Studiare la mobilità sociale intergenerazionale aiuta a progettare politiche che potenziano crescita economica e uguaglianza delle opportunità. Le nuove stime comparative in ventinove paesi Ocse indicano che l’istruzione rappresenta un canale chiave.
Quanto conta ancora il background familiare
La mobilità sociale intergenerazionale misura la relazione tra lo status socioeconomico dei genitori e quello che i figli raggiungono da adulti. Rimuovere gli ostacoli alla mobilità è importante per equità ed efficienza: permettere a tutti di esprimere il proprio potenziale stimola innovazione e produttività.
Un recente studio Ocse fornisce nuove evidenze da una prospettiva comparativa, basandosi su dati armonizzati dell’ultima inchiesta sulle competenze degli adulti (Piaac).
Lo studio analizza la mobilità attraverso diverse angolature. Il background familiare è misurato dal livello di istruzione più alto raggiunto dai genitori, per analizzarne l’influenza su redditi, occupazione e partecipazione al lavoro dei figli. L’analisi esplora i meccanismi di trasmissione intergenerazionale, in particolare il ruolo dell’istruzione, ed esamina le differenze tra gruppi sociodemografici.
In tutti i paesi, l’istruzione dei genitori è fortemente correlata ai redditi dei figli: se i genitori sono meno istruiti, si concentrano nella parte bassa della distribuzione dei redditi, se i genitori sono più istruiti nella parte alta. Ma l’andamento varia molto tra paesi: generalmente, è in quelli del Nord Europa che si osserva una minore persistenza sociale tra generazioni.
L’analisi econometrica conferma l’importanza dell’istruzione dei genitori. La figura 1 mostra che i figli di genitori più istruiti godono di un premio salariale, mentre quelli di genitori meno istruiti subiscono una penalizzazione. Il premio va oltre il 30 per cento in Israele e in Polonia, la penalizzazione è altrettanto forte in Portogallo ed è relativamente alta in Cile, Italia e Stati Uniti, intorno al 22-25 per cento.
Figura 1 – Premio e penalizzazione salariale associati all’istruzione dei genitori, percentuale (uomini)

La partecipazione delle donne al mercato del lavoro varia fortemente da un paese all’altro: in Italia è tra le più basse dell’Ocse, al 49 per cento, un livello simile a quello di paesi più poveri, come Messico e Costa Rica. Le stime econometriche mostrano che la probabilità di partecipazione femminile al mercato del lavoro è significativamente più debole quando i genitori hanno bassi livelli di istruzione. In Italia, la probabilità di partecipazione al mercato del lavoro per una donna con genitori poco istruiti è oltre 10 punti percentuali inferiore rispetto a quella di una donna con genitori mediamente istruiti.
Figura 2 – Penalizzazione nella partecipazione femminile al mercato del lavoro associata all’avere una madre o un padre poco istruiti, in punti percentuali

I risultati dettagliati delle regressioni sono riportati in Causa, Nguyen e Tanaka (2026),
Il ruolo dell’istruzione
Se si estende l’analisi per considerare il livello di istruzione degli individui stessi, si vede che educazione e competenze sono meccanismi chiave della mobilità sociale: gli effetti del background familiare sui redditi diventano minori o non significativi quando si considera l’istruzione propria. Vale soprattutto per le donne. Tuttavia, spesso gli effetti rimangono significativi: anche a parità di istruzione, il background familiare continua a influenzare i risultati economici.
Questi risultati evidenziano il ruolo delle politiche educative nel potenziare la mobilità sociale. Una semplice correlazione mostra che i paesi che spendono di più per l’educazione della prima infanzia e per i trasferimenti alle famiglie presentano minore persistenza dello svantaggio sociale, ossia educativo ed economico, da una generazione all’altra.
L’analisi del legame tra istruzione dei genitori e dei figli mostra che il conseguimento dell’istruzione terziaria è positivamente associato al crescere in una famiglia altamente istruita. La persistenza educativa è però eterogenea: i paesi nordici sono i più mobili; l’Italia, con Ungheria e Polonia, fa parte dei meno mobili (figura 3).
Figura 3 – Premio e penalizzazione nella probabilità di conseguire l’istruzione terziaria in funzione dell’istruzione dei genitori, in punti percentuali

