L’adesione automatica alla previdenza complementare per i neoassunti è un passo avanti, ma non basta per rispondere alle sfide che il sistema pensionistico ha di fronte. La diffusione dei fondi pensione passa per un cambiamento anche culturale.
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Dal 1° luglio scatta per i neoassunti l’adesione automatica ai fondi pensione. Un provvedimento utile per affiancare sistemi pubblici sempre più deboli per i cambiamenti demografici. In Italia un contributo potrebbe arrivare dalla tassa di successione.
L’Italia ha un immenso patrimonio culturale. Allo stesso tempo, deve affrontare il problema di come finanziare nel prossimo futuro le pensioni. Ecco come attivare un meccanismo che permetta di utilizzare i ricavi dei musei per politiche demografiche.
La sproporzione tra spese correnti e investimenti è in aumento e sembra legata all’invecchiamento della popolazione. Ciò ha ripercussioni sulla produttività e sulla crescita, tanto da mettere in dubbio la possibilità di mantenere l’attuale livello di welfare.
Non più solo ampie garanzie per i pensionati, la Consulta è ora attenta a regole di calcolo dei benefici e compatibilità di bilancio. Un raffreddamento ordinato dell’indicizzazione aiuterebbe il riequilibrio tra capitoli di spesa e generazioni.
A gennaio 2026 le pensioni saranno perequate in base all’inflazione del 2025, che un apposito decreto emanato il 28 novembre quantifica in 1,4 punti percentuali. Ancora una volta è ignorato il diverso meccanismo richiesto dal sistema contributivo.
Non sono pochi i pensionati che decidono di continuare a lavorare. Chi sono e perché lo fanno? Per i più giovani il lavoro post-pensionamento è spesso legato a pensioni modeste, per i più anziani è favorito da buone condizioni economiche e professionali.
In Italia l’età pensionabile è collegata all’aspettativa di vita. Nel 2027 scatta un aumento di tre mesi dei requisiti di pensionamento. Il governo sceglierà ancora di proteggere chi è vicino alla pensione scaricando l’onere sulle generazioni più giovani?
ORA!, un tentativo di sparigliare*
Di Michele Boldrin
il 20/03/2026
in Commenti e repliche, Stato e istituzioni
Il segretario nazionale del partito Ora! rifiuta l’etichetta “liberale” e chiarisce che la formazione difende le coorti e i segmenti produttivi penalizzati da un equilibrio che frena la crescita. La posizione sulla dicotomia meno stato-stato migliore.
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