Lavoce.info

Autore: Desk Pagina 182 di 203

Il desk de lavoce.info è composto da ragazzi e ragazze che si occupano della gestione operativa del sito internet e dei social network e delle attività redazionali e di assistenza alla ricerca. Inoltre, sono curati dal desk il podcast e le rubriche del fact checking, de "La parola ai grafici" e de "La parola ai numeri".

Commercio estero

Sul commercio estero abbiamo chiesto come affrontare la perdita di competitività dell’industria italiana e europea, se sono necessari nuovi investimenti e come finanziarli. Riportiamo qui le risposte della Lista Bonino, Forza Italia, Patto Segni-Scognamiglio e Uniti nell’Ulivo.

Sommario 13 Maggio 2004

Il Governo pone la fiducia sulla riforma della previdenza. Ma la riforma entrerà in vigore solo nel 2008. Nel frattempo c’è il rischio di alimentare fughe verso le anzianità, nonostante quanto riportato dai giornali e sostenuto dal Presidente dell’Inps in questi giorni.
La scossa al nostro sistema economico puo’ venire da un’accelerazione delle innovazioni. A confronto con i partner europei, produciamo pochi brevetti, e di scarso valore. E l’Europa sfigura rispetto a Giappone e Usa, anche se sta recuperando. Servirebbe uno sforzo maggiore, e invece si investe su infrastrutture inutili. A proposito: facciamo un po’ di conti sull’alta velocità tra Torino e Lione.
Proprio sui temi della competitività e della concorrenza, alcuni partiti e coalizioni rispondono (grazie!) alle nostre domande in vista delle elezioni europee.

Sommario 11 maggio 2004

A un mese dal voto per le europee, cominciamo a pubblicare le risposte a quesiti centrali in queste elezioni, ma elusi dalla campagna elettorale. Quattro liste hanno sin qui voluto compilare le nostre prime due schede, quelle sul Bilancio dell’Unione e sulla Costituzione europea. Ringraziamo gli autori di queste risposte e speriamo che nuove liste si aggiungano. Giovedì la prossima puntata, sulle politiche della concorrenza e del commercio estero.
Con due mesi di ritardo esce la Trimestrale di Cassa. Conferma le valutazioni della Commissione Europea sul grave stato dei nostri conti pubblici. E perché tanta attesa quando si mantengono le stesse ipotesi della Finanziaria?
Mentre a Melfi i lavoratori votano sull’accordo raggiunto con l’azienda, proponiamo di istituire un
salario minimo intercategoriale. Un modo per facilitare il decentramento della contrattazione e proteggere i lavoratori meno tutelati e rappresentati.

Bilancio dell’Unione

Come annunciato da tempo ai nostri lettori, abbiamo sottoposto ai partiti e coalizioni che si presentano alle elezioni Europee  alcune domande su temi cruciali in questa campagna elettorale. Cominciamo dal pubblicare le risposte ricevute sulle prime due schede: il bilancio dell’Unione e la Costituzione europea. Sul bilancio dell’ Unione, abbiamo chiesto di esprimere una posizione sui fondi strutturali,  sulla politica agricola della Ue e sull’ aumento del bilancio complessivo dell’ Unione proposto recentemente dalla Commissione. Riportiamo le risposte di Lista Bonino, Forza Italia, Patto Segni-Scognamiglio e Uniti nellÂ’Ulivo.

Costituzione Europea

Sulla Costituzione Europea, abbiamo chiesto alle coalizioni se voterebbero a favore della bozza elaborata dalla Convenzione Europea e se sarebbero favorevoli ad un referendum consultivo. Qui le risposte di Lista Bonino, Forza Italia, Patto Segni-Scognamiglio e Uniti nellÂ’Ulivo.

Sommario 6 maggio 2004

Secondo il governo, ingenti risorse (che non ci sono) saranno destinate a ridurre l’imposta sul reddito. E chi non ha reddito? In Italia i poveri sono oltre 7 milioni e tra questi circa 3 milioni sono poverissimi. Negli altri Stati europei esistono schemi di reddito minimo garantito. Da noi nulla. Eppure la spesa sarebbe sostenibile. La Finanziaria 2004, cancellando le sperimentazioni precedenti, ha istituito un Reddito di ultima istanza, senza stanziare risorse e delegandone in pratica l’attuazione alle Regioni.
Cerchiamo almeno di capire cos’è questo strumento, ancora virtuale.
Anche per l’assistenza agli anziani non autosufficienti, il disinteresse è totale. Eppure nei prossimi anni, la maggiore longevità e il calo delle nascite renderanno il problema insostenibile per le famiglie. Per poveri e anziani non autosufficienti c’è bisogno dello Stato: la famiglia, il volontariato e gli enti locali non possono farcela da soli.