Che fare per aumentare la mobilità sociale
L’istruzione è un driver chiave della mobilità sociale, ma non basta: conseguire un’istruzione superiore non sempre riduce il divario economico tra individui di diversa origine, come recentemente dimostrato sulla base di dati italiani in uno studio presentato su lavoce.info. Questo riflette molteplici ostacoli: accesso a istituzioni e campi di studio più remunerativi, a occupazioni o settori più redditizi, vincoli finanziari e informativi, accesso a reti sociali e opportunità di mentoring.
Le politiche educative e sociali per supportare chi proviene da contesti svantaggiati sono una priorità comune. Di seguito, proponiamo alcune linee d’azione.
Potenziare l’accesso a servizi di qualità per l’infanzia e l’educazione della prima infanzia, specialmente per le famiglie e le regioni svantaggiate, ad esempio luoghi che sperimentano un debole dinamismo economico insieme a un declino nella disponibilità di servizi pubblici essenziali.
Evitare pratiche educative e scolastiche che raggruppano gli studenti in diversi programmi o curricula in base al livello di competenza, ad esempio la differenziazione precoce dei percorsi scolastici. Un targeting ben progettato delle risorse educative e scolastiche, inclusi incentivi per attrarre insegnanti qualificati ed esperti in aree e scuole svantaggiate, può aiutare equità e performance nel sistema educativo.
Rafforzare le politiche a supporto delle scelte educative e formative dei giovani e delle transizioni dall’istruzione al lavoro. Questo richiede politiche di formazione e del mercato del lavoro che forniscano ai giovani le competenze giuste e permettano di cogliere i benefici dell’innovazione: una priorità per l’Italia, dove nel 2025 oltre il 15 per cento dei giovani di età compresa tra i 15 e i 29 anni non aveva un lavoro, né seguiva un percorso scolastico o formativo (Neet), un tasso in diminuzione rispetto a un decennio fa, ma pur sempre tra i più elevati dell’Ocse.
Utilizzare politiche di concorrenza e politiche quadro per supportare il dinamismo imprenditoriale e ridurre le barriere all’ingresso per le nuove imprese come strumenti importanti per migliorare la mobilità sociale, complementari alle politiche di istruzione e formazione. Liberare i talenti provenienti da tutti i contesti socioeconomici favorisce dinamismo economico e innovazione.
Rimuovere le barriere alla mobilità geografica per chi si vuole trasferire al fine di cogliere migliori opportunità economiche. Questo include un sistema di sussidi sociali che non scoraggia la mobilità, ad esempio in termini di alloggio. Se da un lato, in molti paesi Ocse, e in particolare in Italia per le forti disparità regionali, risultano necessari interventi al livello locale per migliorare le condizioni e le opportunità lavorative nei territori vulnerabili, dall’ altro la riduzione degli ostacoli alla mobilità geografica favorirebbe le opportunità di occupazione e la crescita professionale, soprattutto per i più giovani.
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Orsetta Causa è Senior Economist presso il Dipartimento di Economia dell’OCSE, Deputy Head della Divisione di analisi delle politiche pubbliche e responsabile del team “Labour Market and Inequalities”. La sua attività di ricerca si concentra sulle dinamiche del mercato del lavoro e sull’inclusione, nonché sulle disuguaglianze di opportunità e di risultato, con particolare attenzione alla rilevanza per le politiche pubbliche. I suoi lavori riguardano inoltre la produttività e l’impatto delle politiche strutturali sulla crescita economica. Ha conseguito il dottorato di ricerca (PhD) presso la Paris School of Economics.
Savino
Quando qualcuno si sposta è perchè non sta bene a causa sua. Vale per le migrazioni di gente scolarizzata, per chi si muove sui barconi del racket, per i migranti economici o per chi scappa per altri motivi (fame, guerra, cambiamenti climatici). Il disagio è nelle paghe basse, nel dover lavorare per la sola gloria mentre chi non sa fare la “O” col bicchiere si arricchisce. Non sappiamo apprezzare il talento, la gente capace non la valutiamo due soldi e la consideriamo anormale e persino menomata.