Meno produttività e più divisioni: gli effetti della regola dei due mandati sui parlamentari 5 Stelle

La regola dei due mandati per gli eletti del M5s avrebbe dovuto creare parlamentari “antropologicamente diversi”, immuni dalle logiche di carriera. I dati mostrano che chi sa di non poter essere rieletto si sente più libero di allontanarsi dal partito. 

La regola che rendeva gli eletti M5s diversi dagli altri

Tra le novità introdotte dal Movimento 5 stelle nel panorama politico italiano, la regola dei due mandati è stata tra le più ambiziose sul piano del rapporto tra eletti ed elettori. Nell’idea dei fondatori del movimento – Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio – impedire ai parlamentari di occupare uffici elettivi per più di due mandati li avrebbe resi “antropologicamente diversi dai politici di professione”. Lo scopo della regola era evitare che i deputati, nel corso del mandato, perseguissero obiettivi strategici personali, distanti da quelli della base elettorale o del partito.

La scorsa legislatura (2018-2022) ha offerto l’occasione di verificare questa ipotesi. Per la prima e unica volta si è osservato un gruppo di parlamentari 5 Stelle (quelli eletti nel 2013 e rieletti nel 2018) consapevole di non potersi ricandidare. Nelle aspettative dei fondatori, il comportamento parlamentare di questi deputati, dipendendo dall’impegno a rappresentare i propri elettori ed a difendere il programma elettorale piuttosto che dall’obiettivo della rielezione, non avrebbe dovuto variare a seguito del divieto di candidatura alle successive elezioni politiche.

Cosa dicono i dati

In due recenti studi (20252026), abbiamo adottato un metodo quasi-sperimentale per misurare l’effetto della regola dei due mandati sul comportamento degli eletti del M5S in parlamento. Abbiamo considerato tutti i parlamentari eletti per la prima volta nella 17esima legislatura (2013-18) e successivamente rieletti nella 18esima (2018-22), confrontando il comportamento dei deputati del M5s soggetti alla regola dei due mandati con quello dei colleghi di altri partiti, liberi di candidarsi nuovamente. L’analisi, basata su un approccio differenza-in-differenze, si è concentrata su cinque indicatori: il numero di interventi in Aula, il numero di interrogazioni scritte presentate, il numero di proposte di legge depositate, il numero di voti ribelli, e il grado di dissenso espresso nei discorsi parlamentari.

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I risultati mostrano come i deputati pentastellati consapevoli di trovarsi al secondo e ultimo mandato sono intervenuti meno, hanno depositato meno interrogazioni parlamentari, votato più spesso in dissenso rispetto alla linea del partito e deviato maggiormente dalla media delle posizioni dei membri del M5s, pur senza ridurre il numero di proposte di legge. Inoltre, la deviazione dalle posizioni del partito cresce non solo nel passaggio dalla XVII alla XVIII legislatura, ma anche nel corso della stessa XVIII. In altri termini, man mano che ci si avvicina alla fine della legislatura, e quindi del mandato, i deputati del M5s che sanno di non potersi ricandidare utilizzano sempre più i discorsi parlamentari per esprimere posizioni proprie, più vicine alle preferenze personali o a quelle di altri schieramenti.

Il bilancio della regola

L’evidenza emersa dai nostri studi consente di tracciare un bilancio della regola dei due mandati. Sul piano della disciplina di partito, l’effetto è stato chiaramente negativo dal punto di vista dei capigruppo del M5s. Non potendo garantire la ricandidatura della propria classe parlamentare, hanno visto ridursi l’unità di partito nei discorsi e nelle votazioni parlamentari. Allo stesso tempo, il limite dei due mandati ha prodotto deputati meno prolifici nell’attività legislativa e nell’esercizio di controllo sull’esecutivo.

Tuttavia, un giudizio complessivo richiede maggiore cautela. La letteratura scientifica in altri studi ha mostrato che i parlamentari, dopo due o tre mandati, tendono a ridurre progressivamente la propria attività. In secondo luogo, non è detto che la disciplina di partito sia sempre apprezzata dagli elettori, che tendono talvolta a preferire rappresentanti indipendenti o capaci di farsi interpreti del proprio collegio più che della linea politica di un gruppo parlamentare. In terzo luogo, da un punto di vista costituzionale, i parlamentari sono liberi da un vincolo di mandato (articolo 67 della Costituzione), ovvero è loro garantita l’indipendenza rispetto a qualsiasi indicazione di partito. In quest’ottica, la regola dei due mandati del M5s ha avvicinato i propri deputati a questo articolo costituzionale, a dispetto delle previsioni di Grillo e Casaleggio.

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  1. Savino

    Gli italiani se fossero stati per davvero svegli avrebbero bocciato, con la stessa forza dimostrata in maniera sacrosanta nel referendum odierno, anche il taglio dei parlamentari ed il ridimensionamento del ruolo del Parlamento. Il grillismo ha solo confuso le idee alla gente.

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