il decreto legislativo sul tema elude la questione principale: la mancanza di una strategia complessiva nella gestione delle imposte non pagate.

Una situazione disastrosa

Come spesso accade quando si tratta di fisco, il nuovo decreto legislativo dedicato al riordino del sistema nazionale della riscossione è stato accolto, da un lato, come la pacificazione del rapporto tra amministrazione fiscale e contribuente e, dall’altro lato, come un regalo agli evasori. In realtà, il decreto si occupa solo di alcuni aspetti della gestione della riscossione e il suo impatto effettivo dipenderà più da ciò che nel decreto non c’è che da quello che contiene.

È sempre utile partire da un quadro obiettivo della situazione italiana nel contesto internazionale.

Secondo i dati Ocse, l’Italia è il paese con il secondo rapporto più alto tra imposte non riscosse (debiti fiscali) e gettito fiscale annuale (oltre il 200 per cento, peggio solo della Grecia) e con il più basso rapporto tra debiti fiscali effettivamente riscuotibili e debiti fiscali totali (il 5 per cento, peggio anche del Kenya). Si può quindi tranquillamente dire che lo stato della riscossione in Italia è tra i peggiori al mondo e di gran lunga il peggiore tra i paesi economicamente sviluppati.

Quali sono le ragioni di questa situazione? È risaputo che il sistema sconta gli anni di inefficienza della riscossione affidata ai concessionari privati (bancari), che non avevano alcun incentivo a procedere alla riscossione dei debiti fiscali. È anche noto che nel nostro paese vi sono stati movimenti di opinione, e interi partiti politici, che hanno fondato i loro programmi sulla criminalizzazione degli enti di riscossione (si ricorderà la vergognosa campagna contro Equitalia) e hanno condotto a irragionevoli limitazioni dei loro poteri che, a giudizio dell’Ocse, hanno “favorito una cultura dell’evasione da (mancata) riscossione” (si leggano in particolare le pagine 58 e 59). Ed è anche indubbiamente vero che è mancata, in Italia, una sensata politica di cancellazione dei debiti fiscali inesigibili, che invece esiste ovunque, col risultato di ingolfare l’azione di riscossione di procedure inutilmente costose in termini di tempo e denaro.

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Manca una strategia nella gestione dei debiti fiscali

Meno noto è il fatto che in Italia sembra mancare, o quantomeno non essere compiutamente definita, una vera e propria strategia di gestione dei debiti fiscali, fondata sui principi guida suggeriti dalle best practice internazionali.

In primo luogo, è necessaria un’attività di prevenzione della formazione del debito fiscale: l’analisi dei dati consente oggi di prevedere quali sono i contribuenti a maggior rischio di non pagamento e di adottare nei loro confronti politiche specifiche. In Belgio, ad esempio, le tecniche di data mining vengono utilizzate per predire se un determinato contribuente, appartenente alle categorie a rischio, risponderà positivamente a un determinato “trattamento” (telefonata, lettera, mail, messaggi social) e la predizione viene usata per identificare, per ciascun contribuente, il modo migliore di incentivarlo al pagamento. Negli Stati Uniti e in Canada, ma anche in Argentina o a Singapore, ogni gruppo di contribuenti viene identificato sulla base del grado di rischio di non pagamento e della migliore tecnica utilizzabile per prevenire che questo rischio si materializzi, massimizzando il gettito prima dell’utilizzo degli strumenti di riscossione forzata.

Il secondo principio da seguire è quello della pianificazione strategica dell’uso dei poteri coercitivi, fondata sulle tecniche di analisi dei dati massivi per predirne l’efficacia reale, compresi quelli di gestione informatica e automatizzata di cancellazione dei crediti fiscali o commerciali che il contribuente debitore ha nei confronti di altre amministrazioni pubbliche come avviene in Spagna.

Infine, il terzo principio è quello della cancellazione dei debiti realmente inesigibili, basata sul tempo trascorso da quando il debito è sorto e sul suo ammontare, ma anche sulla stima della probabilità di recupero, tenendo presente le informazioni disponibili sulla situazione economica e finanziaria del contribuente (ad esempio, dai conti correnti bancari).

Poteri e strumenti dell’Agenzia delle entrate

Il decreto del governo si occupa esclusivamente del terzo e ultimo di questi aspetti. Per i debiti fiscali accumulati nel passato, l’articolo 7 prevede l’istituzione di una Commissione che, con il supporto di una non meglio precisata “attività istruttoria” dell’Agenzia delle entrate, dovrà proporre soluzioni finalizzate a generare il discarico di tutto o parte del magazzino, affidate a futuri provvedimenti legislativi, scadenzati a seconda dell’anno di origine del debito. Non è chiaro se si tratterà di un’analisi esclusivamente formale, basata ad esempio solo sull’ammontare e sulla data, o sostanziale, e quindi sulla probabilità effettiva di recupero tenendo conto delle condizioni di solvibilità specifiche del contribuente.

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Per il futuro, l’articolo 2 prevede il discarico automatico dei debiti fiscali affidati all’Agenzia delle entrate-Riscossione che non risultino riscossi al quinto anno successivo a quello di affidamento.

Le norme di cancellazione automatica dei debiti sono sì raccomandabili, ma come parte di una strategia integrata. Se l’Agenzia delle entrate-Riscossione verrà dotata dei poteri e degli strumenti, nonché delle risorse umane necessarie ad attuare una gestione efficiente del debito fiscale, allora la norma di cancellazione automatica potrà costituire un incentivo all’utilizzo di questi poteri. Ma questo significa due cose. Primo, bisogna superare gli ostacoli organizzativi e normativi (leggi: rispetto della privacy) che oggi impediscono un utilizzo massiccio dei dati individuali ai fini della profilazione del rischio individuale di non pagamento. Secondo, bisogna dotare l’Agenzia del personale necessario, sapendo che, attualmente, la quota dedicata alla gestione dei debiti fiscali sul totale in Italia è meno della metà di quella di altri paesi.

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  1. Savino

    E, quanto mai necessario non che tanti soggetti (soliti) non la facciano franca, mentre le modalità di adempimento non rappresentano una riforma, ma un dettaglio tecnico.

  2. pal

    Molto semplice : manca la volontà politica (di tutti).
    Quindi questi sono i risultati : la macroscopica diseguaglianza italiota.
    Auguri

  3. Carmine Meoli

    La morale della storia è assai evidente ! Tutto gira intorno ai cattivi contribuenti ! Arrivo alla conclusione che per il principio di uguaglianza deve essere eliminato il sistema delle ritenute alla fonte .

    • B&B

      Sono d’accordo!
      Tasse max 10% su R.Netto autonomi e dipendenti. I politici sono invece esentasse almeno per una cospicua parte (indennità). Inoltre pagano contributi pensionistici per 4 anni e 6 mesi.

  4. ROBERTO ROMANO

    bravo. romans

  5. B&B

    ……Secondo, bisogna dotare l’Agenzia del personale necessario, sapendo che, attualmente, la quota dedicata alla gestione dei debiti fiscali sul totale in Italia è meno della metà di quella di altri paesi…..

    Che significa meno della metà in rapporto a che cosa?
    N. abitanti paese;
    N. contribuenti paese;
    N. imprese con partita iva paese;
    N. dipendenti pubblici paese;
    N. dipendenti privati paese;
    N. politici paese;
    N. immigrati paese;
    N. cittadini esentasse paese;

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