Un uomo solo alla guida di Alitalia. Ma non c’è ancora un piano industriale. Una delle ipotesi sul tappeto è che sia salvata dai suoi dipendenti. I precedenti (United Airlines) non sono però confortanti.

Povertà e sviluppo. Una rassegna della stampa estera

Lo sviluppo dei paesi poveri è un tema che si presta a molti commenti, che variano dallo sdegno alle accuse e alle proposte. Ma a volte un fatto di cronaca può essere altrettanto interessante e significativo. Come, per esempio, la notizia riportata a fine aprile dal quotidiano economico inglese Financial Times: per la prima volta nella quarantennale storia delle estrazioni petrolifere in Nigeria due lavoratori stranieri sono stati uccisi in un’imboscata. I due dipendenti di ChevronTexaco, assassinati insieme ad altre cinque persone, potrebbero essere stati attaccati con lo scopo di rubare le armi che portavano con sé. Oppure per protestare contro i piani dell’azienda americana di estendere le proprie estrazioni nel paese. Sono solo supposizioni, che certamente non fermano ChevronTexaco, ma possono essere indicative di un certo risentimento locale verso alcuni tipi di investimenti esteri.

D’altronde, il disagio sociale è più diffuso e la crescita economica è più ridotta proprio nei paesi che maggiormente dispongono di risorse naturali, soprattutto se minerarie o petrolifere. A sostenerlo sono Desmond Tutu e Jody Williams, premi Nobel rispettivamente nel 1984 e nel 1997, in un articolo di commento pubblicato dall’International Herald Tribune. È il “paradosso dell’abbondanza” o “maledizione delle risorse naturali”, che ha portato a una lunga guerra civile in Angola e a livelli incredibili di corruzione in Nigeria. In quest’ultimo paese negli anni ’90 si sarebbero volatilizzati nel nulla quasi 4 miliardi di dollari di proventi del greggio. Per questo, concludono gli autori, è opportuno che la Banca Mondiale indirizzi i propri investimenti solo dopo un attento esame dei governi locali e, in ogni caso, in regioni senza guerra o violenze etniche.

Un altro importante intervento è l’analisi di John Kufuor, presidente del Ghana, sulle pagine del Financial Times: “Per lo sviluppo economico l’Africa ha bisogno di maggiore assistenza finanziaria e accesso ai mercati mondiali”. In breve: più soldi per crescere e rafforzarsi in casa e meno protezionismo, da parte dei paesi ricchi, per giocare e vincere nel mondo. E le ambizioni non mancano: Ghana, Nigeria, Sierra Leone, Gambia e Guinea hanno stabilito dei criteri di convergenza per un’unione monetaria prevista per luglio dell’anno prossimo.

A livello internazionale, intanto, i paesi in via di sviluppo hanno segnato un importante punto nella lotta ai sussidi garantiti dalle nazioni occidentali a consistenti settori delle proprie economie. L’Organizzazione Mondiale del Commercio (Omc), infatti, ha stabilito che gli aiuti concessi da Washington ai 35.000 produttori nazionali di cotone sono contrari alle regole del libero commercio mondiale. Secondo il francese Le Figaro, la Casa Bianca si opporrà con ogni mezzo alla decisione. Anche perché tra qualche mese si svolgeranno negli Stati Uniti le elezioni presidenziali, e George W.Bush cerca di assicurarsi il sostegno dei tanti stati del sud, produttori di cotone e fedeli alla causa repubblicana. Il Wall Street Journal, invece, pone l’accento sugli scenari futuri che si aprono dopo la sentenza dell’Omc. I paesi in via di sviluppo, infatti, potranno fare riferimento alla decisione dell’organizzazione per rafforzare la propria posizione liberoscambista all’interno dei round negoziali di liberalizzazione dei commerci.

E sempre dall’Organizzazione Mondiale del Commercio è arrivata negli ultimi giorni una dichiarazione significativa, riportata sul Financial Times, a tutto vantaggio di Cina e India. Un funzionario senior dell’Omc si è espresso contro la proroga del regime delle quote nel mercato nei prodotti tessili. La prossima liberalizzazione, ora quindi più probabile, aprirà già dal 2005 nuove fette di mercato ai produttori cinesi e indiani, fortemente avvantaggiati dai bassi costi di produzione e dall’efficiente e sistematica organizzazione dei processi produttivi. Una ricerca Usa prevede che Pechino si aggiudicherà tre quarti del mercato statunitense, con la chiusura di 1.300 stabilimenti americani e la perdita di 650.000 posti di lavoro. Contemporaneamente, 200 miliardi di dollari di “fatturato tessile” si sposteranno sulla Cina nei prossimi anni, almeno secondo le stime della Banca Mondiale.

