Il governo ha deciso di ridurre le accise sui carburanti per venti giorni. Ma se si guardano i prezzi alla pompa ci si accorge che non sono diminuiti di quanto avrebbero dovuto. Però il provvedimento costerà alle casse dello stato 500 milioni.

Quanto costa la benzina

Il 18 marzo il governo ha varato un decreto, che è già in vigore dal 19 marzo 2026. La materia riguarda i prezzi dei carburanti, che sono in forte aumento da quando è iniziata la guerra in Iran.

Il decreto legge stanziaun po’ più di mezzo miliardo per finanziare un taglio temporaneo (20 giorni) delle accise su benzina e gasolio. In particolare, le accise vengono tagliate di 20 centesimi al litro. Se si tiene conto anche della diminuzione di Iva, che incide sulle accise, corrisponde in totale a un taglio di 24,4 centesimi al litro.

Ci dovremmo quindi aspettare subito una diminuzione del prezzo della benzina e del diesel di 24,4 centesimi al litro nell’ipotesi in cui il prezzo al netto di accise e Iva non sia aumentato rispetto al 18 marzo. In quella data il prezzo medio per i distributori non autostradali self-service, inclusivo di accise e Iva, era pari a 1,856 euro al litro per la benzina e 2,090 al litro per il diesel. Il prezzo al netto delle imposte è facilmente ricavabile: per la benzina 0,848 e per il diesel 1,040. Se fosse stato mantenuto anche il 20 marzo, con il taglio delle accise, avremmo dovuto avere un prezzo finale per la benzina di 1,612 euro e per il diesel di 1,846 euro. Invece, il 20 marzo il prezzo medio finale era di 1,738 per la benzina e 1,981 per il diesel. Facendo i conti con le accise ridotte, vi corrisponde un prezzo al netto delle imposte pari a 0,952 al litro per la benzina e 1,151 al litro per il diesel. Di fatto, dal 18 al 20 marzo, quindi, l’aumento di prezzo (al netto delle imposte) per la benzina (0,104=0,952-0,848 euro) e per il diesel (0,111=1,151-1,040 euro) assorbe quasi la metà dello sgravio fiscale (0,244 euro).

Perché aumenta il prezzo alla pompa

È però legittimo chiedersi perché aumenti così tanto il prezzo della benzina e del diesel al netto delle imposte (accise ed Iva) nel giorno successivo a quello cui entra in vigore il taglio delle accise. Le voci che determinano i prezzi dei carburanti, oltre alle imposte, sono il costo della materia prima e il margine di profitto.

Se si esclude la possibilità che sia aumentato il margine di profitto, rimangono due possibili spiegazioni.

Una è l’eventualità che la diminuzione delle accise sia stata accompagnata da un simultaneo forte aumento della materia prima. Il legame tra l’incremento del prezzo del greggio (da cui si ricava la materia prima) e dei carburanti dipende da molti fattori, oltre che di mercato, anche tecnologici e oltretutto la trasmissione sul prezzo del carburante al dettaglio non è immediata. Tuttavia, la variazione del prezzo del greggio determina una correlata variazione del prezzo dei carburanti: mediamente, circa la metà delle variazioni del greggio arriva a influire sul prezzo alla pompa. Alla luce di ciò, sembra poco plausibile che il prezzo dei carburanti sia aumentato più del 10 per cento dal 18 marzo al 20 marzo, per una variazione del prezzo del greggio dall’inizio della guerra (27 febbraio) di circa il 50 per cento.

L’altro argomento che potrebbe giustificare la staticità dei prezzi è che il 20 marzo le accise erano già state pagate perché il gestore aveva già consegnato al distributore il carburante. Potrebbe comunque non essere vero per tutti (quanti?). E inoltre è molto probabile che i gestori (che pagano l’accisa nel momento del rifornimento ai distributori) abbiano anticipato l’uscita del decreto nella gestione della tempistica dei rifornimenti.

In ogni caso la situazione opposta si dovrebbe verificare quando il provvedimento viene interrotto. Per essere coerenti, alla data di interruzione del provvedimento, i distributori dovrebbero fissare il prezzo basso finché non svuotano le cisterne di carburante su cui hanno pagato le aliquote ribassate. Lo faranno? Ma chi controlla tutto ciò? Si dovrebbero monitorare tutte le cisterne dei distributori per sapere quando si riforniscono di carburante con aliquote ribassate.

Il decreto avrebbe dovuto essere più puntuale sulla definizione di questi dettagli, essenziali per assicurare la riuscita del provvedimento. È vero che il provvedimento introduce al comma 3 e 4 dell’articolo 1 un meccanismo di controllo, che però sembra molto farraginoso e che coinvolgerebbe anche la Guardia di finanza, ma che poco si adatta alla velocità con cui bisognerebbe muoversi in questi casi.

Nel frattempo, l’unica cosa di cui siamo certi è che i prezzi alla pompa non sono variati di quanto avrebbero dovuto, nonostante lo stato incassi per venti giorni 500 milioni in meno di accise.

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