Si avvicina il primo anniversario della scomparsa di Marco Onado. Non è stato solo un maestro generoso per i suoi studenti. Economista dalla forte coscienza civica e dalla profonda conoscenza storica, era prima di tutto un uomo di grandissima cultura.

Un maestro generoso

Spetta forse anche a noi penultimi ricordare, alle nuove generazioni, gli ultimi che se ne sono andati, lasciandoci con un grande senso di vuoto e di rammarico. Ci tengo quindi ad affiancare alle belle considerazioni di Marco Ventoruzzo qualche indelebile ricordo della mia frequentazione con Marco, cominciata nei lontani anni Ottanta.

C’è subito una sua qualità che per prima viene in mente. Marco Onado, maestro e studioso raffinatissimo, grande economista di banca e mercati finanziari, ti faceva sentire importante e interloquiva con te come se avesse qualcosa da imparare, come se vedesse in noi, giovani scalpitanti e specialisti un po’ tronfi, qualcosa di valido che lui già non sapeva, qualche risultato che già non conosceva.

Questo, alla nostra fragile autostima, dava una gradevolissima sensazione, ci stimolava ancora di più e, a latere e a luci spente, ci faceva capire cos’è, in concreto, la generosità.

Quando ci coinvolgeva nelle sue ricerche, quando ci chiedeva un contributo e una collaborazione, lo faceva come se fosse lui a dover essere grato, mentre eravamo noi a essergli debitori, nella corta e nella lunga distanza, per le indimenticabili occasioni che ci dava per imparare veramente l’economia, fuori dai libri e fuori dai modelli teorici.

C’è poi un secondo tratto, al di là del ricco curriculum di lavori, imprese e posizioni prestigiose ricoperte. Ed era la sua finissima ironia (e autoironia), con un campionario di citazioni sempre azzeccate, sempre non scontate e poco conosciute. Servivano a volte a ridimensionare o al contrario a enfatizzare una situazione, i suoi rischi, la sua importanza, la sua unicità, individuando i bivi che la società italiana e la politica hanno passato o inconsapevolmente o smarrendo la bussola o prendendo la direzione sbagliata.

Economista civile

C’era in Marco Onado anche una grande coscienza civica e una conoscenza storica che lo rendevano allo stesso tempo scettico sugli sbocchi, realista sulle possibilità, disincantato sui momenti topici delle “decisioni irrevocabili” create ad arte sui temi sbagliati.

Difficile dimenticare la capacità illuminante dei suoi articoli (soprattutto su Il Sole-24Ore e su lavoce.info), in grado sempre (sempre!) di cogliere i veri problemi, di spiegarli con ammirevole chiarezza, di valutarli con un equilibrio che è da pochi e di riempirli di riferimenti storici (non solo di storia dell’economia) e battute ironiche a cui ripensavi per settimane.

Vengono in mente le penne acuminate di un Paolo Sylos Labini, di un Luigi Spaventa, di un Giacomo Vaciago, grandi intellettuali che si facevano capire anche da noi studenti e dall’intera società civile.

Infine, ricordando Marco Onado non posso non ricordare, con ammirazione, la vastità della cultura non economica che lo caratterizzava e che sapeva trasmettere senza sicumera né spocchia, senza alcun sentore di una superiorità che era, tuttavia, nei fatti.

L’amore per la “Cultura” – quella con la C maiuscola e dai confini illimitati – che sapeva trasmettere a chi lo leggeva e lo frequentava è uno dei tratti che più lo rendono indimenticabile e che qualifica i suoi lavori, al di là delle contingenze, come estremamente formativi: letture preziose per le nuove generazioni.

Lavoce è di tutti: sostienila!

Lavoce.info non ospita pubblicità e, a differenza di molti altri siti di informazione, l’accesso ai nostri articoli è completamente gratuito. L’impegno dei redattori è volontario, ma le donazioni sono fondamentali per sostenere i costi del nostro sito. Il tuo contributo rafforzerebbe la nostra indipendenza e ci aiuterebbe a migliorare la nostra offerta di informazione libera, professionale e gratuita. Grazie del tuo aiuto!