Per il settimanale The Economist è stato lo sviluppo del capitalismo in molte nazioni asiatiche, come nelle già citate Cina e India, a rendere più competitive e ricche le rispettive economie. L’analisi del prestigioso periodico contiene anche alcune considerazioni ottimistiche: dagli anni ’70 la percentuale di coloro che vivono con meno di un dollaro al giorno è calata. Nell’articolo sono citati due studi, uno dei quali sotto l’ombrello della Banca mondiale, che confermano, dati alla mano, questa tesi. Anche le ineguaglianze, continua l’Economist, sono cresciute tra ricchi e poveri all’interno di Cina e India. Tuttavia, lo sviluppo disordinato e mal distribuito dei due paesi dimostra, se paragonato all’Africa più povera, che ci sono cose peggiori delle ineguaglianze economiche e sociali.

Milano, 4 maggio 2004

Sommario 4 maggio 2004

Il Governo è costretto dalla Corte costituzionale a rivedere la legge Bossi-Fini sull’immigrazione. E concede piena libertà di ingresso solo ai lavoratori autonomi provenienti dai nuovi membri della Ue. Non tarderanno a orientarsi nei meandri del nostro mercato del lavoro in attesa della prossima sanatoria. E’ il momento di ripensare in modo coerente all’intera gamma di politiche di immigrazione nel nostro paese, a partire dalle norme sulla cittadinanza, dando priorità all’assimilazione degli immigrati.
Affiora nel nostro paese una maggiore attenzione ai problemi del sottosviluppo. Un tema gravemente ignorato dalla stampa italiana, a differenza che in altri paesi occidentali. Cosa fare per l’Africa? Non è solo una questione di risorse.

Cosa succede ai nostri conti pubblici? Ce lo dirà la Trimestrale di cassa di marzo, che giace in un cassetto da settimane. Doveva uscire prima di Pasqua…

Sommario 29 aprile 2004

Il primo maggio l’Unione europea diventa più grande. Rischia di diventare meno unita. Molte le scelte miopi in vista di questo allargamento, a partire dalla chiusura delle frontiere ai nuovi arrivati. Per fortuna, la Svezia ci ha ripensato e ha deciso di liberalizzare i flussi. Speriamo che anche il nostro Governo lo faccia.

Continua l’Odissea della riforma previdenziale, che approda in Aula al Senato con una novità dell’ultimo minuto: l’equiparazione delle polizze assicurative individuali ai fondi pensione negoziali e “aperti” ai fini del trasferimento del Tfr alla previdenza integrativa. Nonostante le polizze assicurative impongano costi di amministrazione molto elevati. Il rischio è che tutta questa improvvisazione scoraggi ulteriormente il passaggio del Tfr ai fondi pensione che, tra l’altro, può costare ai lavoratori anche in termini di perdita di sicurezza del posto di lavoro.
Dopo i picchetti e l’intervento della polizia, finalmente a Melfi si torna a trattare. Speriamo che si capiscano fino in fondo le ragioni della protesta e che se ne tenga conto anche nella revisione degli assetti contrattuali e delle politiche per il Mezzogiorno. Continuano invece gli scioperi selvaggi dei dipendenti Alitalia. Torniamo sulla proposta di uno sciopero virtuale.

Sommario 27 Aprile 2004

A poco più di sei settimane dalle elezioni europee, nessuno parla dei veri temi oggetto di questa campagna elettorale. Una iniziativa de lavoce.info per far scoprire le carte ai principali contendenti.

La scuola italiana va bene o male? Le ricerche internazionali offrono un quadro variegato. La scuola primaria in Italia si classificava nel 2001 ben al di sopra della media dei paesi dell’area Ocse. Ma è netto il peggioramento nelle classifiche quando si considerino i primi anni della scuola superiore. Di qui le domande. Se i risultati sono così positivi per gli allievi tra i nove e i dieci anni e piuttosto deludenti per i quindicenni, che cosa accade nel segmento di istruzione che va da un’età all’altra? E i progetti di riforma del sistema scolastico vanno nella direzione di un recupero di questo divario formativo nei confronti degli altri paesi? Cominciamo a discuterne guardando sia all’aspetto pedagogico (pro e contro il maestro unico) che a quello organizzativo (controllo dell’attività degli insegnanti). Presto nuove puntate.

Pagina 182 di 203

Powered by WordPress & Theme by Anders Norén